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Consolazioni di David Whyte: per alleggerire le letture precedenti

31 Gennaio 2022
Consolazioni di David Whyte: commento a qualche parola e un suggerimento slegato dal contesto

Gennaio è stato un mese dedicato all’esistenzialismo e alle forme con cui si esprime, si consuma e/o si rivela attraverso testi che, per una serie di motivi e sensazioni, predispongono mente e animo a un immobilismo e a un’apatia un po’ sconfortanti.

Per alleggerire gli effetti delle letture precedenti, dunque, Consolazioni di David Whyte mi sembrava adatto per creare una parentesi di respiro, prima di passare ai libri che leggerò prossimamente.

Consolazioni di David Whyte: commento a qualche parola e un suggerimento slegato dal contesto

Consolazioni di David Whyte è, semplicemente, una raccolta di parole – senza storia, trama o contesto – inquadrate dal punto di vista dei significati di cui dispongono ma che comunemente non vengono veicolati perché, in quanto ignoti, sono percepiti come inesistenti.

Tra queste, le parole per le quali mi sono sentita più in accordo rimanendo comodamente seduta nel mio individualismo di lettrice, sono:

Solo

perché indica un tempo preciso in cui questa parola ha cominciato a fare paura sulla quale si è creata tutta una struttura culturale volta a sostituirla con la parola intrattenimento per bloccare, di fatto, tutte le riflessioni che possono scaturire pensando ad essa, a come si presenta e perché può essere utile a sviluppare una maggiore coscienza di sé e degli altri;

Disperazione

mi ha affascinata per il significato paradossale che David Whyte dà alla parola come “ultimo baluardo della speranza”.

Collocata sul confine, sottile, sfumato ma percepibilissimo che sta tra la depressione e la compassione, la disperazione rappresenta, invece, la possibilità di fare una scelta. Per quanto estrema e spaventosa possa essere, è e rimane, sempre e dopotutto, una scelta per fare un passo concreto verso un’opportunità da cogliere, nel bene o nel male, da portare a compimento e, infine, da lasciar andare.

Genio

perché indica un significato che, per una volta, si discosta dalla percezione comune di incompreso e incomprensibile. Questo passaggio, ad esempio, mi piace particolarmente:

“Vivere il nostro genio è vivere la conversazione tra il corpo particolare che abbiamo ereditato e il corpo del mondo da cui sembriamo essere stati creati”.

Lo percepisco chiaro, comprensibile e niente affatto forzato. Proprio come dovrebbe essere, di norma e nella normalità, una conversazione interessante e coinvolgente.

Per quanto riguarda le parole con le quali mi trovo in disaccordo e che non mi hanno convinta del tutto:

Assediati

non mi ha detto nulla di consolatorio perché si limita a descrivere una realtà comune e invita ad adattarsi al contraddittorio della parola aspettando che i quesiti che pone si sciolgano da sé, senza nemmeno tentare di formulare un pensiero applicabile e coerente che apra un po’ gli spazi in cui ci si sente vincolati;

Confessione

malgrado sia presentata come un’azione volta a liberarsi del peso di segreti, menzogne e mezze verità ha un vago sentore dogmatico che dovrebbe incutere timore o indurre a desiderare, a chi vive e si esprime con sincerità, di avere qualcosa di cui confessarsi.

Preferisco la parola Ammissione intesa come un modo di prendere atto che non tutte le verità combaciano fra loro senza, peraltro, farsene una colpa da confessare. Ammissione non c’è nel libro di Whyte. Nonostante ciò è piacevole però rendersi conto come un termine non gradito può ispirarne un altro, più consono o preferibile e comunque non meno sincero e/o attinente ai significati esplorati con la parola Confessione.

Bellezza

perché non dice nulla di più sui suoi significati nascosti fornendo solo qualche, suggestivo esempio sul dove è possibile trovarla.

Pagine e pagine di letteratura tesa a definirne la poliedrica essenza esplorando il campo infinito di combinazioni che sceglie per manifestarsi per poi ridurre la bellezza a poco più di una facciata non è granché come consolazione, anche se coglie bene l’essenzialità che la caratterizza.

Scritto questo Consolazioni di David Whyte è un grazioso libretto al quale si può sempre concedere, di tanto in tanto, spazio sul comodino.

… magari in parte alle sigarette chieste da Michael, un arcangelo corpulento e non convenzionale interpretato da John Travolta, prima di assumersi il difficile compito per il quale è sceso sulla terra.

Contrariamente alla parola data da Camus per definire il Coraggio e al quale David Whyte si associa, il film (di cui suggerisco la visione pur non avendo alcuna attinenza con questo post) ne propone un’altra per dare senso e direzione alle parole di consolazione che l’angelico Michael conosce e mette in pratica sapendo bene che, se non saranno comprese, ne sentirà la mancanza. E allora sì che, come dice Camus, non resterebbe altro che…

Autore: David Whyte
Titolo: Consolazioni
Titolo originale: Consolations – The Solace, Nourishment and Underlying Meaning of Everyday Words
Traduzione: Alessandro Zabini
Casa Editrice: Tea
Pubblicazione: aprile 2021
Pagine: 174
Prezzo di copertina: € 14

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