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L’inverno dei leoni di Stefania Auci: cosa accadde ai Florio?

30 Giugno 2021

Con i Leoni di Sicilia Stefania Auci inizia la saga dei Florio, un romanzo storico diverso dal solito che a distanza di due anni dalla pubblicazione continua a far discutere in Italia e a essere letto in tutto il mondo.

A prescindere dal genere è un romanzo che può piacere e non piacere.

I gusti dei lettori sono compositi e, per questo, le opinioni in merito possono variare e moltiplicarsi in una combinazione infinita di commenti favorevoli e contrari a storia, stile e contenuti dell’opera.

Per quanto mi riguarda, ho ripensato spesso alle figure di Paolo, Ignazio e Vincenzo e a quelle di Giuseppina e Giulia e ai caratteri, alle personalità e alle vicende che nel primo romanzo prendono vita, memoria e realtà. Mi avevano affascinato e, sulla base di queste impressioni, ne ho seguito la formazione e l’ascesa sviluppando, in parallelo, l’interesse a sapere cosa accadde ai Florio ne L’inverno dei leoni.

L’inverno dei leoni di Stefania Auci: espansione e declino dei Florio

L’obiettivo di Vincenzo, esponente della seconda generazione dei Florio stabilitasi a Palermo avviando un’impresa fondata sul commercio delle spezie, era guadagnarsi la stima e il rispetto di una Sicilia aristocratica e poco lungimirante riguardo le potenzialità e le risorse che poteva offrire per modernizzare l’Italia e renderla competitiva sul mercato economico europeo come soggetto produttore e non solo come bene di consumo e luogo di villeggiatura. Progetto ambizioso che, con L’inverno dei leoni, ricade sull’unico figlio maschio, Ignazio.

L’eredità di Vincenzo è sostanziosa ed è distribuita su tre piani d’azione.

Sul piano imprenditoriale, Ignazio si assume il compito e la responsabilità di espandere le attività migliorando la produzione del Marsala, finanziando la costruzione di cantieri e compagnie navali e portando avanti l’acquisizione di vecchi e nuovi settori produttivi.

Sul piano pubblico e atto a guadagnarsi il prestigio sociale che il padre non ha avuto modo di raggiungere, sposerà la baronessa Giovanna d’Ondes Trigona che gli darà tre figli e i requisiti necessari per avere voce in capitolo sulle scelte politiche ed economiche attuate per ridurre le spaccature tra Nord e Sud.

Sul piano sociale la carica di senatore gli sarà di vantaggio per mettere a punto una serie di strategie volte a tutelare gli interessi imprenditoriali di un impero commerciale in continua espansione e, facendo attenzione anche alle necessità e ai diritti dei lavoratori e dei collaboratori posti alle sue dipendenze, per accrescere la stima e la reputazione attribuita al suo ruolo ufficiale.

Di elementi che fanno presagire L’inverno dei leoni ce n’è solo uno e ha un nome, Camille. È la donna del cuore alla quale Ignazio ha rinunciato per non deludere la memoria e il volere del padre che però è agganciato al consiglio della madre Giulia che gli raccomanda di non trascurare la famiglia costituita con Giovanna. In questo dettaglio la figura straordinaria dell’imprenditore intraprendente e illuminato, amato dalla moglie e stimato dai lavoratori, comincia ad appannarsi e si ridimensiona nell’immagine, abilmente dissimulata, del codardo e dell’uomo che non ha saputo vedere né perseguire quelli che erano i suoi sogni e i suoi desideri personali.

Logorato dal proprio individuale senso di colpa, il senatore Ignazio Florio non si rende conto che questo avrà ripercussioni non indifferenti nel rapporto con la moglie e nell’educazione dei figli i cui sentimenti e comportamenti sono compresi (e intuiti) solo da Donna Ciccia, la governante e dama di compagnia di Giovanna. Analfabeta e un po’ majara, testimone muta e lettrice attenta è un personaggio marginale che però attraversa buona parte del libro dando l’impressione fortissima di essere l’unico a svolgere un ruolo consapevole, interno al romanzo, e ad avere l’accortezza e la presenza di spirito di non intervenire con il rischio di distorcere il realismo degli eventi narrati da Stefania Auci.

La morte del primogenito Vincenzo diventa preludio dell’uomo che l’ultimo Ignazio della dinastia dei Florio diventerà.

Al contrario del padre, il commendatore Ignazio si rivela un uomo effimero e vanesio, spregiudicato negli affari, irresponsabile nei confronti del fratello minore e della madre nella gestione e nella tutela del patrimonio ereditato e infantile nella relazione con la moglie Franca, anch’essa di origini nobili. Quest’ultima, in modo speculare al marito interamente concentrato ad acquisire risorse e capitali per soddisfare i propri desideri personali, investirà in vestiti, viaggi, gioielli e feste che faranno diventare casa Florio uno dei centri della vita culturale e intellettuale più prestigiosi d’Europa.

Alla tavola di Franca Florio, infatti, si siederanno compositori, artisti, letterati come Giacomo Puccini, Gabriele D’Annunzio, Eleonora Duse, Giovanni Boldini e tanti altri scatenando le gelosie del marito fedifrago e, secondo il malcostume collettivo del parlare senza sapere, alimentando le chiacchiere, i rimproveri e le maldicenze di tutte le classi sociali che gravitano attorno alla loro famiglia.

Le disgrazie familiari ed economiche che si susseguiranno toglieranno a marito e moglie la dignità e il rispetto che dovevano a sé stessi e che, finché c’erano soldi e potere, cercavano disperatamente di importare dall’esterno, dalle amanti e dagli ammiratori e che sono fissati alla materia sulla quale L’inverno dei leoni prende forma e realtà.

Per come si svolge e per quello che accade, L’inverno dei leoni di Stefania Auci ricorda molto I Buddenbrook di Thomas Mann. È in questa similitudine letteraria che, personalmente, indugio favorevolmente nell’idea e nell’aspettativa di veder riconosciuta l’opera nel suo insieme come un classico della letteratura italiana o almeno che, per l’unità e la continuità storico-narrativa che la caratterizza, venga proposta e inserita nei programmi scolastici.

Accanto a I leoni di Sicilia, L’inverno dei leoni mi sembra un prodotto valido sul quale basarsi per formare le future generazioni di lettori e lettrici all’approccio critico e argomentativo delle discipline storico-umanistiche e smorzare, almeno un poco, la monotonia e la noia con cui le discussioni che compaiono sulla superficie dei social media si accaniscono su storia, stile e contenuti dell’opera.

Scritto ciò (assieme ai libri letti negli ultimi tre mesi e raccolti in un’infografica disegnata) la saga dei Florio è più che benvenuta nella mia piccola, personale e soggettiva libreria. 🙂

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