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Libri di Stefano Mancuso: un saggio e un romanzo, per cominciare

22 Settembre 2025

Un po’ provata dall’ultima lettura, in queste settimane ho preferito dedicarmi ai libri di Stefano Mancuso scegliendo, per cominciare, un saggio e un romanzo.

Verde brillante, sensibilità e intelligenza del mondo vegetale è il saggio sul quale mi sono orientata perché provvisto di una presentazione di Michael Pollan e, per passare al lato ludico e narrativo del tema, ho deciso per La versione degli alberi in modo del tutto arbitrario.

Quale mi è piaciuto di più?
Scoprilo, in questo (doppio) post…

Verde brillante, sensibilità e intelligenza del mondo vegetale

Prima di affrontare una storia, a volte è utile studiarne prima le basi (o le radici) sulle quali si sviluppa.

Verde brillante è un piacevole saggio per esplorare, con approccio scientifico, i dati raccolti che descrivono e spiegano come si compone e si sviluppa la sensibilità e l’intelligenza del mondo vegetale.

In modo classico, questo saggio di Stefano Mancuso inizia con l’intenzione di smantellare la convinzione della comunità scientifica che considera le piante esseri inferiori, non degni di nota.

Verde brillante sovverte l’ordine gerarchico e classificatorio delle convinzioni accademiche ponendo le piante in cima.

In breve, il mondo vegetale è superiore al mondo animale e, in particolare, all’essere umano.

“[…] il mondo vegetale è tenuto sempre in second’ordine, persino dall’accademia. Eppure le piante sono spesso usate nella ricerca per le somiglianze tra la loro fisiologia e quella animale, senza contare che la sperimentazione su questi organismi solleva meno problemi etici”.

In Verde brillante, dunque e seguendo la storia evolutiva dello stesso pensiero scientifico, emergono preconcetti anti-green inconsapevoli e profondamente radicati che, a sorpresa (per chi è ignorante in materia) non sono affatto riconducibili al postulato di Darwin ma, anzi, sono frutto del fraintendimento stesso.

Secondo la teoria darwiniana, infatti, gli organismi più forti sono quelli più abili ad adattarsi all’ambiente (e ai suoi cambiamenti) e, su questo piano, a vincere sono le piante, non gli esseri umani. Questi ultimi, in effetti, ebbero parecchie difficoltà ad accettarsi come discendenti delle scimmie e, forse, sentirsi dire di essere inferiori pure alle piante poteva essere un po’ troppo da accettare.

Ad ogni modo, Stefano Mancuso accetta di buon grado la superiorità del mondo vegetale e, mettendo da parte le convinzioni antropocentriche della sua specie, spiega come e perché le piante sono in grado di:

  1. rigenerarsi anche quando vengono ampiamente mutilate;
  2. rilevare, riconoscere e anche annullare o purificare elementi chimici nocivi sia per il loro mondo sia per quello animale;
  3. trovare l’acqua o farsi bastare quello che riescono a reperire per sopravvivere anche negli ambienti più ostili;
  4. produrre nutrienti e ossigeno sfruttando anidride carbonica, acqua e luce solare (fotosintesi clorofilliana);
  5. comunicare e condividere informazioni attraverso le radici;
  6. imparare a riconoscere organismi simili, amici e nemici e saper creare sodalizi tra organismi vegetali (e animali) diversi;
  7. creare alleanze o mettere in atto strategie per indurre gli animali a contribuire alla riproduzione e perpetuazione del regno vegetale;
  8. nutrirsi, all’occorrenza, non solo di acqua e sole ma anche di animali.

In Verde brillante ci sono abilità che non solo non offendono chi le osserva ma affascinano e sorprendono anche chi non è esperto in materia.

Ciò che mi è piaciuto di più leggere in questo saggio è il modo in cui Stefano Mancuso racconta e argomenta quanto appreso sull’intelligenza e sulla sensibilità del mondo vegetale. Un modo ricco di entusiasmo, meraviglia e curiosità scientifica. Se tali qualità siano anche vegetali non lo so ma sono quelle che ho percepito abbastanza umane da leggere anche il romanzo:

La versione degli alberi

Come da manuale, le nozioni fornite in Verde brillante vengono trasposte e narrativamente riunite a Edrevia, una comunità di alberi al quale i protagonisti della storia – Laurin, Lisetta e Pino – hanno fatto ritorno dopo un lungo viaggio.

Leggere di alberi di dimensioni tali da non poter passare inosservati che se ne vanno in giro nel senso umano e fiabesco del termine (partenza, ricerca, ritorno al punto di partenza) è inusuale e piacevole.

Rimanendo dell’idea che le piante si espandono in tutte le direzioni possibili senza tuttavia tornare indietro mutati, Laurin, Lisetta e Pino sono un Cronaca, una Dorsoduro e un Guizza che come gli eroi e le eroine delle fiabe classiche rientrano con nuove informazioni da condividere con la rete radicale di Edrevia al fine di risolvere un problema comune determinato dagli squilibri che minacciano il mondo vegetale.

Qualcosa però va storto. I tre arborei viaggiatori non riescono a farsi capire dai saggi di Edrevia e ciò li fa muovere per indire una riunione straordinaria e raccontare a voce quanto hanno visto e scoperto del mondo esterno.

Senza aggiungere altro sulla trama, ripeto che La versione degli alberi narra, in sostanza e utilizzando gli stilemi fiabeschi, quanto enunciato in Verde brillante.

Le piante, però, più che superiori, mi sono parse perfette e ho apprezzato leggere le caratteristiche che le rendono tali più nel saggio che nel romanzo. Nel secondo, infatti e pur comprendendo lo scopo divulgativo e la morale volta a sensibilizzare il lettore sul mondo vegetale, il mezzo narrativo ha umanizzato le piante e le loro abilità rendendole imperfette tanto quanto lo sono gli esseri umani.

Scritto questo, questa doppia lettura dello stesso tema ha svolto, tuttavia, una funzione per me e questo blog molto importante. Ha rivitalizzato la passione per la lettura e, attraverso di essa, la curiosità di continuare a osservare e esplorare la materia umano/umanistica. Imperfetta ma ugualmente affascinante.

Ciò non è poco, 😉

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