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Il diavolo nella cattedrale di Frank Schätzing: un giallo medievale

26 Luglio 2021
Il diavolo nella cattedrale di Frank Schätzing: un giallo medievale

Dopo Follett, Crichton, Cornwell e De Martinez, Il diavolo nella cattedrale di Frank Schätzing è il quinto dei sei libri selezionati tra quelli che mi sono stati regalati quest’anno e sui quali ho basato parte delle letture estive 2021.

Presentato come un giallo, è un romanzo che costruisce la sua narrazione su una frase del filosofo francese medievale Pietro Abelardo:

“La lingua non è il velo del reale, bensì la sua espressione”.

Il diavolo nella cattedrale di Frank Schätzing: trama e composizione

La trama del libro di Frank Schätzing si esprime ambientandosi in un periodo storico non dissimile da quelli che hanno ispirato le proposte narrative di Falcones o Follett.

Anche con Il diavolo nella cattedrale c’è:

  • un concetto innovativo da tradurre in architettura per simboleggiare la realtà fisica, spirituale e morale che rappresenta,
  • un mastro costruttore ammirato e rispettato ma comunque ostacolato nella realizzazione della sua ambiziosa opera,
  • una città ricca, opulenta, socialmente contraddittoria e gelosa della sua autonomia che, in questo caso, è situata nel 1260 a Colonia e
  • un intrigo da risolvere per impedire che tale contesto rimanga bloccato in un’epoca buia, oscurantista, illogica e priva di umanità.

La differenza sostanziale della proposta dell’autore è che Il diavolo nella cattedrale non è una tormentata storia d’amore destinata a vincere tutte le meschinerie e le angherie perpetrate da una società generalmente corrotta, ignorante e invidiosa.

La cattedrale non è né il movente né il rifugio sulla quale si concentra la storia ma il perno e lo sfondo per allargare una trama che inizia da un pretesto che un gruppo di nobili ha adottato per giustificare un omicidio e che persevera sulla stessa linea di pensiero per garantire il successo di un piano volto ad assumere il controllo politico su Colonia e rivestire, di riflesso, il ruolo di potere che la città occupa nel tempo in cui prospera.

L’impresa, per concretizzarsi, ha bisogno di Urquhart – il lupo. Un sicario professionista il cui passato è avvolto nel mistero ma che, per i nobili che hanno ideato la congiura, è il mezzo indispensabile per raggiungere il fine concordato.

Il romanzo, per rendersi avvincente come un giallo ha invece bisogno di un imprevisto, Jacop – la volpe. Un misero ladro dai capelli rossi che piace alle donne e che ha avuto la fortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato diventando così l’unico testimone attendibile di un crimine che si presume non sia mai avvenuto poiché la comunità è persuasa che si sia trattato di un suicidio.

La logica sottintesa alla narrazione comunica che un ladruncolo che ha per amici un mendicante malato e una prostituta che sogna un matrimonio borghese non è credibile ma, nel dubbio, il misterioso villain preferisce risolvere il problema alla radice invece di correre il rischio di veder vanificato il lavoro per il quale è stato ingaggiato.

Per metà romanzo, Jacob – la volpe è quindi costretto, per istinto di sopravvivenza, alla fuga. Un’azione da codardo che però gli permette di incontrare Richmodis, la figlia del tintore Goddert e di entrare in contatto con l’eruditissimo decano, doctor e medico Jaspar Rodenkirchen.

Per quanto marginali e poco rilevanti sul piano pubblico, i buoni riuniti da Schätzing per soccorrere il giovane scapestrato sono fondamentali per ribaltare le sorti del romanzo. Attraverso questi personaggi è possibile leggere oltre la congiura nella quale sono coinvolti e, su un quadro più ampio, rielaborare il significato dato alle crociate per descrivere, razionalmente, un’epoca.

In breve e nei limiti della loro individualità e singolarità, Jacob, Richmodis, Goddert e Jaspar si prendono tutto il tempo che serve per analizzare, al di là delle parole che li veicolano, i concetti di fede, buon senso e giusta causa per poi schivare e, infine, confutare le logiche adottate per attentare alle loro stesse vite e neutralizzare i sofismi che si generano quando la ragione agisce partendo dai presupposti sbagliati.

Superando la prima impressione che mi faceva immaginare Il diavolo nella cattedrale di Frank Schätzing noioso e pedante mi sono trovata a leggere una composizione narrativa di un equilibrio quasi alchemico per come finzione e realtà costruiscono un libro in cui spaccati di storia medievale, concettualmente spinosi e astrusi da comprendere, sono spiegati con spirito semplice e stile colloquiale e romanzati con la giusta dose di spirito ed erudizione.

Rispetto alle proposte di Follett e Falcones, questa è quella che ho preferito di più perché descrive un’idea leggermente diversa da quella che l’opinione della parola MedioEvo esprime. 🙂

Autore: Frank Schätzing
Titolo: Il diavolo nella cattedrale
Titolo originale: Tod und Teufel
Traduzione: Emanuela Cervini
Casa editrice: Tea
Pagine: 459
Pubblicazione: gennaio 2013
Prezzo: € 10

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