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Per virtù d’erbe e d’incanti e la medicina delle streghe di Erika Maderna

1 Novembre 2024

Periodicamente leggo qualcosa che completa e amplia l’immagine che ho della strega. Per curiosità, per abitudine.

Per virtù d’erbe e d’incanti di Erika Maderna sembrava offrire qualcosa in più su un altro tema che mi affascina, quello sulle proprietà delle erbe.

Solo in un secondo momento ho notato che il sottotitolo è La medicina delle streghe e, fuorviata dalla copertina (incantevole) ho pensato si trattasse di un manuale sulle pratiche magiche. Una specie di grimorio e, invece…

Per virtù d’erbe e d’incanti di Erika Maderna: scienza e magia, memorie e dimenticanze

Per virtù d’erbe e d’incanti è uno di quei libri che mi sarebbe piaciuto ricevere in dono, possibilmente da una donna saggia.

La medicina delle streghe, qui, non ha nulla a che fare con filtri d’amore, sortilegi e incantesimi lanciati da donnette gelose e invidiose di altre donne più belle e più giovani o per trovarsi un uomo.

Sono dicerie che, concepite dai letterati greci e latini, hanno prodotto le perle di misoginia che, tramandate in letteratura, sono confluite come dati di fatto in trattati come il Malleus Maleficarum di Jakob Sprenger ed Heinrich Institor Krämer dando forma a:

“[…] uno dei testi più antifemministi della storia”.

Un trattato che ha avuto la funzione di rendere legittima e giustificabile la caccia alle streghe e cioè di quelle donne che, anticamente, sapevano provvedere a sé stesse anche senza un uomo nelle loro vite.

Le erboriste e tessitrici consapevoli del proprio corpo e di quello altrui che non si adattavano all’immagine della donna debole e incapace furono, quindi, il bersaglio perfetto per l’Inquisizione in lotta contro le eresie che minacciavano l’ortodossia ecclesiastica decretando anche il successo del Malleus Maleficarum come guida autorevole nell’identificazione di streghe e stregonerie.

Insomma, come nel Mein Kampf sono confluite idee antisemite risalenti al Medioevo, il compendio dei frati Sprenger e Krämer ha dato spazio e credito alle teorie misogine e antifemministe ipotizzate dagli antichi per spiegarsi la diversità e la complessità del genere femminile. Difficile non rilevare una macabra e inquietante assonanza tra i roghi per le streghe e le camere a gas per gli ebrei.

La documentazione e i letterati citati in Per virtù d’erbe e d’incanti nel costruire e definire lo stereotipo della strega malevola e diabolica, in realtà, ricompone il come l’immaginario maschile ha reagito, nel tempo, a ciò che non comprendeva del femminile.

“Nel tempo e nella feroce contrapposizione di genere è stata consapevolmente seppellita la memoria di una scomoda verità: la strega non è altro che una sacerdotessa dimenticata, il rifiuto del suo archetipo più nobile”.

La negazione di un tempo in cui anche nel femminile risiedeva una componente divina associata a dee come Demetra, Iside, Holda equivale, dunque, a una semplificazione del femminile che, per le pratiche e i saperi che deteneva, aveva il potere di prendersi cura della società operando in molteplici campi: tessile, agricolo, produttivo-generativo, medico. Settori fondamentali per la sopravvivenza, il sostentamento e la perpetuazione della specie umana in epoche e territori ostili alla vita.

Le sacerdotesse dimenticate, con le loro conoscenze erboristiche, non sono state altro che le prime farmaciste, ostetriche e medichesse. Terapeute che, con decotti e amuleti curavano e combattevano malattie, sterilità e mortalità infantile, violenze domestiche e infedeltà, dolori del parto e mestruali e, inoltre, erano in grado di mantenersi filando e tessendo, senza un marito a provvedere per loro. Il tutto era tramandato con femminile riserbo e sempre e solo tra donne perché era di cose di donne che si trattava.

Ciò che avrebbe dovuto meravigliare e affascinare sul potere e il sapere delle donne (generare, proteggere e curare) ha, invece, prodotto reazioni di paura, frustrazione e invidia negli uomini che, non sapendo come aggirare il velo della propria ignoranza, si sono impantanati in un’immagine del femminile che non poteva essere divina ma doveva essere diabolica.

“L’ampio catalogo di striges e maleficae offerto dalla letteratura latina imperiale ci fa da guida nell’esaminare l’evoluzione che dalle antiche divinità magico-terapeutiche e dalla dimensione sacerdotale e divinatoria ha lentamente condotto alla figura volgare e corrotta cristallizzata in epoca successiva”.

Poche le voci colte maschili che, in Italia (e a differenza dei Benandanti) hanno tentato di fare chiarezza sulla logica e sulla veridicità della tesi postulata da Il Martello delle streghe (Giambattista della Porta, Ludovico Antonio Muratori, Cesare Beccaria, Pietro Verri, Girolamo Tartarotti). Voci, comunque, levatisi quando la follia isterica (maschile) volgeva al termine ma abbastanza autorevoli per non fare di Per virtù d’erbe e d’incanti un banale ricettario di bellezza e filtri d’amore. Tuttavia non è in queste voci che è racchiusa la medicina delle streghe ma è in quelle delle donne che, sotto tortura, furono dichiarate streghe assecondando ciò che l’Inquisizione le accusava di essere.

Gli interrogatori, per quanto confusi e distorti, di Gabrina degli Albeti, Matteuccia di Ripabianca, Benvegnuda Pincinella da Nave, Bellezza Orsini da Collevecchio, Elena “la Draga”, Clara Botzi e Gostanza da Libbiano rilevano una curiosa mancanza. Nessuna di loro grida vendetta o lancia anatemi contro i loro persecutori e tutte, tra un supplizio e l’altro, confessano di aver fatto solo ciò per cui erano chiamate a fare, del bene.

In queste voci non vi sono maledizioni al genere maschile. La logica fa supporre che una vera, perfida strega le avrebbe dette e che un pedante inquisitore le avrebbe debitamente trascritte.

È un vuoto, una mancanza che mi piace rilevare e registrare in questo post.

L’intuito (esiste, dunque?) può serenamente presumere che non sarebbe stato saggio tramandare parole di vendetta invece che di cura. In tal senso, ci si può permettere di pensare che sia proprio questo l’ingrediente segreto della medicina delle streghe e il principio e la proprietà del femminile ai quali le femministe di oggi possono ispirarsi somministrando, attraverso l’analisi del linguaggio, la cura agli schemi mentali che rendono legittima e giustificabile la violenza e la disparità di genere.

Un po’ come facevano le sacerdotesse antiche quando formulavano incantesimi per attivare le proprietà delle erbe che, riportate nel glossario, curavano e guarivano da una vasta gamma di mali, Per virtù d’erbe e d’incanti di Erika Maderna potrebbe rivelarsi utile per cambiare i paradigmi di riflessione sull’effettiva salute della società attuale, senza distinzioni di genere.

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