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La mano sinistra del buio: l’esordio di Ursula K. Le Guin

13 Marzo 2026

I sogni si spiegano da soli di Ursula Kroeber Le Guin hanno avuto il pregio di riaccendere in me la curiosità per la fantascienza. Un genere che, ad eccezione della Guida Galattica di Douglas Adams, percepisco accattivante come il manuale d’istruzioni di un elettrodomestico qualsiasi e rassicurante, per le sue derive distopiche e apocalittiche, come un romanzo di Stephen King o di Margaret Atwood.

Impressioni a parte, ho scelto La mano sinistra del buio perché è con questo romanzo che Ursula K. Le Guin ha esordito in un genere letterario di appannaggio prevalentemente maschile.

Ora, però, ho qualche dubbio se ciò che ho letto sia o non sia fantascienza e con questo post proverò a sciogliere il dilemma in cui penso di trovarmi.

La mano sinistra del buio di Ursula Kroeber Le Guin: trama, autocritiche, impressioni

La mano sinistra del buio si svolge su un pianeta chiamato Inverno.

La tecnologia è presente ma fa da sfondo a una società di umanoidi androgini che assumono un sesso specifico quando entrano in fase di kemmer.

Il kemmer sembra una sorta di ciclo mestruale che risveglia l’impulso sessuale e determina la struttura fisiologica del getheniano in questione al fine di permettere l’accoppiamento e la perpetuazione della specie.

Su Inverno è già approdato un rappresentante della specie umana, Genly Ai, il cui compito e obiettivo è valutare il grado di civilizzazione e progresso dei getheniani e, in seguito, invitarli a entrare a far parte dell’Ecumene, una lega intergalattica ideata e coordinata dalla specie umana.

Il primo contatto dell’Inviato è un alto funzionario di Gethen, capitale del regno di Kharide, il Primo Ministro Estraven. Quest’ultimo crede subito al messaggio di Genly Ai ma, intercedendo per lui senza rispettare l’etichetta, viene esiliato con l’accusa di alto tradimento.

Inviato e Primo Ministro si separano per poi ritrovarsi a Orgoreyn, regno rivale di Kharide dal quale fuggiranno attraversando i ghiacci più estremi di Inverno con l’obiettivo di tornare a Gethen ovvero al punto di partenza della narrazione.

Questa, a grandi linee, è la trama de La mano sinistra del buio che, a quanto scrive l’autrice, voleva essere un contributo al movimento femminista avviato da Virginia Woolf e da altre scrittrici che Le Guin prende come proprio, personale modello artistico.

“[…] non ero una tecnica, una senatrice politica o un’attivista, né una sociologa. Il mio modo di portare avanti i miei ragionamenti era scrivere un romanzo”.

La mano sinistra del buio, dunque, è un contributo soggettivo presentato come un esperimento mentale ed eseguito con un approccio scientifico (osservazione, interrogazione, formulazione di un’ipotesi plausibile sul tema) e utilizzando un genere, la fantascienza, come un laboratorio.

Per Ursula K. Le Guin la fantascienza si occupa di descrivere la realtà (o un campione di essa) e oggetto dell’esperimento, in questo caso, è riflettere sul criterio scientifico (il sesso) che differenzia gli uomini dalle donne e che determina, sul piano sociale, una disuguaglianza di genere.

Nell’Introduzione che l’autrice fa al suo stesso libro, il ragionamento narrato da La mano sinistra del buio ha prodotto una realtà in cui:

  1. Non vi sono guerre perché la comunità ipotetica sotto esame non controlla la sessualità rendendola terreno dei giochi di potere tra generi ma si limita ad occuparsi e preoccuparsi di fornire spazi neutri all’interno dei quali la sessualità possa esprimersi liberamente.
  2. La tecnologia è adeguata ai ritmi vitali e temporali della società e dell’ambiente in cui si sviluppa determinando una realtà in cui le risorse ambientali e umane non sono sfruttate o finalizzate al mero progresso economico.
  3. L’assenza della differenza di genere diventa un fattore sociale in cui le gerarchie hanno un valore relativo. Maggiori sono le capacità dell’individuo di relazionarsi e trattare gli altri come suoi pari e più alta e degna di fiducia sarà la sua reputazione (shifgrethor) individuale.

I risultati forniti da Ursula K. Le Guin risultano incerti e, come lei stessa ammette, sollevano molti dubbi sull’effettiva riuscita dell’esperimento.

Trattandosi di un esperimento mentale, infatti, La mano sinistra del buio non potrà mai fornire risultati certi, prettamente scientifici, perché la narrazione si sviluppa, infatti, su un piano puramente ideale.

Pur nelle sue imperfezioni, è un romanzo coerente all’idea che l’autrice aveva di fantascienza fornendo, consapevolmente o meno non si sa né si potrà mai sapere, materiale utile e intuitivo per portare il genere stesso nel futuro letterario.

In sintesi, La mano sinistra del buio descrive:

  • i movimenti femministi e pacifisti degli Anni Sessanta.

Con la caduta del tabù del sesso e delle convenzioni che ne controllavano e regolamentavano la pratica, il libro sembra indicare un avvenire possibile secondo cui ognuno avrà il diritto di esprimere liberamente la propria sessualità, andare al di là delle distinzioni di genere e di classe sociale. Coerentemente l’autrice non si adegua al trend profetico tendenzialmente distopico che si associa alla fantascienza e, ignorando l’impostazione del pensiero Occidentale, evita di prevedere gli scenari attuali: quelli in cui la sessualità viene usata per dimostrare che è immorale e innaturale non rispettare il tradizionale rapporto uomo – donna nascondendo, al contempo, l’assenza di pudore (e morale) di una mentalità e di una cultura in cui la donna rimane oggetto e causa primaria degli stupri, degli omicidi e dei femminicidi commessi da individui desiderosi di usufruire della fetta di potere promossa e garantita dal sistema sociale in cui agisce.

  • le tecnologie che, nel campo dell’informatica e delle telecomunicazioni, nascono proprio negli Anni Sessanta.

È negli oggetti che Genly Ai porta con sé su Inverno per convincere i kharidiani ad entrare a far parte dell’Ecumene, che si intravede il desiderio di espandere la comunicazione tra mondi lontani per poi inglobarli in un’unica, uniforme realtà.
In pratica, è la descrizione dello stato embrionale della tecnologia odierna. Un’intuizione che si adegua al trend di genere evitando di fornire dettagli sul come si svilupperà questo futuro.
In fondo, cosa vieta al lettore contemporaneo di immaginare delle similitudini tra l’Ansibile di Genly Ai e lo smartphone? O di trovare nell’idea di Ecumene il concetto sul quale si basa l’era dei Social Media?

  • lo spirito degli Anni Sessanta che inneggiava alla pace e all’amore libero predisponendosi a lasciare aperta una finestra su un mondo che si sperava privo di guerre e non circoscritto al solo amore etero.

Forse è il tema meno riuscito del libro. Ursula K. Le Guin rimane sostanzialmente nella sua zona di comfort preferendo immaginare l’assenza di sessualità piuttosto che l’emergere di molteplici sessualità. L’ opportunità di intuire i tempi attuali utilizzando l’immaginazione fantascientifica rimane, dunque, latente. C’è ma non viene approfondita.

In definitiva, La mano sinistra del buio, pur nei suoi incerti risultati, fornisce comunque delle intuizioni valide, potenzialmente utili per gli scrittori e le scrittrici di fantascienza di oggi.

Prima di chiudere questo post, mi sembra d’uopo riportare anche le critiche che Ursula K. Le Guin si aspettava dai suoi lettori e che dovette formulare tra sé e sé, 7 anni dopo la pubblicazione del suo capolavoro come il fatto di:

non aver approfondito l’aspetto psicologico, emotivo e spirituale dei getheniani;
non essere andata oltre il piano dell’eterosessualità;
non aver cercato un pronome che fosse veramente inclusivo nel descrivere l’androginia dei getheniani.

In sostanza, dichiara di non aver avuto abbastanza coraggio.
Per come l’ho letta io, la trovo una dichiarazione di un’onestà disarmante (e bellissima) da parte di una romanziera coerente all’idea dello scrittore trickster ovvero di colui o colei che, attraverso la narrazione, mente per far emergere una o più verità.

Una dichiarazione che vale abbastanza per soprassedere alla noia provata leggendo l’ultima parte de La mano sinistra del buio: il viaggio tra i ghiacci di Genly Ai e di Estraven.
L’ho percepita come una sublimazione dell’invidia provata dall’autrice per i primi esploratori dell’Artico e non ho gradito nemmeno il finale. Ho avuto la sensazione che l’autrice volesse far notare che la parità di genere può rivelarsi anche nelle decisioni più stupide, come quella compiuta da Estraven per Genly Ai violando, probabilmente, l’unico divieto accettabile e necessario per sopravvivere su Inverno.

Quale divieto?
Scoprilo leggendo La mano sinistra del buio di Ursula Kroeber Le Guin 😉

Autrice: Ursula Kroeber Le Guin
Titolo: La mano sinistra del buio
Titolo originale: The Left Hand of Darkness
Traduzione: Chiara Reali
Casa editrice: Mondadori
Collana: Oscar Cult
Pubblicazione: 2025
Pagine: 285
Prezzo di copertina: € 15

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