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Le otto montagne di Paolo Cognetti: un romanzo montano

28 Agosto 2023
Le otto montagne di Paolo Cognetti: sentieri, relazioni e metafora di base

Vincitore del Premio Strega nel 2017, tradotto in 35 lingue e in un film diretto da Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, Le otto montagne di Paolo Cognetti è il libro scelto per concludere le letture estive intraprese all’interno e al di fuori di questo blog.

Le otto montagne di Paolo Cognetti: sentieri, relazioni e metafora di base

Avevo un pregiudizio per Le otto montagne di Paolo Cognetti. Lo credevo un romanzo faticoso e tortuoso. Lo immaginavo un libro di quelli che rendono difficile l’avvicinamento e l’accesso ai personaggi e alle storie che narra.

Pregiudizio dal quale l’autore solleva il lettore fin dall’incipit con il quale apre il sentiero narrativo scelto per identificare Gianni, il padre di Pietro, e definire il tipo di relazione instaurata con il figlio.

“Mio padre aveva il suo modo di andare in montagna. Poco incline alla meditazione, tutto caparbietà e spavalderia”.

Attraverso la montagna, che è molto più di uno sfondo scenografico sul quale far risaltare nobilissimi pensieri, Pietro impara a conoscere i sentimenti che prova per il genitore, come contrastano fra loro quando paragona l’uomo di montagna con quello di città e da quale dei due sceglierà di prenderne le distanze.

L’allontanamento padre-figlio non danneggia però la solidità della relazione. Sarà la moglie e la madre, la donna di campagna che alle cime innevate preferisce i boschi, i prati e i ruscelli di Grana a tenerli comunque insieme occupandosi anche di non perdere di vista un secondo sentiero narrativo, quello sul quale si sviluppa la relazione tra Pietro e un ragazzo del posto, Bruno.

Dire che Le otto montagne sia un romanzo incentrato sull’amicizia può sembrare riduttivo ma è quanto di più vicino alla verità mi venga in mente. Ciò che lo rende affascinante è la semplicità con cui definisce tale valore in rapporto alla concezione che padre, figlio e amico hanno del tempo, dello spazio e delle parole adottando il contesto montano come misura di riferimento.

A differenza di Due di due di Andrea De Carlo, Le otto montagne di Paolo Cognetti è:

  •  atemporale. Nel senso che racconta i personaggi in base al come vivono e fanno esperienza del tempo che ritengono più adatto a loro. Per il padre, le cime e i ghiacciai sono il suo passato, per il figlio i torrenti sono il futuro che scorre in ogni parte del mondo o la discesa verso una migliore comprensione di sé e delle persone amate, per l’amico la montagna è il presente nel quale decide di restare e che, con selvatica ostinazione, desidera cambiare.
  •  relativo agli spazi. I luoghi scelti per non perdere la cognizione del tempo che ciascun personaggio porta con sé sono gli spazi dai quali osservare da una giusta distanza il senso di dolore, preoccupazione e impotenza provati nei punti che verranno segnati da un lutto, da una crepa che rende pericolosa la sicurezza di stare dove nulla viene spostato mantenendo alta l’illusione di non perdere memoria di ciò che viene vissuto o attraversato. Qui, protagonista è lo spazio montano, l’unico soggetto/oggetto in grado di preservare, centellinando con parsimonia lo scorrimento dei tempi ai quali presiede, il senso dell’essere.
  •  economico. In montagna non servono tante parole per accedere all’idea che il romanzo ha del tempo e dello spazio ma sono utili per riuscire a seguire correttamente le vie segnate da un libro che, con sollievo, si libera di tutte le terminologie che si adottano per strutturare un discorso concentrato sui tecnicismi o sulla filosofia dell’andare in montagna. Linguisticamente, Le otto montagne è molto semplice e pratico e lega molto bene il versante pragmatico a quello filosofico del tema narrativo principale. Non vengono spese troppe parole, solo quelle che servono. Il giusto, insomma. Lo stile semplice, conciso e regolare dell’autore, inoltre, aiutano a procedere nella lettura di buon passo e senza forzature.

Atemporale, relativo ed economico, queste sono le impressioni raccolte leggendo Le otto montagne.

Per arrivare in cima (o in fondo) al romanzo manca la metafora adottata per dargli un titolo.

La spiegazione viene fornita (non a caso) tra La casa della riconciliazione e Inverno di un amico.

La metafora de Le otto montagne non è una metafora che filosofeggia sul senso della vita, sarebbe sembrata una perdita di tempo e fiato sprecato. Più che altro, è una metafora interamente, inesorabilmente e implacabilmente dedicata al destino, alla relazione che l’elemento umano intrattiene con esso e a quale quota può determinarsi o essere autodeterminato.

Le otto montagne induce a porsi un interrogativo esistenziale che è tra i più impegnativi in assoluto e ne produce altri non meno difficili.

Quanti modi ci sono di rapportarsi al proprio destino?
Quali e quante vie si devono percorrere per raggiungere il livello più alto di tale relazione?
Quanto è permesso sostare in cima prima di scendere, definitivamente, a valle?
Come far caso alle risposte giuste, quelle che sono tali perché ad esse non si può tornare indietro per riviverle meglio?

Da questi punti di vista, per me risulta naturale considerare i premi e i riconoscimenti dati a Le otto montagne di Paolo Cognetti più che meritati. Li vale.

Photo Credits: scatto del 18 agosto 2023, poco più in alto del rifugio Calvi raggiunto partendo dal Rifugio Le sorgenti del Piave (Sappada)

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