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La fattoria delle magre consolazioni di Stella Gibbons: divertente (e spietato)

13 Agosto 2021
La fattoria delle magre consolazioni di Stella Gibbons e i diritti di Flora Poste

Pubblicato nel 1932, La fattoria delle magre consolazioni di Stella Gibbons ebbe un successo immediato e:

“da allora è sempre stato in commercio, evento raro nel mondo editoriale”.

Un altro fattore interessante che ha stuzzicato la mia curiosità è il come l’autrice costruisce una critica che mira a ridimensionare un certo tipo di letteratura che grazie ad autori come D.H. Lawrence e Thomas Hardy sancì il successo di un genere che però ha ben pochi elementi per essere definito divertente e piacevole da leggere.

La fattoria delle magre consolazioni di Stella Gibbons e i diritti di Flora Poste

Flora Poste, la protagonista del romanzo di Stella Gibbons, si trova sola, con una piccola rendita annua e senza proprietà materiali non appena raggiunge l’età da marito. Non sapendo come organizzare la sua esistenza, cerca ospitalità e discute il da farsi con Mrs Smiling, una vedova benestante circondata di corteggiatori e appassionata collezionista di reggiseni.

L’idea di lavorare o di sposarsi non sono contemplate. Flora, quindi, ha deciso di intraprendere la carriera di parassita presso un qualche parente alla lontana ed è per questo motivo che, dopo essersi concessa un po’ di vita mondana, si dirige nel Sussex, verso La fattoria delle magre consolazioni con il duplice scopo di mettere in ordine e scoprire quali sono i suoi diritti.

“Flora scoprì un ramo sconosciuto della propria famiglia… quello dei matti. E ci andò a vivere”.

La famiglia che la ospita rispecchia perfettamente il nome che porta, Desoladder.

Ad eccezione di Judith, Elfine e della matrona della casa, Ada Funesta, La fattoria delle magre consolazioni non presenta donne.

Tra gli uomini, che quotidianamente si riuniscono per pranzare in silenzio o per litigare, spiccano in modo alquanto singolare:

  • il vecchio Adam, che non fa parte della famiglia ma si occupa delle vacche di cui è proprietaria (Inetta, Superflua, Rozza e Senzascopo) come se fossero sue;
  • il giovane e prestante Seth, il cocco di mamma Judith malgrado la sua passione per le donne la faccia ammattire;
  • il primogenito Reuben, uomo ligio e dedito al lavoro nella fattoria ma roso dai dubbi e dalla paura di non divenirne il futuro proprietario;
  • il capofamiglia, Amos, un fervente religioso che adora predicare fiamme, condanne e disgrazie a tutte le persone che incontra o che si riuniscono attorno a lui.

L’atmosfera è cupa, sporca, violenta e non vi è nulla che lasci presagire un piacevole soggiorno eppure Flora non si perde d’animo e armata di un libro intitolato Il sublime buon senso decide di mettere a posto le cose e rendere la convivenza più allegra e piacevole.

Da dove cominciare per dare il via a una letteratura veramente divertente?

L’eroina di Stella Gibbons osserva la sua stanza e decide che le tende sono belle ma che hanno bisogno di una buona lavata e da questa azione, semplice e banale, si muove per risolvere le problematiche che, da anni, ristagnano tra le proprietà e i rapporti dei Desoladder.

Con discrezione, Flora inizia risolvendo il problema di Meriam, la sguattera, suggerendole l’utilizzo di metodi anticoncezionali per poi passare alla giovane Elfine tenendo per ultimo il blocco più difficile da rimuovere, quello simboleggiato da Ada Funesta.

Mentre è intenta con queste faccende femminili Flora fa la conoscenza di altri personaggi curiosi e singolari come Mrs Blatte, Mrs Omicidy e Mr Cymice. Ad eccezione della prima, con la quale trova modo di interagire senza essere di ostacolo, la seconda è un’apparizione fugace mentre il terzo verrà accuratamente evitato poiché ha la fastidiosa tendenza di comparire nei momenti meno opportuni impedendo che la narrazione si svolga in modo semplice e decoroso.

Mr Cymice, purtroppo, è uno scrittore che ha la disdicevole abitudine di cogliere in ogni cosa, persona, elemento naturale metafore con le quali indagare e spiegare il problema del sesso che, vissuto dal punto di vista maschile, viene attribuito di riflesso anche al femminile che, secondo lui, soffre di inibizione. Teorie sulle quali Flora non vuole avere niente a che fare ma che, per gentilezza, lascia al suo attaccaticcio interlocutore pur di tenerlo ai margini di una storia che punta a distruggere un genere rendendone divertente la letteratura.

La fattoria delle magre consolazioni riesce così a mantenere il proposito di perseguire l’obiettivo rivoluzionario che si è imposto senza scadere nella frivolezza e smontando pezzo per pezzo le inutili lamentele e le sterili discussioni in cui sguazzano i suoi personaggi.

Flora, grazie al Sublime buon senso che la caratterizza e la contraddistingue, diverte il lettore e si diverte a risolvere i problemi in cui sono invischiati i suoi lontani parenti i quali, adattati ai panni di personaggi cupi, eccentrici e possessivi, si scoprono esseri umani perfettamente in grado di vivere insieme come parte di una comunità normale, felice ed equilibrata.

Una volta risolte anche le note non previste nel sommario, ricompaiono le donne non viste all’inizio e a Flora non resta più molto da fare se non scoprire quali sono i suoi diritti. Obiettivo, questo, che può raggiungere solo con la storia individuale di Ada Funesta e che, giustamente, rimarrà avvolto nel mistero per lasciare il romanzo sì in sospeso ma comunque libero dalle fosche premesse con cui era partito e spietato solo nella misura in cui ha il dovere di esserlo.

Molto bello, La fattoria delle magre consolazioni di Stella Gibbons è assolutamente un libro da leggere per svolgere lo stesso materiale in modo che faccia ridere che piangere e che merita il successo e la fortuna che lo avvolge fin da quando, nel 1932, è stato dato alle stampe. 😉

Autore: Stella Gibbons
Titolo: La fattoria delle magre consolazioni
Titolo originale: Cold Comfort Farm
Traduzione: Bruna Mora
Casa editrice: Astoria Edizioni
Pagine: 287
Pubblicazione: ottobre 2017, terza ristampa
Prezzo: € 18

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