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Ingegneri di anime di Frank Westerman: viaggio nella letteratura sovietica

26 Marzo 2021
Ingegneri di anime di Frank Westerman: viaggio nella letteratura sovietica

Ingegneri di anime è il titolo del libro che Frank Westerman, autore olandese, scrisse all’inizio degli anni 2000 per raccontare, in uno stile paragonato a quello di Bruce Chatwin, la Russia socialista e comunista.

Tema e stile che, a primo impatto, sembrano gli strumenti più utili per capire cosa, in realtà, è andato storto nella letteratura russa sorta dalla rivoluzione bolscevica e pianificata dall’URSS per mettere a punto un avvenire diverso.

Ingegneri di Anime di Frank Westerman: tra il romanzo di viaggio e l’inchiesta giornalistica

Intenzionato a intraprendere una ricerca sugli Ingegneri di anime, Frank Westerman risponde nel Prologo a una domanda che si pose in gioventù fornendo al lettore il primo indizio usato per tracciare il progetto o la forma da dare al suo libro, a metà tra il romanzo di viaggio e l’inchiesta giornalistica.


“Una volta volevo diventare geometra. Mi affascinavano i geometri che vedevo all’opera nella mia strada, uomini in giubbotto arancione con strisce fluorescenti. Scrutavano nei loro binocoli e controllavano che tutto, nei dintorni, fosse effettivamente a posto come sembrava”.

Il sogno di un passato lontano diventa presente quando l’autore si ricorda di aver indicato un luogo che nella cartografia sovietica non compare ma che, di certo, esiste: il golfo di Kara-Bogaz. Attraversato da una colossale opera idraulica per sfruttare i giacimenti minerari del Turkmenistan, era il centro nevralgico del progetto con cui l’URSS intendeva velocizzare il processo di industrializzazione di un paese ancora economicamente arretrato, rurale e fermo a valori e sistemi sociali ottocenteschi.

La meta designata dagli Ingegneri di anime è indicata e documentata nell’opera letteraria del primo scrittore sovietico, Konstantin Paustovskij, secondo per importanza storica solo allo scrittore socialista più amato dalla classe proletaria, Maksim Gor’kij.

Testimone della prima fase in cui la Russia diventa, sotto il comando di Lenin, da zarista a comunista, e ammirato a livello internazionale tanto da essere accolto da Mark Twain in persona durante un suo viaggio in America, Gor’kij è il prototipo e il simbolo dell’intellettuale socialista. Considerato sprecato il suo esilio volontario in Italia, Stalin decide di richiamarlo in patria per tracciare un programma culturale all’avanguardia totalmente aderente al partito e che spazzerà via le discussioni che, nei primi del Novecento, erano capitanate dall’imprevedibile e troppo individualista Majakovskij.

Lo scrittore numero uno di Ingegneri di anime sarà il primo a visitare i gulag dove gli intellettuali non perfettamente allineati al regime verranno educati al lavoro e alla costruzione dei progetti approvati dai piani quinquennali tra i quali figurano, come punti fondamentali, l’alfabetizzazione delle masse, la collettivizzazione della cultura e la stanzializzazione delle popolazioni nomadi. Per far questo occorre qualcuno capace di modellare la creatività e rendere utili le lettere sovietiche perché, secondo Gor’kij stesso:

“Ai contadini piace una storia ben costruita. Vogliono una successione logica dell’azione. Al contadino che legge non piacciono i libri che gli procurano dall’inizio alla fine un senso di smarrimento. La retorica, il manierismo esagerato e qualsiasi leziosità formale contrastano con il gusto estetico e gli ripugna”.

Su queste basi attecchisce l’idea e la giustificazione logica e razionale, politica e sociale di piegare e ricostruire la natura e, con essa, l’anima umana deviandone il corso a favore esclusivo della realtà comunista. Gli unici atti di ribellione e di dissidenza esistenti all’interno della comunità così immaginata si possono cogliere nella fugace apparizione di Solženicyn e compagni concentrati nel leggere un giornale al contrario o nel far caso all’assenza, nel collettivo culturale selezionato allo scopo, di autori come Boris Pasternak, Michail Bulgakov o Anna Achmatova. Questi ultimi sono riportati da Frank Westerman come spiriti scomodi che contrastano con quello accomodante di Paustovskij il quale, nella sua descrizione del golfo Kara-Bogaz, compie un atto di sopravvivenza abiurando la letteratura naturalistica e paesaggistica nel tentativo di salvare, per quanto umanamente possibile, la varietà linguistica del russo sottraendosi anche al lavoro collettivo predisposto da Gor’kij per dare alle stampe Belomor.

“Ero convinto (e lo sono ancora) che ci sono campi dell’attività umana in cui il lavoro collettivo è impensabile […]”

Raccogliendo le testimonianze di Amasoltan Saparova, turkmena e chimica sovietica, e visitando i luoghi da dove Mosca è partita per strutturare e divulgare la propaganda socialista, Frank Westerman segue la correlazione tra i sistemi di irrigazione e i regimi totalitari narrati in un altro libro adottato come guida per Ingegneri di anime, Il dispotismo orientale di Karl August Wittfogel. Critica rimasta esterna al regime e sulla quale il GlavLit vigilava per evitare che passasse all’interno delle pubblicazioni di scrittori sovietici accreditati ma che però non si salveranno dalle epurazioni degli anni Trenta.

“Si è conservato un rapporto interno sulle prestazioni del GlavLit negli anni 1938-39, da cui apprendiamo che l’organo centrale di censura in quel periodo ritirò 7806 opere ‘politicamente dannose’. Questi titoli riguardavano 1860 differenti autori. Altri 4512 libri furono utilizzati come carta straccia da riciclare in quanto ritenuti ‘del tutto privi di valore per il lettore sovietico’. Si tratta in totale di 24.138.799 esemplari distrutti”.

Al disastro culturale della Russia governata dall’URSS ne consegue anche la catastrofe ecologica e ambientale derivata dal golfo Kara-Bogaz i cui segnali, secondo la minuziosa descrizione che Ingegneri di anime fa del contesto in cui si muove, furono raccontati dai percorsi migratori delle oche in Olanda. Indizi che il regime comunista nascose con zelo burocratico fino al 1991, anno che sancisce il fallimento su larga scala di un’utopia trasformata in distopia.

La colpa di tale epilogo, secondo gli ingegneri sovietici, è da attribuire agli intellettuali istruiti a tesserne nient’altro che lodi:

“Furono gli scrittori a innalzare la società sovietica, e furono gli scrittori a farla cadere”.

ma che non spiega cosa è cambiato rispetto all’epoca degli zar.

In effetti, Ingegneri di anime di Frank Westerman non dice cosa è andato storto nel costruire un avvenire diverso da quello antecedente la rivoluzione bolscevica, né fornisce soluzioni con il senno di poi. Tuttavia è un libro molto utile e ben fatto, che aiuta a capire quali sono stati gli errori che hanno impedito la costruzione di un sistema sociale migliore, più giusto ed equo rispetto a quello descritto e criticato dalla letteratura russa classica.

Autore: Frank Westerman
Titolo: Ingegneri di anime
Titolo originale: Ingenieurs van de ziel
Traduzione: Franco Paris
Casa editrice: Iperborea
Pubblicazione: febbraio 2020
Pagine: 364
Prezzo: € 18

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