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Nella quiete del tempo di Olga Tokarczuk: romanzo da Nobel

24 Aprile 2024
Nella quiete del tempo di Olga Tokarczuk: la veloce lentezza del tempo

Una volta leggevo di più e, di conseguenza, comparivano più contenuti su questo blog.

Inizialmente l’idea era di leggere meno e meglio e così ho fatto, senza accorgermi di essere entrata in una specie di blocco del lettore.

Che senso ha leggere?
È una domanda che sembra non avere risposta e che non mi aspettavo di trovare Nella quiete del tempo di Olga Tokarczuk.

Nella quiete del tempo di Olga Tokarczuk: la veloce lentezza di un romanzo

A Prawiek, un villaggio polacco dei primi del Novecento, l’autrice premio Nobel 2018 indica il centro dell’universo.

Un luogo che deve la sua esistenza ai confini tracciati dai quattro punti cardinali. Oltrepassarli equivale ad assumersi dei rischi malgrado a ogni pericolo sia associato un angelo protettore.

Il primo a varcare i confini di Prawiek è Michał e lo si comprende attraverso il tempo della moglie Genowefa la quale, come tutte le donne sposate in tempo di guerra, rimane sola e con l’onere di mandare avanti il mulino del paese e a provvedere al proprio sostentamento, a quello della figlia neonata Misia e degli abitanti di Prawiek. Ligia al suo dovere, Genowefa non si concede il piacere nemmeno quando lo vede, ha l’opportunità e, forse, anche il bisogno.

Contraltare di Genowefa è Spighetta, una viandante che si stabilisce a Prawiek guadagnandosi da vivere prostituendosi e che, in seguito, si trasferirà nel bosco, là dove vive l’Uomo Cattivo. A differenza di questi, Spighetta non teme e non odia l’umanità. La irride per la sua ipocrisia poiché ha scoperto presto che:

“Il sapere di cui si ricopre non cambia nulla nell’uomo o lo cambia solo in superficie: come un abito ne sostituisce un altro. Invece, chi impara assorbendo le cose dentro di sé è sottoposto a incessanti mutamenti perché ingloba nella propria essenza quello che impara”.

I primi frutti di ciò che Genowefa e Spighetta apprendono saranno Misia, Izydor e Ruta. Tutte femmine, ad eccezione di Izydor per il quale, nato idrocefalo, non c’è nulla da fare. L’unico maschio che cercherà di vivere il più vicino possibile al senso del mondo e dell’esistenza.

Nella quiete del tempo ci sono anche gli uomini come il castellano Popielski e la sua ossessione per un misterioso gioco donantogli da un ebreo, il parroco di Prawiek, Kurt il soldato tedesco, il russo bolscevico Ivan Mutka, l’annegato Pluszcz, Paweł Boski e suo padre. I loro tempi si mescolano con quelli di quadri religiosi, frutteti e micelio, animali e oggetti.

Ad eccezione dell’uomo Ukleja, a ogni esistenza, viva o morta, è assegnato un tempo più o meno breve, più o meno importante.

Non c’è un capitolo dedicato a Ukleja, personaggio rappresentativo del tipo di uomini che sorgono dal secondo dopoguerra in poi. Con dispiacere lo si legge associato a Ruta ma, alla fin fine, dato che il suo tempo è meno importante di un macinacaffè è un sollievo leggere il momento in cui viene abbandonato.

Il macinacaffè, invece, è importantissimo. Compare all’inizio e alla fine del romanzo. È la chiave di lettura e il messaggio insito Nella quiete del tempo perché:

“Le cose sono creature immerse in un’altra realtà priva di tempo e movimento. Noi vediamo soltanto la loro superficie. È tutto il resto, nascosto altrove, a determinare il significato e il senso di ogni oggetto materiale”.

Il dove scompare l’oggetto è lo spazio in cui prende forma un romanzo in cui la maggior parte degli uomini si muove sulla superficie della realtà, distruggendola e plasmandola a loro somiglianza, mentre le donne rimangono immerse in essa.

Apparentemente statiche come gli oggetti, le donne di Olga Tokarczuk danno profondità al romanzo dal quale emergono solo in tempo di pace quando, chi permane in superficie, non vede.

Nella quiete del tempo, le donne trovano spazio per essere definite per quello che sono e come tali si comportano mentre gli uomini, definiti in base ai loro comportamenti si rivelano (con poche eccezioni) per lo più creature vuote, inconsistenti e facilmente corruttibili.

Oltre alla rappresentazione dell’umanità polarizzata in maschile e femminile, il romanzo intreccia con un linguaggio fiabesco e misterioso i temi della natura vegetale, animale e divina, il senso del magico e del moderno, storie comuni e gli approcci che l’esistenza applica in vita, nella morte e anche dopo.

Il tutto si svolge con un distacco che arricchisce la possibilità di provare empatia per i personaggi mostrando il dolore, la sofferenza e il giudizio che ispirano e lasciando, al contempo, che la trama complessiva scorra con veloce lentezza.

Quando leggere Nella quiete del tempo non sembra avere più senso, ecco che Adelka e il macinacaffè salvano il finale di un romanzo che vale e merita la traduzione in trenta paesi e in oltre quarantacinque lingue.

Immagino che far parte della giuria di chi assegna i premi Nobel sia un onore e una responsabilità. Tuttavia, sentirsi parte di una massa di lettori che si è trovata immersa in un libro come questo è più che piacevole.

Nella quiete del tempo di Olga Tokarczuk ha arricchito, anche girando a vuoto, il senso di leggere letteratura e lenito il senso di colpa di non leggere più con la stessa voracità di una volta. 🙂

Autore: Olga Tokarczuk
Titolo: Nella quiete del tempo
Titolo originale: Prawiek i inne czasy
Traduzione: Raffaella Belletti
Casa editrice: Bompiani
Pagine: 313
Pubblicazione: febbraio 2021
Prezzo di copertina: € 18.00

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