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Il guardiano di Peter Terrin: un romanzo cerebrale

7 Marzo 2022
Il guardiano di Peter Terrin: le tre interpretazioni dell'individuo

A una superficiale lettura della sinossi, Il guardiano di Peter Terrin pare la versione belga-olandese, con intarsi provenienti dalla letteratura kafkiana, dell’individuo descritto da Dino Buzzati con Il deserto dei tartari e, in un certo senso, è così.

A divergere leggermente dal tema dell’uomo lasciato solo con i suoi pensieri è il modo con cui Il guardiano triplica il suo Io con l’intento di tener separate tra loro le singole parti di cui un individuo, bloccato in una condizione di attesa perenne che ne mette a dura prova la salute mentale, è composto.

Il guardiano di Peter Terrin: le tre interpretazioni dell’individuo

Il guardiano di Peter Terrin ha sede in un condominio un tempo abitato da diverse e importanti personalità che, all’improvviso, si svuota lasciando Harry e Michel da soli a vigilare sul seminterrato.

Nell’attesa di istruzioni da una non ben specificata Organizzazione alla quale appartengono, ai due personaggi non resta altro da fare che distribuirsi ruoli e mansioni predisponendosi a resistere, senza farsi prendere dal panico o dall’angoscia, a una logorante condizione di permanenza.

Perdere la capacità di vigilare sulla propria sanità mentale, infatti, sarebbe poco professionale per Il guardiano.

Il ruolo del narratore viene assegnato a Michel il quale, spesso, si lascia andare con la memoria ripercorrendo il prima che i residenti se ne andassero e indugiando, nello specifico, su Claudia, una cuoca della quale si era invaghito o, con la quale, avrebbe voluto instaurare una relazione.

Harry, invece, si assume l’incarico di scegliere l’atteggiamento da adottare con l’arrivo dei rifornimenti, unico segnale proveniente dal mondo esterno e secondo i tempi stabiliti dall’Organizzazione. Il tempo che scorre tra una consegna e l’altra lo occupa fantasticando sul dopo, ovvero su un futuro in cui si vede assegnata una promozione e un incarico di vigilanza da svolgere, per cambiare, nel giardino di una villa.

In un condominio deserto, tuttavia, pattugliare sempre e solo il perimetro di un sotterraneo può e risulta monotono.

Ben presto le conversazioni e le congetture si esauriscono e qualsiasi cosa, anche la più banale e insignificante come:

  • un vasetto di marmellata che si rompe accidentalmente nel corso di un’operazione di scarico rifornimenti;
  • il rumore di una bicicletta di passaggio; una mosca che si aggira in luoghi in cui non dovrebbe esserci;
  • l’arrivo di un nuovo collega;

acuiscono lo stress mentale al quale il romanzo è sottoposto rendendo la situazione insostenibile.

Abituati a lavorare come un’unica unità, il nervoso Harry e il pensoso Michel faticano ad assimilare un terzo elemento narrativo che Peter Terrin introduce nella seconda parte della narrazione.

Pur descritto nella corporatura, in quello che dice e nel come si comporta, il nuovo personaggio non viene riconosciuto come un guardiano e non ha modo di occupare, attraverso un nome, la terza parte dell’individuo narrato attraverso Harry e Michel ma, anzi, viene torturato e rimosso causando un trauma che porta i due veterani a commettere un’infrazione del protocollo: abbandonare la postazione per risalire i piani alti e cercare l’unico residente rimasto.

L’idea di fondo è trovare risposta alle domande che Il guardiano, immerso nei compiti di Harry e Michel, non ha avuto il coraggio di porre in chiaro perché il tema principale non è chiedersi se nel mondo narrato esiste umanità e se la sua natura è buona o cattiva ma capire dove sia collocata, come preservarne l’esistenza, in quali direzioni intende volgersi e se ha ancora senso mantenere la vigilanza su di essa.

Solo Il guardiano ha gli strumenti e la possibilità di formulare delle risposte che lo facciano tornare in sé per:

  1. gestire il senso di scoramento che deriva dal rendersi conto di essere stato abbandonato e dimenticato e
  2. mantenere l’ordine e il controllo, almeno per quanto riguarda l’interno del perimetro di cui è costituita realtà narrata.

Il guardiano, dunque, viene messo in condizione di salire sulla superficie del romanzo, dissolvere l’incertezza che ispira e, infine, portare la narrazione alla caratterizzazione di un individuo imperfetto ma completo delle sue parti principali.

In sintesi, Il guardiano di Peter Terrin fornisce tre delle interpretazioni che la letteratura può fornire per verificare come si forma l’idea di individuo e come questa si modifica nella contemporaneità interna ed esterna al romanzo.

Meno noioso delle prime quaranta pagine de Il Deserto dei tartari di Dino Buzzati e, più o meno con le stesse nevrosi lette ne Il processo di Kafka, Il guardiano di Peter Terrin è un romanzo cerebrale comprendente entrambi i modelli letterari citati. Altri lettori, però, potrebbero trovarne altri che mi sono sfuggiti. Quali potrebbero essere, secondo te?

Autore: Peter Terrin
Titolo: Il guardiano
Titolo originale: De bewaker
Traduzione: Claudia Cozzi
Casa editrice: Iperborea
Pubblicazione: gennaio 2021
Pagine: 266
Prezzo di copertina: € 17

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