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Opinioni di un clown, Heinrich Böll: ultimo #BookDreams2021

8 Ottobre 2021
Opinioni di un clown di Heinrich Böll: automatismi letterari e letterali

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Opinioni di un clown di Heinrich Böll chiude il ciclo di letture anticipate e condivise, all’interno dell’iniziativa promossa da Bruna Athena, dei #BookDreams2021. Un romanzo complesso, variegato, umanistico che racconta la Germania degli Anni Sessanta dalla visuale di…

Opinioni di un clown di Heinrich Böll: automatismi letterari e letterali

Hans Schnier è arrivato a Bonn.

All’età di ventisette anni la sua carriera di clown pare finita, irrimediabilmente compromessa da un ginocchio malandato, dall’alcool, dalla prima stroncatura e, cosa più umiliante di tutte, dalla compassione del pubblico per il quale si era truccato.

La voce narrante di Heinrich Böll sta attraversando una crisi esistenziale, accelerata dalla consapevolezza di aver perduto la donna che ama, Maria.

Preso atto che è ridotto sul lastrico, Opinioni di un clown racconta che soffre di:

  • Mal di testa,
  • Malinconia,
  • Indolenza,
  • Monogamia

e che ha l’abilità di sentire gli odori delle persone con le quali parla per telefono.

In un complesso avvicendarsi di automatismi letterari e letterali, il romanzo racconta anche come e perché, secondo il parere del Narratore, si è arrivati a questo punto.

Rampollo di una delle famiglie più facoltose e influenti della sacra terra tedesca, Hans è la smorfia che rovina la fotografia d’insieme ricordando ai genitori e al fratello che, per quanto si impegnino a fare la loro parte sociale per mantenere intatta l’immagine di rispettabilità con cui organizzano il loro stile di vita, non potranno mai cancellare la colpa di aver sacrificato ai nazisti l’amata sorella Henriette e di aver, per questo, affamato di cibo, di affetto, di sostegno materiale e spirituale i figli maschi rimasti in vita perché troppo piccoli per essere spediti al fronte in quanto non abbastanza allineati al partito.

Una volta adulti, il fratello Leo si convertirà al cattolicesimo mentre Hans si innamorerà di Maria, cattolica, povera e figlia di un cartolaio colto e istruito. La stessa che, dopo vari e molteplici condizionamenti, lo abbandonerà per poter respirare aria cattolica, prendere le distanze da una vita condotta nel peccato di aver amato un protestante.

A queste due storie principali, familiare e personale, Opinioni di un clown integra tutti i conflitti politici, economici e sociali, ideologici e teologici che ribollono in una Germania che, divisa tra l’orrore del passato e l’indifferenza del presente, non può e non riesce a sopportare la vena critica e fin troppo pertinente con cui Hans Schnier costruisce i suoi spettacoli e perseguita i suoi detrattori. Per questo e altri motivi, il pubblico cerca di non farsi trovare, di sfuggirgli, di indurlo al silenzio accusandolo di incomprensione. In realtà, il clown capisce tutto.

“Per quanto strano possa sembrare, io voglio bene alla specie a cui io stesso appartengo: agli esseri umani”.

Il male esistenziale della voce narrante non è dovuto alla rabbia che un individuo dal temperamento artistico può provare nel sentirsi incompreso dai suoi simili ma alla sofferenza che l’artista prova nel vedersi negare quelle qualità che lo rendono umano, sensibile ed empatico, nel tentativo di disumanizzarlo quanto basta perché si adegui, come tutti, al compatimento e al disprezzo di sé.

A differenza di un sacerdote che, attraverso il dogma, alimenta il senso di colpa dell’umanità in cambio della salvezza spirituale, Hans Schnier si maschera e ne imita i sentimenti e le relative idiosincrasie al fine di scatenare il riso che è di divertimento solo per i bambini, vere anime innocenti di tutta la storia.

Il riso al quale Opinioni di un clown aspira e che trova modo di ottenere, cancellando così l’onta di aver ispirato compassione, ha varie forme: di rabbia, di vergogna, di frustrazione, di imbarazzo. Sebbene per contrasto negativo, è proprio questo impercettibile dettaglio, con cui il protagonista si rende presente a sé stesso e agli altri, che fa del romanzo di Heinrich Böll una narrazione autentica e umana che, come una lacrima, spunta in un attimo di sincero, improvviso, perdono.

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