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Se i gatti scomparissero dal mondo secondo Kawamura Genki

23 Febbraio 2024

Se i gatti scomparissero dal mondo è il romanzo d’esordio di Kawamura Genki il cui successo in Giappone ha determinato la trasposizione cinematografica e la traduzione in dieci lingue.

Per gli amanti dei gatti, la condizione posta dal titolo è inconcepibile e così, a poca distanza dalla loro festa, ho adottato il punto di vista e l’immaginazione dell’autore per rimuovere questo limite.

Se i gatti scomparissero dal mondo di Kawamura Genki: trama e impressioni, in breve

Raccontato in prima persona, Se i gatti scomparissero dal mondo inizia con un fatto certo, il protagonista morirà poco più che trentenne.

Comunicato questo, il Narratore, di sé, dice solo che è un postino e che ha scoperto la sua condizione per un improvviso mal di testa che lo ha fatto svenire dal dolore.

In seguito, racconta della madre e dei gatti che ha adottato prima che anche lei passasse a miglior vita, Lattuga e Cavolo e, sporadicamente, volta le spalle al lettore per rivolgersi a un tu indefinito. Una persona esterna al romanzo e interna al personaggio.

Fornite le informazioni più importanti, il Diavolo fa la sua comparsa.

Ciarliero e simpaticone, l’entità maligna fa la sua proposta: un giorno di vita in più togliendo al mondo qualcosa. Perché? Perché come ripeteva spesso la madre del Narratore:

“Per ottenere qualcosa, bisogna sacrificarne un’altra”.

Il Narratore accetta il patto e, il romanzo fa scomparire i telefoni, i film, gli orologi, i gatti e, infine, l’Io.

Tali assenze definiscono la vita che sta andando spegnendosi e il suo rapporto con l’amore, l’amicizia e il tempo e, in concomitanza, rivelano anche come il personaggio intrattiene una relazione con i concetti di mancanza e distanza.

La figura alla quale la voce narrante si rivolge direttamente lasciando che il lettore senta tutto è una figura tenuta a distanza. Se se ne sente la mancanza è proprio perché, tale figura, ancora esiste al mondo. Viceversa, la figura della madre defunta è tenuta stretta, accanto al morente. Non esiste più eppure non viene mai a mancare.

Se i gatti scomparissero dal mondo si svolge facendo leva su dettagli che si potrebbero considerare ovvi.

Far scomparire i gatti dal mondo significherebbe l’eliminazione di uno strumento simbolico necessario a tenere aperto il canale comunicativo tra mondo spirituale e mondo materiale.

Rinunciarvi per un giorno in più di vita è togliere anche alla certezza della morte la sua relatività, renderla definitiva pur di imporre al mondo il proprio ego e non accettare il fatto che il primo non ruota intorno al secondo.

“Solo ora mi sembrava di intuire: qualsiasi cosa o creatura a questo mondo esisteva per una ragione ben precisa e non vi era ragione altrettanto valida per cui avrebbe dovuto scomparire. Nessuna”.

Al pari del libro di Soseki, anche Se i gatti scomparissero dal mondo di Kawamura Genki riesce a infondere profondità all’ovvio, a mostrare narrativamente cosa significa non dare nulla, ma proprio nulla, per scontato o dato dal caso.

È un concetto che, personalmente, considero tipico della letteratura giapponese ma, al di là dell’idea condivisibile di Diavolo fornita alla fine del romanzo, non è un libro che consiglierei con leggerezza. Il motivo dipende dal momento e dalla cultura di chi deciderà di leggerlo.

Autore: Kawamura Genki
Titolo: Se i gatti scomparissero dal mondo
Titolo originale: Sekai kara neko ga kieta nara
Traduzione: Anna Specchio
Casa editrice: Einaudi
Collana: Super ET
Pagine: 165
Pubblicazione: giugno 2020
Prezzo di copertina: € 10.00

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