La vita simbolica di Carl Gustav Jung stazionava sul mio comodino da più di un anno, lasciato fermo su un passaggio che lessi a voce sul canale Telegram domandandomi mentalmente se l’asserzione dell’autore secondo cui:
“al progresso esteriore dell’umanità non si è verificato un corrispondente sviluppo e miglioramento interiore”
fosse vera o falsa.
Sul momento mi bastava credere nella sua verità fondamentale e percepire, al contempo, l’intenzione di destrutturare il metodo freudiano e ridimensionare l’importanza del padre della psicoanalisi (e del suo ego) nell’interpretazione dei sogni.
Svanito il momento (durato oltre i 365 giorni dall’inizio di questa lettura) è emersa la curiosità di leggere le riflessioni di Carl Gustav Jung e gli appunti raccolti su La vita simbolica.
La vita simbolica di Carl Gustav Jung: credo e pregiudizi e…
La non corrispondenza tra progresso esteriore e sviluppo interiore rilevata da La vita simbolica non è un concetto al quale ci si rapporta secondo la filosofia tradizionale occidentale (vera o falsa). Questo è certo.
Quello che ha importanza è individuare il reale problema insito nella frase. Problema che emerge e si esplica meglio leggendo gli appunti inerenti:
la funzione trascendente
Secondo le ipotesi junghiane, conscio e inconscio sono complementari e la funzione trascendente è il solo collegamento utile a regolarne lo scambio favorendo, inoltre, la comunicazione tra realtà esteriore e realtà interiore.
Il problema della non corrispondenza tra progresso e sviluppo dell’umanità è un problema di comunicazione.
Quando l’idea vince sull’intuizione e la trascura o la controlla con l’intenzione di reprimerla, l’unico strumento che l’umanità ha a disposizione per interagire con la sua natura si blocca.
Causa del problema non è la funzione trascendente ma l’atteggiamento che la parte cosciente e razionale ha nei riguardi di quella inconsapevole ed emotiva. Un atteggiamento che abbraccia la speranza freudiana di esaurire e rimuovere l’inconscio, la parte più intima, profonda e incomprensibile dell’essenza umana.
A essere sbagliato è anche il potere dato alla coscienza di rappresentare l’inconscio come una malattia da curare invece di usare le sue potenzialità per imparare a conoscerlo, decifrarlo e comprenderlo. Soprattutto quando, improvvisamente, emerge e rende difficile il vivere.
“La vita esige sempre di essere riconquistata da capo”.
La terapia junghiana sposta il focus del problema e propone di risolverlo lavorando sulla comunicabilità e sul recupero della funzione trascendente.
Lo scopo non è guarire dall’inconscio ma integrare la sua complessità a ciò che è conscio, rendere fluido lo scambio fra interiorità ed esteriorità attingendo dal materiale onirico e ampliando le interpretazioni. Capire meglio ciò che vuole comunicare.
A differenza di Freud, Jung non crede che i sogni comunichino solo ed esclusivamente pulsioni sessuali. I sogni sono fonte e produzioni di simboli e vita interiore da integrare alla vita esteriore e cosciente.
Anche se l’ignoto spaventa, porre attenzione agli stati d’animo e alla loro intensità è uno dei piccoli passi per attivare la funzione trascendente, avvicinarsi a sé stessi, rendere possibile la cooperazione tra essere esteriore ed essere interiore.
Il procedimento spiegato è molto concreto. In base alla tipologia di persone (e personalità) La vita simbolica ha ragione di manifestarsi attraverso le attività creative più adatte allo scopo.
Trovare un equilibrio per raffigurare e comprendere l’inconscio:
“È una via per liberarsi compiendo uno sforzo personale e per trovare il coraggio di affrontare sé stessi”.
Il cambio di atteggiamento e di direzione del conscio rispetto all’inconscio, dunque, è necessario per accedere ed esplorare in sicurezza:
La vita simbolica
Contesto scelto da Jung per provare a rispondere esaustivamente su quale sia il futuro delle religioni e sul perché i cattolici sono meno soggetti dei protestanti alle nevrosi.
Domande ovvie ma imprescindibili per riflettere sul destino spirituale dell’umanità.
Nel rispondere, Jung inverte l’ordine dei quesiti posti.
Se i cattolici sono meno propensi dei protestanti a soffrire di nevrosi è perché i primi hanno preservato ritualità e simbolismi precristiani integrandoli a un culto che, per millenni, ha saputo soddisfare i bisogni spirituali delle comunità in cui si è radicato dando senso alla vita.
L’atteggiamento di Jung verso la Chiesa cattolica, riconoscendo in essa la capacità e l’efficacia con le quali si fa interprete e rappresentante spirituale di gran parte dell’umanità, gli è valsa la benedizione papale.
“Solo la vita simbolica può esprimere i bisogni dell’anima”.
Al di là di questo, la Chiesa cattolica non rappresenta la condizione psicologica dell’autore, nato e cresciuto in un ambiente protestante. Il suo sapere, in merito, limita le probabilità di sentire e credere vero un sistema di simboli che non lo rappresenta ma ciò non gli impedisce di riconoscere nei pazienti cattolici una situazione extra ecclesiam in cui l’anima, abbandonati i significati della realtà simbolica in cui era integrata, si perde e disorienta trovandosi di fronte al trauma della solitudine e dell’isolamento.
Compito di Jung, quindi, non è fondare una nuova religione né dire come si svilupperanno quelle già esistenti ma di comprendere l’entità del trauma derivante dalla perdita di fede nel sistema e nelle strutture regolatrici della psiche umana.
“[…] si devono guidare le persone molto lentamente e aspettare a lungo che l’inconscio produca i simboli in grado di riportarle all’originaria vita simbolica”.
Discussione
È una sezione dedicata ai dialoghi tra Jung e i vari rappresentanti del mondo protestante dove emergono alcuni dei motivi per cui l’interlocutore soffre maggiormente di nevrosi.
- Cercare una distinzione tra i credo cattolico, anglicano, protestante o ortodosso con il fine di trovare la religione migliore come modello;
- criticare l’eccesso di simbolismi cattolici per poi rendersi conto di non averne di sufficientemente validi per tenersi vicini i propri fedeli;
- la difficoltà del non riuscire a capire autonomamente se il credo e i simbolismi nazisti sono giusti o sbagliati per lo sviluppo spirituale della comunità e
- il vivere scienza e religione come due entità in conflitto
sono segnali che indicano ansia, preoccupazione, angoscia. Elementi nevrotici intuibili anche dal tipo di risposte fornite da Jung che si autorappresenta nell’atto di mediare e di utilizzare termini che sottolineano l’opinione del terapeuta in merito ai temi discussi.
“La religione è un’attenta osservazione dei dati”
può essere un modo di portare l’interlocutore a credere che scienza e religione non sono in conflitto e a far notare con quali pregiudizi stia vivendo un’epoca di transizione.
Un’epoca in cui il Positivismo sta guadagnando credito e potere in tutti i livelli della popolazione industrializzata e civilizzata determinando un sovraccarico di razionalismo e intellettualismo sui valori spirituali e morali di un’umanità in cui:
“anche gli imbecilli si impadroniscono della scienza”.
L’incertezza mondiale intuita nel 1939 pare rimanere inalterata fino ai giorni nostri. Se si ripensa agli studi di Zygmunt Bauman e ai ragionamenti di Umberto Eco la non corrispondenza tra progresso esteriore e sviluppo interiore trova conferma e realtà nello status quo odierno.
Una crisi di cui l’umanità non ha ancora coscienza.
Sanare la frattura
Negli scritti junghiani del 1961 permane però la fede nei simboli, naturali e culturali, come ancora di salvezza e la convinzione che l’analisi sia il solo strumento utile per riguadagnare il terreno perduto, anche se:
“Il mondo si è disumanizzato attraverso l’acquisizione della dimensione scientifica”
e nonostante la constatazione secondo cui:
“Quel che di naturale hanno conservato gli uomini è la propensione a litigare e a lottare per avere la meglio l’uno sull’altro”.
Per Carl Gustav Jung i simboli esistono, non possono essere rimossi dall’inconscio e, da millenni, continuano a costituire quei valori di cui l’umanità ha bisogno per attenuare il senso di perdita, solitudine e incertezza dell’anima.
La vita simbolica può ancora essere ricostituita ma è tutto nelle mani del singolo individuo e nella sua naturale propensione ad esplorare l’inconscio abbandonando:
“[…] gli insegnamenti freudiani che hanno accresciuto e confermato l’esistente disprezzo per la psiche”.
In conclusione, La vita simbolica di Carl Gustav Jung mi è sembrata una lettura affascinante e ottimista.
Io ne avevo bisogno.
E tu?
Autore: Carl Gustav Jung
Titolo: La vita simbolica
Titolo originale:
Traduzione: Silvano Daniele, Silvia Stefani
Casa editrice: Bollati Boringhieri
Pubblicazione: ristampa Aprile 2021
Pagine: 110
Prezzo: € 14.00





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