Ho cercato Il mondo dei desideri, 101 progetti di libertà di Igor Sibaldi in tre librerie diverse e distanti fra loro senza trovarlo.
Prima di rassegnarmi al detto “non sempre si ottiene quel che si vuole” l’ho ordinato su Amazon (non amo fare acquisti online).
Aneddoto inerente l’acquisto di questo libro, valeva la pena leggerlo?
Il mondo dei desideri: disquisizioni tra Sibaldi e il diavolo
Il mondo dei desideri è strutturato come un dialogo tra l’autore e il diavolo.
L’approccio di Sibaldi è filologico.
In modo simile alle immagini spiegate da Filippo La Porta in merito all’etica dantesca, il diavolo è presentato come pura logica, razionalità e sarcasmo verso tutto ciò che è al di fuori dei soliti schemi mentali (e quindi ignoto).
In parole povere, il diavolo è quella vocina interiore che, posta di fronte a un sogno o un desiderio, ti sussurra all’orecchio che non ce la farai, pronto a esultare con un: – te l’avevo detto! –
Per tenere a bada il diavolo, Sibaldi gioca con le sue stesse armi. In tal senso, una strategia intelligente è dare la colpa al cosa limita, nell’essere umano, la capacità di desiderare e, con essa, l’abilità di avventurarsi nell’ignoto.
Le limitazioni di cui parla Il mondo dei desideri sono condizionamenti e meccanismi di difesa indotti fin dalla nascita. In un elenco, “gli imputati” sono:
- L’ignoranza (inconsapevole) perché “blocca lo star capendo, immobilizzandolo in un aver già capito abbastanza” e allontana il potenziale desiderante dalla possibilità di cogliere, ad esempio, la “differenza tra essere ed esistere”;
- La paura che, in quanto emozione primaria, va oltre il semplice ruolo di percepire d’impulso un reale pericolo e blocca tutti gli impulsi volti a rischiare o a creare qualcosa di nuovo;
- L’amore per il prossimo, il pensiero positivo e l’autostima intesi come strategie di governo morale per controllare le masse, evitare disordini e problemi e per far sì che l’individuo si adatti alla società e al modello di mondo che essa offre;
- Il senso di colpa: “un processo psichico che ti condanna a restare in basso perché ti impedisce di immaginare e di rischiare oltre che di rallegrarti per qualsiasi tua, sia pur piccola, riuscita […] Il senso di colpa non è soltanto un processo interiore ma anche una dinamica relazionale”.
- La rabbia che si prova, verso gli altri e sé stessi, quando ci si rende conto di essere stati ingabbiati in una situazione limitante (e di averlo permesso);
- Il rimpianto per ciò che, di bello, c’era e al quale, nel frattempo, si è rinunciato;
- Il rimorso per non aver reagito ai suddetti condizionamenti.
Fin qui il lettore, alla stessa maniera del diavolo, può concordare e puntare l’indice contro i meccanismi di difesa autolesionistici appena elencati lasciando all’autore spazio per spiegare, senza interruzioni, come liberarsene e riappropriarsi dell’atto del desiderare che, in primo luogo, è:
“Decidere di aver bisogno di qualcosa che nel nostro mondo non ci è data”.
In secondo luogo, è riscoprire il dove hanno origine i desideri per riconnetterli al mondo che si vuole creare.
In terzo luogo, è fare attenzione a ciò che si desidera ovvero, imparare a distinguere i desideri esclusivamente personali e individuali dai desideri comuni, che tutti esprimono perché così fan tutti.
Decidere, riscoprire e riflettere sono le azioni più efficaci per riscoprire la propria autenticità e trovare una via per esprimerla.
“Smetti di essere te stesso.
Smetti di far esistere solo il te stesso che conosci. Smetti di difenderlo.
Smetti di temere e ignorare quel che sei di più.
Decidi che il tuo senso di colpa proviene, prima di tutto, dal fatto che tu, nel profondo di te, sai di essere troppo poco di te perché hai deciso di acconsentire a ciò che alcuni ti avevano imposto fin dall’infanzia e che tanti continuano ad aspettarsi da te, oggi”.
Ri-appresi i rudimenti del desiderare, Sibaldi prosegue il suo percorso di riforma del diavolo indicando il dove trovare il materiale da consultare: nella mente del sonno e nei sogni.
Sorvolata l’ossessione demoniaca di classificare quale mente sia superiore, Il mondo dei desideri affronta il tema in modo similare a Perché non siamo il nostro cervello di Alva Noë e spiega:
“Se ti trovi in uno stato di dreaming, i rapporti con i mondi dei gruppi umani sono momentaneamente sospesi e non subisci le pressioni selettive.
Tutta l’energia che di solito ti serve per adattarti ai fatti dei mondi si ritrova libera e può spaziare tra le cose stabilendo nuove connessioni. Se in quei momenti hai il coraggio di lasciarti guidare da un ‘mi piacerebbe tanto che’ hai in pugno uno o più de-sideri”.
Chiarita la teoria, Sibaldi spiega come concretizzare i desideri. In sintesi, dice:
- Evita paragoni (e ciò, per me, significa evitare l’invidia e l’ammirazione poiché inducono, con un anch’io voglio, a desiderare ciò che altri desiderano e hanno);
- Evita ogni forma di negazione nella formulazione dei desideri;
- Precisa con chiarezza il cosa desideri e quali sentimenti e pensieri suscita;
- Compila un elenco dei desideri;
- Mettiti al posto della società e studia le tue esigenze;
Compilare un elenco di desideri potrebbe essere un equivalente del diario della gratitudine e/o di tutte quelle pratiche scrittorie atte a facilitare la conoscenza di sé e dei propri molteplici io oltre che a spostare, verso l’esterno e al di fuori della zona di comfort, il proprio mondo interiore.
“Ogni pagina del quaderno ti mostra quanti ripensamenti, quante scoperte, quanto impegno ti ci sono voluti per poter definire le apparenze che de-sideri liberandoti dalle inerenze”.
In generale, l’autore offre un sacco di problemi interessanti e, probabilmente per mettere un po’ le mani avanti, ribadisce che desiderare è:
“[…] prendere sul serio un proprio problema e la propria voglia di superarlo.
[..] una dura fatica psichica, ma formulare de-sideri con precisione lo è ancora di più”.
In sintesi, il succo del discorso di Igor Sibaldi in Il mondo dei desideri, 101 progetti di libertà è che:
“Ogni aumento di conoscenza comporta un aumento di stress.
[…] bisogna abituarcisi […]”
e tutto quello che mi viene da commentare (tra uno “sticazzi” e “mecojoni”) è che, pur avendolo trovato un buon libro, mi ha tolto l’aspetto magico e giocoso del desiderare rendendolo una faccenda estremamente seria.
Tuttavia, sono contenta di non essermi arresa, di averlo comprato e letto.
Consigliato. 🙂





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