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Un inverno a Maiorca di George Sand: inno alla sedentarietà?

29 Novembre 2021
Un inverno a Maiorca di George Sand: viaggio e sedentarietà

George Sand è lo pseudonimo maschile con il quale Amantine Aurore Lucile Dupin firma Un inverno a Maiorca presentandolo come un racconto di viaggio e, con il senno della narrazione in scorrimento, un inno alla sedentarietà e una franca constatazione di aver vissuto un’esperienza alquanto deludente.

Perché?

Un inverno a Maiorca di George Sand: la delusione del viaggiare

In una lettera introduttiva, George Sand avvisa il lettore che racconterà il suo soggiorno a Maiorca seguendo lo stile e la voce del dizionario al quale si riferisce cercando di selezionare le impressioni e le opinioni personali sviluppate dall’analisi delle risorse, delle attività agricole e commerciali, della situazione politica e dei rapporti che tale isola aveva, all’epoca, con la Spagna e la Francia.

Per quanto pittoresca, la realtà di Maiorca descritta dalla narratrice sotto pseudonimo è ben diversa e niente affatto lusinghiera rispetto a quelle riportate dai suoi contemporanei e, mettendo in conto che tale chiarimento potrebbe indurre il lettore a chiedersi perché mai abbia scelto Maiorca come meta di viaggio, specifica quanto ha compreso dell’impulso e del bisogno profondamente umano di andarsene, per un periodo, altrove.

“Il bisogno di viaggiare.
Bene! Ditemi allora cos’è questo bisogno, perché tutti noi ne siamo più o meno ossessionati, e perché tutti gli cediamo, anche dopo aver riconosciuto molte e molte volte che lui stesso salta in groppa dietro di noi senza lasciare mai la presa e senza accontentarsi di niente?
Se voi non volete rispondermi, avrò io la franchezza di farlo al posto vostro”.

Le difficoltà di trovare un alloggio in una località, a primo impatto, arretrata e inospitale, portano la Sand ad approfondire le prime percezioni negative in merito spiegandole come conseguenti al fatto che l’isola, sebbene ricca di risorse e potenzialità, rimane soggetta ancora nell’Ottocento a un sistema sociale di stampo medievale, all’invasione di rifugiati spagnoli a causa della guerra civile e alle mire civilizzatrici della Francia e dell’Inghilterra.

L’improvviso cambiamento di clima e il trattamento riservato a chi si ammala nel paese in cui non piove mai se non per due mesi consecutivi l’anno chiudono la prima parte delle considerazioni riportate e passano alla seconda fase del viaggio dedicata, dopo aver aver trovato aiuto in un connazionale, all’esplorazione della capitale maiorchina.

Proseguendo con lo stile turistico, quindi, Un inverno a Maiorca approfondisce lo stato culturale, artistico e morale dell’isola prendendo come riferimento storico gli stili architettonici di palazzi e abitazioni.

“L’interno di questi palazzi non corrisponde assolutamente all’esterno.
Nulla è più significativo, tra le nazioni così come tra gli individui, della sistemazione e dell’arredamento delle abitazioni”.

Gli aneddoti riferiti in merito a una preziosa carta geografica macchiata d’inchiostro e la distruzione di un convento spagnolo, un tempo prestigioso centro operativo dell’Inquisizione, sono un espediente per raccontare anche come il viaggiatore straniero è percepito dagli autoctoni e come essi percepiscono la loro storia con vergogna ignorando i principi che li hanno mossi a compiere determinate imprese.

Infine, la terza parte di Un inverno a Maiorca, dopo aver trovato un collegamento tra la storia dell’isola e la storia di Francia, si apre sulle strade che conducono nei dintorni della capitale considerate belle alla vista ma tutt’altro che pratiche per la libera circolazione di merci e persone.

A seguire, la descrizione di un monastero dove narrante e famiglia vi si stabiliscono e del tempo trascorso ad esplorarne gli interni e la natura circostante spostano l’attenzione alla natura umana dei maiorchini che, alla fine, si rivela corrispondente alla delusione e all’insoddisfazione del narratore la cui esposizione, per quanto equilibrata e precisa senza risultare eccessivamente monocorde o didascalica, sottolinea quanto il viaggio sia stato, nel complesso, inutile per colmare il bisogno di partenza.

A cambiare, nel corso del viaggio è solo la malattia da curare che dal figlio accompagnato passa all’accompagnatore (Chopin) del Narratore.

Malgrado tutte le impressioni raccolte, di pregio o meno, trascorrere Un inverno a Maiorca ai tempi di George Sand non pare una buona idea per chi è in cerca di pace, ristoro e cure in un paese che tratta lo straniero lasciandolo nella sofferenza e nell’assenza di empatia umana.

Sentimentale ma non coinvolgente, Un inverno a Maiorca di George Sand esplica i pregi della sedentarietà concedendo ai lettori di esperire il senso del viaggiare continuando a calzare le proprie pantofole pur sapendo che, in caso di necessità, è in grado di muoversi con l’efficacia e il beneficio che cerca, per sé e per i suoi cari.

Autrice: George Sand (Amantine Aurore Lucile Dupin)
Titolo: Un inverno a Maiorca
Titolo originale: Un hiver à Majorque
Traduzione: Sara Grosoli
Casa Editrice: L’Iguana editrice
Pubblicazione: febbraio 2017
Pagine: 194
Prezzo di copertina: € 14

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