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Noa Noa e le Lettere da Tahiti di Paul Gauguin

21 Maggio 2021
Noa Noa e lettere da Tahiti di Paul Gauguin: successo o comprensione dell’arte?

Controverso e burrascoso, Paul Gauguin divenne famoso, in vita, per la sua amicizia con Van Gogh e per l’episodio che ne ha determinato la separazione.

Salpato da Marsiglia alla volta di Papeete, Noa Noa e le Lettere da Tahiti testimoniano e documentano le intenzioni e le aspettative dell’artista di diventare un vero pittore spiegando, anche, come la necessità di allontanarsi dalla società civilizzata sia propedeutica al desiderio di dare una svolta alla sua esistenza.

Noa Noa e lettere da Tahiti di Paul Gauguin: successo o comprensione dell’arte?

Il libro che raccoglie alcune delle testimonianze scritte da Paul Gauguin durante il suo primo soggiorno in Oceania, tra il 1891 e il 1893, è diviso in due parti separate ma tra loro collegate: Noa Noa e Lettere da Tahiti.

La distinzione è negli stili adottati per descrivere l’esperienza umana e artistica del narratore. Noa Noa è raccontato come un quadro.

Le frasi si susseguono come una serie di pennellate date per rendere, in pochi passaggi, lo shock culturale provato sbarcando a Papeete, entrando in contatto con la popolazione autoctona e nel tempo trascorso ad assorbire gli stimoli e le percezioni sensoriali che riceve soggiornando in una semplice capanna, lontana dalla capitale polinesiana.

“Silenzio di una notte tahitiana. Udivo solo i battiti del mio cuore. Dal mio letto riuscivo a scorgere le canne allineate e distanziate della mia capanna, attraverso cui filtrava la luce della luna, simili a uno strumento musicale. Zufolo dei nostri antichi, da loro si chiama vivo – ma silenzioso – (canta la notte attraverso i ricordi). Mi addormentai al suono di quella musica. Sopra di me, il grande tetto di foglie di pandano, dove si annidavano le lucertole. Potevo nel sonno immaginare lo spazio sopra la mia testa, la volta celeste, nessuna prigione soffocante. La mia capanna era lo Spazio, la Libertà”.

Il lavoro di osservazione e di istruzione condivisa diventa motivo di relazione tra l’uomo europeo e civilizzato e gli uomini e le donne maori.

Esotici e misteriosi, accessibili eppure impenetrabili, i “selvaggi” non ancora corrotti dalla cultura coloniale francese incantano Gauguin che, grazie a loro, impara a liberarsi dei pregiudizi e della malizia europea e a sentirsi libero di esprimere e dare forza, colore e vitalità alla sua arte.

Noa Noa è la resa di un paradiso al quale l’artista si abbandona e che addolcisce l’uomo fuggito da Parigi abbandonando moglie, amante e figli. Se gli appunti di questa parte del libro assumono uno stile e un carattere poetico e simbolico nel ritrarre le suggestioni di paesaggi e persone che affascinano per la naturalezza e la spontaneità del loro modo di vivere e interagire, le Lettere da Tahiti sono lo sfogo di una personalità pratica, logica e bizzosa che lamenta:

  • la costante penuria di notizie su di sé e la sua arte,
  • la paura intermittente di essere stato dimenticato in patria e
  • la preoccupazione che la sua prolungata assenza sia deleteria per gli affari, per garantire la sicurezza economica degli affetti lontani, per ricevere i mezzi necessari al suo sostentamento e per coprire le spese del viaggio di rimpatrio.

Per sollecitare delle azioni che lo rassicurino, il Gauguin epistolare è molto più oculato nel descrivere o fornire i dettagli raccolti in Noa Noa e che, peraltro, documenta nelle opere che riesce a spedire con il fine di vendere e con la speranza di infondere sul panorama artistico, diviso tra Parigi e Copenaghen, una ventata di novità che sia scevra dai pregiudizi, dall’aridità e dalla malizia che caratterizza, invece, il contesto europeo.

“Ma bisogna che continui la lotta sempre, sempre, sempre. E la colpa ricade sulla società. Tu non hai fiducia nell’avvenire; io ne ho perché voglio averne. Se non ne avessi, da tempo mi sarei fatto saltare le cervella. Sperare è quasi vivere. Devo vivere per fare il mio dovere fino alla fine e posso farlo solo rafforzando le mie illusioni, creandomi in sogno delle speranze”.

Rispetto a Van Gogh, che distingueva il successo dall’umana comprensione, Paul Gauguin forse era più ingenuo (in accezione positiva) nella sua lotta a ottenere un riconoscimento che li abbracciasse entrambi e da ogni dove. Anche se fosse, Noa Noa e le Lettere da Tahiti, insieme, sono la sintesi pittorica della ricerca esistenziale di Paul e che, ad Arles, Vincent aveva intuito e profetizzato, se non augurato:

“Io crederò sempre in un’arte da creare ai Tropici e ritengo che sarà una cosa meravigliosa. Ma per quanto mi riguarda sono troppo vecchio per andarvi. Lo farà Gauguin?”

Sotto questa luce e questi spunti di ricerca e al fine di comprendere al di là dell’apprendimento dei riconoscimenti ricavati in vita e in morte, che senso ha scegliere fra artisti che, nel loro presente, hanno influenzato l’avvenire dell’arte rendendola utile e più importante di quanto si suppone?

Autore: Paul Gauguin
Titolo: Noa Noa e Lettere da Tahiti
Titolo originale: Noa Noa
Traduzione: Lorella Giudici
Casa editrice: Abscondita
Collana: Carte d’artisti
Pubblicazione: novembre 2017
Pagine: 135
Prezzo: € 19

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