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Un ermellino a Cernopol di Gregor von Rezzori: romanzo obsoleto?

20 Marzo 2026

Ogni volta che vado a trovare il nonno materno mi concedo un momento puramente infantile che consiste, semplicemente, nel cercare un titolo che non ho letto e, se mi ispira, prenderlo in prestito.

Negli anni, i titoli letti sono aumentati sovrapponendosi alle letture tipiche del letterato umanista di formazione e professione.

Un ermellino a Cernopol di Gregor Von Rezzori era di mia nonna, insegnante di Lettere. Non conoscevo la sua esistenza e, trovarlo, è stata una bella scoperta.

Quando questo post sarà pubblico, lo restituirò alla casa dei nonni perché lo considero un po’ un sopravvissuto. Un reperto dell’infanzia dell’autore e un ricordo di un gioco che facevo da bambina nelle vesti di aspirante lettrice.

Divagazioni a parte, Un ermellino a Cernopol, nella forma e nel contenuto, sembra un romanzo obsoleto. È davvero così?

Un ermellino a Cernopol di Gregor Von Rezzori: romanzo moderno, linguaggio metaforico, contenuto sottovalutato

Un ermellino a Cernopol è un romanzo in cui Gregor Von Rezzori richiama alla memoria il mondo dell’infanzia. Un’infanzia che non ha niente di dorato perché normale, adeguata ai tempi e alla forma mentis della società in cui si sviluppa.

Un’infanzia che è comune a tante altre, passate e presenti, perché è l’unica fase della vita di un essere umano in cui è possibile esplorare il mondo senza pregiudizi ed è l’unica materia che il narratore conosce per capire, e far capire con il senno di poi, la realtà degli adulti dei tempi in cui è stato un bambino.

“Vi sono realtà estranee e superiori a questa nostra realtà che, essendo l’unica a noi nota, ci appare l’unica esistente”.

Un’infanzia diversa perché si sviluppa in una collettività che si prepara ad accettare gli ebrei come causa del malessere del mondo e ad agire per risolvere il problema.

Gli strumenti narrativi utilizzati sono classici, obsoleti, realistici ed efficaci.

Un ermellino a Cernopol è un romanzo di impostazione circolare (l’inizio anticipa la fine secondo lo stile tolstojano, innovativo in tempi ottocenteschi) al quale è integrato un narratore onnisciente che si occupa esclusivamente di chi legge e con il quale, saltuariamente, si scusa direttamente quando cade in nostalgiche divagazioni.

Circolarità e onniscienza del Narratore sono le fondamenta del romanzo. Su di esse, l’autore ricostruisce contesto e personaggi.

Cernopol è una cittadina immersa nella Teskovina ed entrambe risaltano per contrasto. La città, con i suoi tetti in lamiera e il tram sul quale i bambini non sono mai saliti, emerge da una campagna attraversata da carrozze e che ancora reca tracce delle invasioni passate.

L’umanità di Cernopol ha tre caratteristiche:

  1. Totale disinteresse per i poveri e i derelitti considerati parte della fauna urbana;
  2. Innata capacità di ridere e ironizzare su tutto e tutti come unica espressione di umanità;
  3. Spirito mercenario fondato sull’accettare allegramente di vivere in una realtà fondata sul paradosso enunciato da Karl Popper nel 1945, la tolleranza dell’intolleranza.

Il tempo libero a Cernopol viene impiegato per passeggiare e amoreggiare.

Tempo, spazi e caratteristiche del territorio del romanzo sono integrati e veicolati nella persona del prefetto Tarangolian. Degno rappresentante di:

“[…] un’accozzaglia poliglotta e variopinta delle razze più diverse alla quale, tuttavia, non mancava una certa unità”.

Tarangolian non è il protagonista di Un ermellino a Cernopol ma è un fondamentale intermediario.

Né buono né cattivo, è il solo adulto in grado di fornire le informazioni necessarie per far sì che i bambini possano implementare la loro visione di mondo, fatta di giochi e fantasticherie, con le realtà umane che si aggirano nei dintorni di casa.

Al prefetto Tarangolian si accosta, nei momenti più delicati, lo zio Sergej.

Cugino dal lato materno di origine russa, amante del gioco e delle donne, è una figura che dà una nota di colore a una famiglia numerosa ma sostanzialmente rigida, conservatrice, noiosa e legata all’idea in cui quello che conta è quello che si dice e non ciò che si è.

Zio Sergej ispira autenticità e una sensibilità sotterranea tale che ai bambini non importa se è un libertino con il vizio del gioco. Forse, con lo zio gli ori non sono al sicuro ma è l’unico di cui si fidano quando si tratta di dubbi da risolvere in via confidenziale e l’apparenza non combacia con la percezione interiore.

In sintesi, Tarangolian e zio Sergej sono le vie di fuga per un’infanzia dalle prospettive limitate, collocata in un sistema educativo familiare (e sociale) tipico di tempi in cui l’individuo, sostanzialmente, si adeguava all’opinione comune espressa e veicolata dall’alto.

Nel romanzo, quando non si capisce bene quali siano i valori che determinano le realtà grottesche e degradanti in cui si vive, gli adulti si affidano al senso dell’umorismo. I bambini, non avendo tale senso per orientarsi da soli nella suddetta realtà, vengono posti sotto sorveglianza.

La prima a vigilare sull’infanzia dei fratelli protagonisti in Un ermellino a Cernopol è Miss Rappapot, una governante inglese che viene indicata come “ebrea” perché non appare coerente con l’idea stereotipata di inglese.

Personaggio marginale, educativamente inconsistente, Miss Rappapot sarà poi sostituita dal precettore Alexianu. Un giovane di buona istruzione ma che, con lo scherzo infantile delle calze, risulta anche più incompetente della sua predecessora.

Annoiati da Alexianu, i bambini spostano temporaneamente la loro attenzione dal giardino alla stanzetta della sarta gobba Iljutz, probabile principessa stregata.

La stanzetta della sarta gobba verrà prontamente invasa dal precettore Alexianu e dal suo amore per le idee dell’amico Nastase, uno sfaccendato irriverente senza arte né parte.

I bambini, appositamente ignorati, assorbiranno tra le mura di casa due realtà adulte e piuttosto comuni per l’epoca: quello della vita pratica e un po’ magica rappresentata dalla sarta e quello degli idealismi egoriferiti rappresentati dal precettore.

Dai monologhi di Alexianu, che la sarta Iljutz per lo più subisce in silenzio, i bambini carpiscono ulteriori informazioni sull’adulto che, a distanza, ha colpito la loro immaginazione e che, indirettamente, stravolgerà anche le loro vite. Si tratta del maggiore Tildy, il personaggio che rappresenta il centro delle vie di fuga tracciate da Tarangolian e da zio Sergej.

Visto solo passare a cavallo, i bambini scoprono da Tarangolian che il maggiore Tildy è un ussaro che presta servizio nell’esercito tedesco. Sua moglie, Tamara Tildy, è la figlia di Sandrel Pasckano, l’uomo più ricco di Cernopol e un eccentrico furfante, e la sorellastra della signora Ljubarov, moglie di un professore di latino e greco divenuto un ubriacone e donna di facili costumi.

Il fascino del maggiore Tildy aumenta non solo per il ruolo che interpreta e che lo rendono detestabile in tutta Cernopol ma anche per le figure controverse alle quali è collegato.

Il maggiore Tildy è un cavaliere di passaggio, un eroe misterioso e, al contempo, la chiave che aprirà la porta che conduce alla realtà adulta.

Una realtà che, in sostanza, non interagisce con i bambini, li allontana mandandoli fuori a giocare e poi li colpevolizza quando vedono qualcosa a loro vietato (la zia Paulette che invita a casa l’amante, la signora Ljubarov che intrattiene conversazioni licenziose con uno dei tanti uomini di passaggio).

Il fatto che cambierà l’andamento del romanzo avviene nel corso di un ballo organizzato dal colonnello Turturiuk, un contadino che ha fatto carriera nei quadri dell’esercito e diretto superiore del maggiore Tildy.

Coerente con i propri valori di ussaro, il maggiore Tildy impersona un mondo che non esiste più e diventa bersaglio delle invettive del colonnello e delle facezie di Nastase. Quest’ultimo, conoscendo i legami familiari della moglie di Tildy, ricorda al maggiore di avere una prostituta per cognata e un vecchio imbroglione per suocero.

Colto l’insulto, il maggiore Tildy sfida Nastase a duello e, andandosene, schiaffeggia Alexianu perché, semplicemente, gli blocca l’uscita.

(Una finezza di Gregor Von Rezzori: nella prima immagine del maggiore Tildy, quella vista dai bambini, i botoli corrono liberi ma si fanno da parte al suo passaggio. Quando Alexianu narra cos’è accaduto al ballo, senza rendersi conto, narra anche di aver fatto la figura del cane e fa ridere leggere che si comporta come se fosse stato vittima delle circostanze).

Il duello non si svolge ma conduce il maggiore Tildy al manicomio, la moglie alla rovina economica e il suocero alla morte. Un ermellino a Cernopol racconta il come questi personaggi giungono ai suddetti finali e, nel frattempo, racconta anche cosa cambia nel percorso educativo dei bambini.

Dopo il ballo, Alexianu viene allontanato e i genitori, seguendo il consiglio del prefetto Tarangolian e con il sostegno di zio Sergej, iscrivono i bambini al collegio di Madame Aritonovic.

Eccentrica, liberale, anticonvenzionale e aristocratica russa, Madame Aritonovic è l’unica adulta che darà una patina dorata all’infanzia.

È tra le mura del collegio che conosceranno direttamente, e non per il sentito dire dagli adulti, la realtà ebrea. Grazie ai loro coetanei, il brillante Salomon Brill e la timida Blanche Schlesinger, avranno rispettivamente informazioni utili per capire in che modo lo scandalo Pasckano porrà fine alla loro amicizia e andranno oltre lo stereotipo dell’ebreo cinico e arraffone che contamina la purezza della razza.

(Seconda finezza di Gregor Von Rezzori: le descrizioni di Salomon Brill e Blanche Schlesinger e il come si approcciano ai piccoli austriaci e alla realtà che li circonda.

Salomon si presenta con un abbraccio e una raffica di domande espresse con una disinvoltura tale da far dimenticare ai nuovi arrivati la loro goffaggine e diverte tutta la classe raccontando nei minimi dettagli, con un candore disarmante, i litigi tra padre e fratello maggiore lasciando sullo sfondo le bravate dei giovani che dipingono croci uncinate sui negozi ebraici.
Un piccolo attore che imita le azioni e le parole degli adulti rimanendo sé stesso, un bambino che gioca con la realtà ignorandone i pericoli.

Blanche, con il suo sguardo mite e malinconico ha tutto un altro fascino per i nuovi allievi. Desiderano fare amicizia ma non sanno come fino a quando non sarà la stessa Blanche ad accorciare le distanze proponendo, con una tenerezza che spacca il cuore, uno scambio di libri. In questo modo, i bambini imparano a conoscersi reciprocamente fino a trovare un argomento condiviso, il maggiore Tildy. Tuttavia, anche nell’argomento condiviso, si percepiscono degli ostacoli che vengono poi presto superati.

Salomon e Blanche, per come si comportano, sono privi di ego e veicolano due qualità umane molto belle: l’intraprendenza e l’empatia. Da sole, migliorano parecchio l’educazione dei bambini).

In questo senso, il collegio di Madame Aritonovic è l’unica bolla a tutela dell’infanzia dei tempi di Un ermellino a Cernopol.

Madame è l’unica adulta sulla quale Von Rezzori non ironizza. La descrive per come appare, un’adulta che:

  1. non ama i bambini nel senso tradizionale del termine perché ai bambini non bisogna risparmiare niente,
  2. permette 10 minuti di caos anche durante le lezioni del suo amato balletto,
  3. non ritiene necessario escludere i bambini cattolici dall’ora di religione ebraica,
  4. non si pone problemi di etichetta chiamando scherzosamente Coco il prefetto Tarangolian e
  5. non adatta il suo pensiero all’opinione comune.

Se Madame si comporta così è perché:

“In fondo, ciò che conta nella vita non è evitare gli errori, ma commetterli e infischiarsene”.

Grazie al collegio di Madame Aritonovic, i bambini passano relativamente indenni attraverso crepe sociali e familiari che prima non vedevano.

Per un attimo, dimenticano che ne è stato del maggiore Tildy, godendosi il momento di esprimere il loro modo di essere bambini e, in base a quello che sono, di relazionarsi con chi sentono affine o ispira in loro empatia.

È l’attimo che rimane nel passato ma è un attimo prezioso sul quale faranno leva per rileggere il passato in età adulta e tornare alla ricerca del loro eroe così da permettere al narratore onnisciente di chiudere il cerchio aperto dal romanzo.

Un romanzo che, tutto sommato, racconta di un’epoca che ha perduto il senso dell’umorismo e del ridicolo e non ci ha guadagnato in empatia.

L’umorismo di Un ermellino a Cernopol è un umorismo che ho percepito divertente perché discerne il vero dal falso, rimane in superficie lasciando intendere di saperne più di quel che racconta e può anche stimolare la curiosità di capire il non detto.

(Terza finezza dell’autore: all’ingresso di una casa che ai personaggi bambini appare fatata, l’autore narra che vi è incisa una citazione in tedesco che non traduce nemmeno per il lettore.

La frase rimane incompresa e ignorata dai bambini ma causa rabbia, frustrazione e spavento nella istitutrice inglese perché non riesce a tradurla.

Per curiosità, l’ho fatta tradurre da una persona che il tedesco lo conosce. Avrei potuto utilizzare Google ma ho preferito un essere umano. Ho poi confrontato la traduzione con il contesto e mi sono sentita sorridere.

La casa appartiene al professor Feuer, tedesco che si accompagna al signor Adamowski, uno zoppo che dirige l’unico giornale senza ebrei di Cernopol. La frase tradotta, suona pressappoco così:

“Qui abita il dio dei desideri e la felicità; che mai si avvicinino insieme creature malvage”.

In due righe, libera Miss Rappapot dell’etichetta di ebrea che si finge inglese, prende in giro due culture rivali, inglese e tedesca, lasciando fuori quella sotto accusa e lancia un campanello d’allarme sulla reale qualità delle informazioni fornite da un antisemita zoppo che accompagna a casa un nozionista travestito da erudito. In due righe tedesche).

Per concludere, Un ermellino a Cernopol è un romanzo:

  1. di impostazione classica e tradizionale;
  2. stilisticamente elaborato ma non ampolloso;
  3. dal contenuto tutt’altro che obsoleto.

Pubblicato per la prima volta nel 1962, è un’opera da rivalutare chiedendosi perché Gregor Von Rezzori e la letteratura che ha prodotto siano stati, come si evince da questo articolo, sottovalutati.

Il finale di Un ermellino a Cernopol poi, l’ho percepito come l’apice della finezza ironica e dell’acume di Gregor Von Rezzori.

Il lettore torna lungo i binari del tram, quello sui quali barcolla l’ubriacone dell’inizio.
L’ubriacone non è più solo. Con lui ci sono un ussaro appena liberato dal manicomio e un assassino che ha fallito la sua missione, una giovanissima prostituta e l’elemento che dà il titolo al romanzo. Poco dopo arriverà il burlone moderno a commentare gli ultimi istanti.

Chi di loro perderà la faccia?
Per chi si proverà empatia?
Per chi disgusto, disprezzo e/o indifferenza?
Quale visione del futuro veicola?
È una barzelletta?
Fa ridere?

In base alle risposte, avrai un’opinione di lettura. La tua.
E potrebbe non essere poi così distante da questa realtà.

Autore: Gregor Von Rezzori
Titolo: Un ermellino a Cernopol
Titolo originale: Ein Hermelin in Tschernopol
Traduzione: Gilberto Forti
Casa editrice: Mondadori
Collana: Medusa
Pubblicazione: dicembre 1962, II Edizione
Pagine: 489
Prezzo di copertina: € 20 (su eBay)

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