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Noi, umani di Frank Westerman: reportage sulle origini dell’uomo

15 Gennaio 2024
Noi, umani di Frank Westerman: romanzo reportage sull'uomo primordiale

Il primo post 2024 lo dedico a Noi, umani di Frank Westerman, autore che ho avuto modo di apprezzare grazie a Ingegneri di anime.

Oltre al tema, Noi, umani mi interessava per l’abilità di Frank Westerman nel creare opere dal taglio letterario e scientifico fondendo l’informe e articolato genere del romanzo con il reportage.

Un mix che, anche in questo caso, fornisce una lettura dalla quale si possono trarre molti spunti di riflessione e dibattito.

Noi, umani di Frank Westerman: nell’insieme e nel dettaglio

Il prologo di Noi, umani si apre con un riferimento a Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry al quale viene correlato un incidente aereo e il ritrovamento, nella stessa località dell’impatto, di resti dell’uomo di Neanderthal.

La correlazione non è casuale e avvicina chi legge ai primi tasselli che muovono il romanzo reportage verso le origini dell’umanità e la ricerca di risposte valide alle domande:

  • Cosa ci rende geneticamente umani?
  • Come è cambiata la risposta data dai paleoantropologi a tale quesito?
  • Quanto il pensiero scientifico, notoriamente considerato oggettivo, è vittima della storia e, di conseguenza, di influenze puramente soggettive?

Le risposte a queste domande subiscono un’ulteriore svolta quando, nel 2003, in un’isola indonesiana, viene riesumato l’Homo florensiensis o, più precisamente, ciò che resta di una donna adulta delle dimensioni di un bambino di 3 anni.

Le caratteristiche di LB1 o Flo, rispetto all’uomo di Neanderthal, sconvolgono la comunità scientifica la quale, per proteggere le scoperte antecedenti, si limita a considerarla affetta da nanismo, anormale.

La reazione all’Homo florensiensis porta Frank Westerman a introdurre i concetti di norma e devianza come criteri per rivisitare le scoperte (e ripercorrere le storie personali degli scopritori) inerenti il primo uomo preistorico che abbia camminato sulla terra in posizione eretta.

La storia di Noi, umani ha inizio con il missionario gesuita e archeologo Theodor Verhoeven al quale si devono i primi scavi a Liang Bua, sito dove è stata poi riesumata Flo.

Già dalle prime pagine, tuttavia, si evince che l’importanza di una scoperta dipende più dal chi che dal cosa si scopre.

La voce di Padre Verhoeven non ottenne riconoscimento all’epoca dei primi ritrovamenti perché il suo essere gesuita lo esclude, automaticamente, dall’essere accettato anche come uomo di scienza. Per di più, quando smette l’abito talare per sposare la sua segretaria nonché ex suora, la sua voce e il suo contributo vengono giudicati inattendibili e la sua collezione di reperti fossili passa più o meno nel dimenticatoio.

Padre Verhoeven, oltretutto, era olandese e l’isola di Flores una sua colonia che ha ottenuto l’indipendenza nel 1949.

In questo lasso di tempo, i nascenti paleoantropologi hanno rinvenuto in Indonesia reperti che hanno dato ai loro scopritori fama internazionale come, ad esempio:

  • Eugène Dubois il quale, con il suo uomo di Giava o Homo erectus è stato riconosciuto come lo scopritore dell’anello mancante dell’evoluzione umana secondo la teoria darwiniana e precursore della paleoantropologia. La sua collezione è gelosamente custodita nei Paesi Bassi.

Tali reperti, inoltre, assieme ad altri rinvenuti in Asia e trasferiti in Europa furono richiesti indietro da Teuku Jacob, non per studiarli ma per rivendicarne la proprietà.

Scienziato formatosi alla scuola di pensiero olandese non sembra nutrire particolare interesse per i reperti se non per questioni patriottiche. Spinto più da un acceso nazionalismo che per spirito scientifico, Teuku Jacob chiude gli scavi di Liang Bua agli ex colonizzatori per ripicca e, in seguito, minimizza la scoperta di LB1 da parte dell’australiano neozelandese Mike Morwood alla riapertura del sito.

La chiusura asiatica determina uno spostamento degli scavi e la divulgazione di teorie che riconducono la nascita dell’uomo primordiale o in Africa (dove opera l’americano Richard Leakey) o in Europa (come avviene con il belga Philip Carel Schmerling che, nel 1836, rinviene nella valle della Mosa Engis I e Engis II, uomini di Neanderthal).

Ritrovamenti che, nel primo caso, rischiano di essere ridimensionati a causa di Flo e che inasprisce la rivalità tra Leakey e Morwood e che, nel secondo caso, vengono insabbiati perché la modifica e la distruzione ambientale dell’Homo sapiens ottocentesco, certo della sua superiorità su natura e animali, ha contaminato e inquinato le località ricche dei reperti utili a chiarire quando e come ha inizio l’evoluzione umana.

“Prima o poi il loro ego o il loro patriottismo prendevano il sopravvento”

Macchiandosi di ego, campanilismo e nazionalismo i primi paleoantropologi perdono di vista il focus del discorso sulle origini dell’uomo limitando le possibilità di comprendere il dove veniamo e, escludendo a priori nuove idee e i passi avanti compiuti nell’ambito della genetica, rendendo impossibile stabilire cronologicamente la genealogia umana.

Non potendo stabilire il chi e il dove ha origine l’umano, il romanzo reportage si concentra sul presente e sul cosa ci rende geneticamente umani.

Per quanto possa apparire ovvio che l’evoluzione di qualsiasi specie è determinata dal processo riproduttivo, il condizionamento della morale ha la meglio sulle ipotesi divulgate dalla scienza.

“La natura ha libertà d’azione in molti ambiti, ma sul processo riproduttivo vigila, in tutte le culture, la legge morale”.

Ciò significa che le teorie secondo le quali Homo di Neanderthal e Homo Sapiens non si siano sterminati a vicenda ma che abbiano garantito la perpetuazione della specie vengono cassate come immorali, a prescindere da ciò che è registrato nel codice genetico fin dagli albori dell’umanità.

Anche determinare il sesso, oltre che la datazione del reperto, attraverso l’analisi del DNA, causa scalpore tra gli scienziati. Scoprire che lo scheletro di un guerriero vichingo è di una donna è, ad esempio, oggettivamente inconcepibile.

“Un guerriero, sepolto con armi e tutto doveva essere un uomo: ovviamente l’idea che potesse trattarsi di una donna andava al di là della nostra capacità di immaginazione collettiva”.

Escludendo il percorso biologico nel rispetto della morale comune, cosa ci rende geneticamente umani e in cosa ci distinguiamo dagli animali?

Le abilità nella caccia, nel disegno, nella navigazione o la nascita del linguaggio sollevano ipotesi e teorie sull’astuzia predatoria, sulla memorizzazione e conoscenza del territorio o sulla comunicazione, attraverso suoni gutturali, di bisogni e necessità di prole e anziani.

Ipotesi e teorie che non sembrano avere molta presa perché:

  • troppo semplici,
  • non abbastanza distintive (anche gli animali cacciano, si spostano, memorizzano, comunicano fra loro e si preoccupano delle necessità dei propri simili) o, perché,
  • sono introdotte da ricercatrici donne o avanzate da colleghe che, come Misia Landau, hanno rilevato nelle teorie maschili sull’uomo primitivo strutture narrative identiche a quelle indagate in Morfologia della fiaba.

La produzione scientifica dell’uomo sull’uomo che diventa opera per lo più interpretativa e narrativa e il non considerare autorevoli le donne di scienza, relegate allo studio degli animali preistorici, rendono l’immagine del pensiero scientifico meno aderente all’idea di osservazione oggettiva alla quale dovrebbe attenersi, per scoprire qualcosa in ciò che è ignoto.

Malgrado le chiacchiere, il sessismo e pure la tendenza a rubare o occultare reperti da datare e che potrebbero confutare o confermare le teorie più celebri o mainstream, i paleoantropologi e le paleoantropologhe odierni producono comunque dati utili a spiegare i fenomeni di nanismo e gigantismo dei fossili scoperti da Padre Verhoeven a Liang Bua e, di conseguenza, a fornire nuove linee di pensiero sull’evoluzione umana.

Alla fin fine, la ricerca di Frank Westerman non riesce a rispondere a nessuna delle domande poste all’inizio ma, anzi, solleva nuovi problemi che, non solo impediscono di chiarire chi siamo e da dove veniamo, ma anche di vedere il cosa siamo diventati.

In Noi, umani c’è però un ma che rende meno amara la sua lettura:

“Se c’è una cosa che la mia ricerca dell’essenza dell’essere umano mi ha fatto capire è che siamo destinati a ripensare quello che crediamo di sapere”.

e con il prologo che documenta il ritrovamento della sepoltura subacquea di Antoine de Saint-Exupéry si chiude sì un cerchio che, metaforicamente, contiene lo stato attuale dell’evoluzione umana ma ne apre un altro dove la scienza può muovere nuovi passi, deviare dalla mentalità positivista e dalle convinzioni attraverso le quali Noi, umani ci ergiamo a padroni del mondo e rientrare in carreggiata, quella in cui si può evolvere in rispetto di ambiente, animali e culture umane diverse dalle nostre.

Autore: Frank Westerman
Titolo: Noi, umani
Titolo originale: Wij, de mens
Traduzione: Elisabetta Svaluto Moreolo
Casa editrice: Iperborea
Pubblicazione: febbraio 2022
Pagine: 338
Prezzo di copertina: € 18.50

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