libri Recensioni

La storia da dentro, ultimo romanzo di Martin Amis

1 Febbraio 2024
La storia da dentro, l'ultimo romanzo di Martin Amis

La storia da dentro di Martin Amis attrae per il suo presentarsi un’autobiografia sulla scrittura e, nello specifico, sul lavoro dello scrittore.

Il rischio di leggere un’opera pomposa e autoreferenziale è alto ma è un rischio, tuttavia, che non ci si aspetta da un romanziere con una lunga carriera alle spalle, sposato a una romanziera, figlio naturale e figlio d’arte di romanzieri oltre che abituale lettore e frequentatore dei romanzieri, saggisti e poeti più celebri, amati e adorati dal suo tempo.

La storia da dentro, per questo, ha un certo fascino e vien voglia di scoprire come un autore così blasonato accoglierà i lettori del suo ultimo libro.

La storia da dentro di Martin Amis: un romanzo sogghignante?

La storia da dentro è composta da quattro parti che si intersecano fra loro seguendo un ordine preciso. Servono a narrare la vita personale e professionale di Martin Amis, che non è lineare.

In primo luogo, lo scrittore accoglie il lettore con gioviale, sollecita (e anche un po’ ansiosa) disponibilità. Superate le pagine iniziali, Amis conferma lo stato d’animo percepito tra parentesi.

In un romanzo, infatti:

“Non hai mai una seconda possibilità di fare una buona prima impressione”.

Superato il primo impatto, La storia da dentro si appresta a raccogliere nella prima parte i fattori che hanno contribuito alla sua nascita e sviluppo artistico.

Compaiono diversi nomi (Kingsley Amis, Philip Larkin, Elizabeth Jane Howard, Philip Roth) ma i più ricorrenti, i fondamentali, saranno Vladimir Nabokov, Saul Bellow, Phoebe e Cristopher Hitchens.

A loro l’autore deve la sua formazione umana e artistica nel momento in cui era ancora un personaggio con un’etica e una morale appena abbozzati ma sufficientemente chiari per evitare, in narrativa, di scrivere di sesso, religione e sogni. Temi che, comunque, dovrà affrontare in tutte le parti di La storia da dentro per dare al finale senso e profondità.

In principio, comunque, ci sono:

  • Phoebe e il desiderio sessuale di un trentenne non particolarmente attraente che sta vivendo un’epoca di boom economico e liberazione dei costumi sessuali anglo-americani.
  • Saul Bellow e l’ammirazione per i life-writers il cui talento risiede nell’esercitare ciò che Martin Amis chiama “orecchio della mente” e che possedeva anche Nabokov. Autori dai quali, più che apprendere l’arte di scrivere romanzi, trae ciò che gli serve per orientarsi nei temi dell’antisemitismo, della memoria e del socialismo e di come queste forze contrapposte attraversano e determinano le realtà postmoderne dell’Europa, dell’America, di Israele.
  • Cristopher Hitchens, il saggista critico che non riesce a scindere la politica dall’amore, sempre a caccia delle contraddizioni e degli eccessi che rendono il mondo quello che è e che, quasi con irriverente dispetto, decide di vivere fino in fondo.

“[…] era un rivoluzionario romantico che allo stesso tempo si godeva il bel mondo”.

In ognuna di queste esistenze si cela un enigma.

  • Perché una donna finanziariamente indipendente e sessualmente contraddittoria (disinibita e castrante) odia gli uomini dedicando vita, anima e corpo a vendicarsi di loro cercando di spezzarli?
  • Perché una mente da premio Nobel verrà erasa dal morbo di Alzheimer proprio quando avrà trovato, seppure in tarda età, una giovane donna sinceramente innamorata di lui? Quale sarà il suo stato d’animo definitivo quando non potrà più avere memoria della sua vita e dei suoi romanzi, della religiosità e dell’umorismo che hanno ispirato e nutrito il suo talento e la sua sensibilità umana?
  • Perché un uomo che ama la vita e la vive con furore, bevendo e scrivendo, parlando di Eros e rincorrendo Tanatos in ogni dove affronta, con l’unica preoccupazione per i soldi, un tumore e gli stadi della sofferenza che esso comporta con inusuale scherzosità e intatta loquacità?

Infine, qual è l’enigma dell’autore? Perché pensa al suicidio?
Quali paure e quali desideri lo tormentano dall’interno? E di chi è colpa e causa delle infelicità narrate?

All’inizio del libro, all’ospite-lettore vengono consegnate delle chiavi.
Mi sono venute in mente solo adesso mentre sto scrivendo.

Ripensandoci, la percezione d’ansia al momento dell’incontro con Martin Amis e La storia da dentro si mantiene stabile fino alla fine. A volte scompare ma poi, puntualmente, ritorna e la lettura procede, accompagnata da quest’ansia bastarda che si infiltra in ogni paragrafo, frase, parola, che ti fa dimenticare le chiavi per sciogliere gli enigmi delle figure umane rappresentate.

Sollevo le mani dalla tastiera e, da lettrice, guardo queste chiavi immaginarie e ne scelgo una in particolare. Quella a forma di fiducia. Se è la parola giusta:

Lo spirito vendicativo nei confronti degli uomini di Phoebe è dato da una ferita che ha a che fare con la fiducia. Qualcuno, un uomo molto importante per la sua vita e la sua anima, l’ha tradita violandone l’innocenza;

La memoria cancellata di Saul Bellow non è tanto diversa dall’Olocausto e dal progetto nazista di cancellare gli ebrei e, temo, dal motivo per cui gli israeliani si rifiutano di parlarne in quanto ancora sopraffatti dalla paura di essere privati di un posto nel mondo.

“La paura dell’estinzione è il rumore bianco che la gente cerca in ogni istante di ignorare”

Vittime o carnefici, che importanza ha? Come ci si può fidare dei propri simili e sperare nella coesistenza pacifica sognata, per esempio, da Amos Oz? Da questo punto di vista interpretativo, la malattia di Saul è un atto di pietà per dare pace a un ebreo che desiderava essere amato come un uomo e che, religiosamente, confidava nel dialogo tra i popoli. Bellow si esponeva con tutto sé stesso per meritare la fiducia dei suoi simili, potersi fidare dell’altro e questi sono i limiti che Amis rispetta e che non osa superare aggiungendo queste parole:

“Saul. Continua a fare quello che hai sempre fatto. Fidati del bambino che è in te. Fidati del “primo cuore” (come una volta l’hai definito). Continua a vedere il mondo con i tuoi “occhi originali”.

Sarebbe stato un errore imperdonabile, tra romanzieri, ricordare di non dimenticare ciò che è stato scritto per restare.

Il comportamento di Cristopher Hitchens, adottando la chiave scelta, ha una sua logica. L’amico e depositario delle confidenze di Martin ha fiducia in sé stesso e nella sua umanità ma non nei credo e negli ideali del mondo. Lo Hitch appare un socialista in perenne rivolta contro il nichilismo e il fanatismo.

Per paradosso, l’incomprensibile desiderio di trovare il modo giusto per morire è un atto di fede nel concetto secondo il quale la morte è uguale per tutti (a differenza della vita che, considerato il sistema sanitario americano, la si merita solo se hai abbastanza soldi).

La chiave della fiducia, insomma, sembra aprire molte  porte e tutte comunicano con la stanza principale, lo studio dello scrittore il quale, a sua volta, si lascia leggere.

Martin Amis dichiara di non aver mai incontrato Vladimir Nabokov di persona eppure pensa spesso a lui, mentre scrive. L’impressione è che egli sia il lettore ideale, quello al quale alla fin fine si rivolge per sapere se ha raggiunto il suo scopo ultimo.

Sperando di essere in linea con il buon lettore, La storia da dentro è e appare un romanzo su una brava persona che ha cercato di vivere secondo l’etica e la morale che la definiscono come tale. Una figura che non è né scontata né banale, in una generazione di merda.

Martin Amis sembra esserci riuscito.

Per me, ha scritto un romanzo sogghignante.

Per gli altri lettori, non lo so.
Non resta altro che fidarsi, sperare che quelli buoni non siano stati cancellati da quelli cattivi.

Autore: Martin Amis
Titolo: La storia da dentro
Titolo originale: Inside Story
Traduzione: Gaspare Bona
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 681
Pubblicazione: maggio 2023
Prezzo di copertina: € 25.00

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply

error: Content is protected !!