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Il decoro di David Leavitt: un romanzo convenzionale?

16 Agosto 2021
Il decoro di David Leavitt: decorosamente bello

Le indecisioni su cosa leggere ancora si risolvono facilmente quando si staziona in libreria, in attesa di ritirare i libri ordinati in precedenza.

Il decoro di David Leavitt mi ha incuriosita:

  • per il titolo,
  • perché mi ero ripromessa di leggere qualcosa di questo autore da quando un’amica lettrice fece un resoconto su un altro suo libro e
  • perché volevo verificare quanto e se si tratta di un romanzo convenzionale.

Il decoro di David Leavitt: decorosamente bello

Il decoro inizia con una domanda, condivisa con un gruppo di amici appartenenti alla stessa classe sociale, che Eva Lindquist vorrebbe rivolgere per risolvere il dramma delle elezioni presidenziali del 2016:

“Vi andrebbe di chiedere a Siri come assassinare Trump?”

Il quesito è sconcertante e genera le discussioni sul quale è imperniato il romanzo di David Leavitt e che si inaspriscono nel momento in cui Eva decide di acquistare un appartamento a Venezia, luogo scelto come rifugio da chi ha votato per un presidente che non rappresenta i suoi ideali.

Pur sapendo che Eva non ha esercitato il suo diritto al voto a causa della fila creatasi in tempo elettorale, ciò non toglie che il suo modo di pensare, di conversare e di agire condizioni, di riflesso, i pensieri e gli stati d’animo di tutti quelli che gravitano intorno a lei, egoisticamente desiderosa di fuggire in Europa.

Il programma di Eva però ha degli intoppi che si verificano nel corso della narrazione e in concomitanza con la transazione immobiliare da lei aperta senza chiedere il parere del marito o pensare alle conseguenze del suo gesto.

Bruce, consulente patrimoniale di professione, non approva l’ultimo, dispendioso e inutile acquisto della moglie ma, come d’abitudine, evita di affrontare la discussione che si sposta con il vicino di casa, il nemico che ha votato colui che non deve essere nominato, al quale confida l’intenzione di prestare soccorso alla segreteria malata di tumore, alle prese con una causa di divorzio e con dei figli problematici in casa.

Min, ex collega di lavoro di Eva, intensifica le sue attività di spia bugiarda e manipolatrice per assicurarsi il ruolo di migliore amica della donna che avrebbe voluto essere e che non è mai diventata mentre Jack, l’arredatore d’interni, lascia in sospeso fino alla fine la decisione di rifiutare o accettare l’ingaggio a Venezia. La Serenissima, infatti, è un luogo di brutti ricordi ma, conoscendo l’unica amica-cliente che è in grado di capire, teme di perderla raccontandole i dettagli raccapriccianti della sua vita sessuale e sentimentale.

Ai legami di base di questi personaggi principali, Il decoro mostra anche come cambiano le dinamiche relazionali (individuali e di gruppo) tra:

  • l’editrice femminista Rachel e il marito Aaron, editore disoccupato e sessista,
  • Sandra, scrittrice alle prese con il suo primo libro e con la fine del suo matrimonio,
  • Pablo, mentore di Jack e figlio di una coppia di messicani arrestati quando era ancora un bambino
  • e alcuni personaggi comparsa come Grady o Matt Pierce.

Descrivendo con molta eleganza la vacuità di una realtà e di una classe sociale privilegiata, simboleggiata da Eva, che non sopporta tutto ciò che cambia o anche solo ha la parvenza di sfuggire al suo controllo, David Leavitt immerge il lettore in una storia che racconta come questa stessa realtà si modifica e si adatta alle circostanze di una prosa che si interseca perfettamente con le tematiche affrontate e sintetizzate nella frase di accompagnamento al libro del poeta britannico Wystan Hugh Auden:

“Tutte le convenzioni cospirano
perché questa fortezza assuma
l’arredamento di una casa;
perché non vediamo dove stiamo,
persi in un mondo stregato,
bambini spaventati dalla notte
che mai felici sono stati o buoni”.

Per quanto realistici e interessanti nelle loro sfaccettature e ad eccezione di Bruce, Jack e anche Min (sebbene in accezione spregiativa) nessuno ispira grande empatia, se non facendo molta attenzione ai punti di vista che il narratore adotta per interpretare i modi di essere e di comportarsi dei personaggi al fine di renderli coerenti a un romanzo che, sul retro di copertina, Rachel Cusk considera:

“Divertente e inaspettato, una risposta concreta ai nostri tempi”

Malgrado faccia spesso sorridere, a me è parso più un romanzo ironico che divertente, dal taglio narrativo inusuale, forse, ma non particolarmente inaspettato per le soluzioni adottate pagina dopo pagina prima di riunire, cambiati, i personaggi che hanno dato inizio alla narrazione. Se è una risposta concreta ai nostri tempi, non saprei. È probabile, tuttavia, che lo sia per la cultura alla quale il libro si ispira per argomentare una critica posta con garbo.

Il decoro di David Leavitt è, a seconda delle convenzioni, come una casa arredata per essere abitata e per apparire sulla copertina di una rivista del momento. Decorosamente bello, decisamente interessante. 🙂

Autore: David Leavitt
Titolo: Il decoro
Titolo originale: Shelter In Place
Traduzione: Fabio Cremonesi e Alessandra Osti
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 349
Pubblicazione: aprile 2021, prima edizione economica
Prezzo: € 9.90  (€ 17 su Amazon nell’edizione SEM)

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