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David Copperfield di Charles Dickens: romanzo di formazione?

25 Gennaio 2023
David Copperfield e il carattere ingenuo della narrazione di Charles Dickens

Con David Copperfield di Charles Dickens avrei dovuto chiudere il 2022 e, invece, l’ho lasciato tranquillamente passare in veste di protagonista della prima recensione del 2023.

A prima vista appare un romanzo di formazione ma le poche righe che Cesare Pavese dedica al tema del libro mi fanno dubitare e così l’ho letto seguendo, come chiave di lettura dell’opera nel suo complesso, il termine ingenuità.

David Copperfield e il carattere ingenuo della narrazione di Charles Dickens

David Copperfield è un romanzo di formazione?
Penso sia riduttivo pensarlo solo sotto questa forma.

Diviso in tre parti, Dickens le descrive dettagliatamente spiegando i motivi per cui, fin dalla nascita, il destino del personaggio sarà costellato di sventure.

Nel corso dell’infanzia, infatti, David viene derubato di tutto quello che gli serve per dare senso e forma alla sua esistenza.

Avviene che la madre, troppo giovane e bella per rimanere sola con un bambino da accudire si risposa lasciando che il patrigno, troppo fermo ed egoista nei suoi principi educativi, privi il bambino del suo nome, della sua casa e della sua dignità maltrattandolo, esiliandolo in collegio e, infine, vendendolo come bassa manovalanza a una ditta londinese.

Privato dei suoi punti di riferimento, a causa della sua giovanissima età e allontanato dai pochi personaggi buoni presenti fin dall’inizio del romanzo, David ha poche speranze di mantenere l’animo puro e ingenuo che lo caratterizza. Eppure, malgrado la notevole varietà con cui i personaggi dickensiani cercano di distogliere l’attenzione dallo sfortunato orfano per poter acquisire maggiore importanza agli occhi di chi legge, Copperfield riesce comunque a trovare un modo per crescere.

In una rocambolesca (e disperata) fuga, il ragazzo, consapevole di non essere particolarmente importante pur essendo fondamentale per la riuscita di una narrazione in cui Dickens dà il meglio di sé come scrittore, riesce a liberarsi e a trovare protezione nella terribile zia Betsey Trotwood, acerrima nemica degli asini.

Si tratta di una fase in cui, ad eccezione dei Murdstone e di Uriah Heep, rispettivamente troppo ignobili o umili per suscitare anche solo un briciolo di solidarietà umana, il protagonista non fa distinzioni.

Tutti, per David, sono, ai suoi occhi, persone soffuse di luce propria, importantissime per la cura e la tutela della sua anima ignara e priva di malizia.

Per Copperfield, la famiglia di barcaioli di cui la governante Peggoty è parente, il signor Dick e i suoi crucci su re Carlo, i Wickfield padre e figlia, il signor e la signora Micawber e la loro numerosa prole, il compagno di collegio Steerforth e la sua orgogliosa madre sono gli scrigni preziosi e inviolabili in cui riporre tutta la fiducia e la tenerezza di cui dispone.

Completata, a Canterbury, la sua istruzione questa squisita figuretta in tutto e per tutto dickensiana, entra nella seconda fase della sua vita divenendo un giovane che, pur non avendo dimenticato le passate disgrazie e privazioni, mantiene e consolida il candore della fanciullezza.

È una fase che, nella sua brevità, ha uno svolgimento lento, transitorio e disseminato di trappole per rendere insormontabili le criticità alle quali va naturalmente incontro.

Al sentire semplice del bambino e alle spontanee reazioni che pone di fronte alle avversità si sostituisce una percezione più composita del mondo e delle ombre e degli inganni in cui potrebbe essere coinvolto. Subentra e attecchisce nel protagonista il discernimento ovvero la capacità di distinguere in autonomia i personaggi veri e autentici da quelli falsi e vacui.

Nella terza e ultima fase, le perdite subite da David Copperfield in gioventù, invece di indurlo alla fuga, lo condurranno a completare la sua maturazione in adulto capace di comprendere che, qualunque cosa accada durante il percorso:

  • chi avrà fatto del bene, avrà la sua occasione di riscatto;
  • chi avrà subito il male, troverà pace o felicità;
  • chi avrà fatto del male, cadrà senza possibilità alcuna di risollevarsi se non attraverso l’illusione delle proprie stesse menzogne e
  • chi si troverà al centro di questa eterna lotta tra bene e male, dei suoi effetti e delle sue conseguenze, avrà l’unica cosa che non si potrà mai negare a un’esistenza, il suo destino.

David Copperfield, testimone di tutte le vicende che gli scorrono accanto, è una figura il cui unico obiettivo è comprendere la profondità del bene e della fiducia che ripone nell’umanità e di astenersi dal compiere azioni che potrebbero cambiarla senza aver la certezza di migliorarla. In tal senso, ci vuole molta forza di carattere per mantenere il candore o l’ingenuità di cui Pavese parla e l’abilità di Charles Dickens, non di altri, per portare a compimento questo arduo compito.

In conclusione, David Copperfield di Charles Dickens è un romanzo di formazione o
una favoletta inverosimile per infondere la speranza che esistono virtù capaci di trascendere il concetto che ne ha la morale sociale di chi legge?

Per entrambi i quesiti, negherei tassativamente una risposta netta e definita e mi soffermo sul pensiero che, secondo la mia opinione, non sia altro che un modello in cui a trasformarsi non è l’individuo ma la realtà in cui si è mosso facendo in modo che siano le soluzioni narrative proposte dall’autore a cambiare un romanzo partito con le peggiori premesse.

È un romanzo che mi è piaciuto leggere e che mi ha fatto stare bene? Non proprio ma ne ho apprezzato il senso di equità che, alla fine, traspare.

A te, invece?
Quali sensazioni e virtù offre o ispira, in realtà, il David Copperfield di Charles Dickens?

Raccontami usufruendo della possibilità di commentare qui, sul blog, oppure su Telegram.

Autore: Charles Dickens
Titolo: David Copperfield
Titolo originale: The Personal History of David Coperfield
Traduzione: Cesare Pavese
Casa editrice: Einaudi
Pubblicazione: ristampa 2005
Pagine: 891
Prezzo: € 13.50

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