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Stephen King e il fantasy La torre nera: La sfera del buio

12 Febbraio 2021
Stephen King e il fantasy La torre nera: La sfera del buio

Abbandonata Lud a un destino brutale e già scritto in Terre desolate, gli eroi della saga fantasy di Stephen King salgono su un treno impazzito che ha la passione per gli indovinelli e nessun interesse per le storie dirette al quarto romanzo, La sfera del buio.

King e La sfera del buio: gara a premio e viaggio nella memoria in quattro atti

Divisa in quattro tappe: – Indovinelli, Susan, Vengano le messi e Tutti i figli di Dio hanno le scarpeLa sfera del buio ripete la situazione descritta nelle pagine finali del romanzo precedente.

Blaine il malandrino è diretto ad altissima velocità verso Topeka, fermata capolinea. Roland e il resto della compagnia dovranno vincere una gara di indovinelli, se vogliono giungere a destinazione sani e salvi.

Indovinelli

Nella gara di indovinelli si chiarisce al lettore che lo scrittore, per evitare vicoli ciechi nella narrazione, non ha dimenticato di inserire una clausola che era stata omessa dalla logica del conduttore meccanico. Una postilla in cui i personaggi riescono ad obbligare Blaine – il Mono a garantire la possibilità, in caso di vittoria, di poter disporre delle vite tenute (e intrattenute) in ostaggio.

Il destino di macchina e personaggi pende in buona parte a favore della prima mentre i secondi, ben intenzionati a non arrendersi, cercano di resistere facendo affidamento a tutte le loro risorse intuitive, cognitive e di ragionamento.

Pur mantenendo la lucidità, si concretizza in tre dei cinque viaggiatori quel senso di impotenza e di disperazione che tanto diverte i circuiti elettronici di Blaine che tutto sanno e tutto indovinano ma che, per come è stato costruito, difetta di senso dell’umorismo. Punto debole che viene individuato all’ultimo momento proprio dal personaggio più disprezzato dalla compagnia, messo da parte per la sua inclinazione a formulare battute di spirito che, in situazioni drammatiche, non sta bene esprimere ma che fanno parte di un campionario intellettivo e umano più utile di quanto si possa supporre.

Scampato il primo pericolo, ci si ritrova a Topeka e in una zona che presenta parecchie analogie con il Kansas e altri mondi e dove si fa sentire un fenomeno chiamato sottilità che infetta l’uniformità della trama intrecciata per La sfera del buio.

Per evitare che la motivazione di raggiungere La torre nera perda slancio, Roland si decide ad affrontare il suo passato e a narrare più approfonditamente la sua storia personale, a cominciare da come avveniva, e quando, il rito di passaggio dalla fanciullezza all’età adulta ai tempi di Gilead.

Susan

I tempi di Roland coincidono con quelli di Susan, vergine sedicenne orfana di madre e di padre, promessa al vecchio podestà di Hambry che prima di poterla violentare legalmente a scopo procreativo deve aspettare il sigillo di garanzia in cui Rhea la strega di Cöos conferma l’illibatezza della fanciulla. Solo concedendo il suo corpo, la ragazza potrà riavere le proprietà appartenute al padre e gestite dalla zia la quale, temendo di perdere i diritti ereditari riconosciuti agli uomini ma non alle donne, ha convinto la nipote a svolgere il compito di merce di scambio.

Susan sta meditando e cercando di venire a patti con sé stessa e con la situazione degradante alla quale sta andando incontro quando, lungo la via, le si avvicina Will Dearborn che altri non è che Roland, alla sua prima missione sotto copertura nel Medio Mondo.

Susan, da ragazza ben istruita e per quanto colta di sorpresa dallo straniero a cavallo che le si è accostato, adotta un comportamento femminile ma coerente al senso del pudore e al rispetto delle convenzioni al quale Will/Roland, educato alle antiche usanze cavalleresche di Gilead, si adegua con galanteria. Entrambi, per quanto giovani, sono abbastanza consapevoli che non basta l’affinità e l’attrazione fisica per concedersi al sentimento amoroso presagito al primo incontro.

Susan e Roland, inoltre, sono ancora pedine manovrate su una scacchiera dove invidia, depravazione e cinismo sono l’unica chiave con cui gli adulti e i principali antagonisti di questo romanzo – Jonas, Reynolds e Depape – leggono e interpretano il mondo e la sua mediocrità.

Ciò che conta davvero, in questa parte de La sfera del buio, non è la storia d’amore in stile shakespeariano tra il pistolero e la figlia di un mandriano ma il come forze malate e viziose, dedite a soddisfare piaceri e ambizioni, si pongono a contrasto con il tessuto connettivo di una trama che, seppur rivisitata in chiave western, ancora aderisce agli ideali, ai valori e ai principi unificatori vagheggiati negli antichi cicli arturiani.

Vengano le messi

In un piccolo intermezzo in cui si torna nel Kansas Roland dichiara, con amarezza, che il vero amore è noioso ma la storia non è conclusa e La sfera del buio cade negli sviluppi che precedono Vengano le messi, racconta cosa accade a Susan, agli amici e ai nemici e spiega come ognuno di loro reagirà ai destini tracciati dalla saga.

A complicare e ad accentuare la tensione narrativa del quarto romanzo regolato dagli influssi della torre nera non mancano le emozioni negative, i risentimenti, l’invidia e la gelosia di Rhea, la strega di Cöos, di Cordelia, la zia zitella di Susan e di Coral, sorella del podestà fantoccio Thorin.

Personaggi marginali che avranno una parte rilevante nella storia di Roland ma non abbastanza per rendersi conto che figure come Sheemie, il garzone sciocco di Hambray e Olive, la vedova sterile di Thorin, tenteranno azioni più importanti e decisive di quelle attuate da protagonisti e antagonisti, impegnati in un gioco di sottovalutazione e sopravvalutazione delle intenzioni, reali, presunte o attribuite, dei loro avversari.

In Vengano le messi vita e morte si scontrano per decidere chi proseguirà l’anno e chi, seguendo la metafora tradizionale, finirà all’altro mondo.

Al centro dello scenario La sfera del buio invia al lettore qualche fugace apparizione dell’inconsapevole popolazione di Hambray che, impegnata nei preparativi della festa del raccolto come d’abitudine e sempre più lontana dal significato che si cela nel celebrare tradizioni nate in tempi immemori, percepisce con inquietudine qualcosa di diverso e che si riflette in una narrazione che li riguarda e non li riguarda in egual misura.

Per gli abitanti di Hambray non è possibile chiedersi cosa significa Il tempo è una faccia sull’acqua ma sentono distintamente che qualcuno o qualcosa di più dei classici fantocci di paglia dovrà bruciare.

Tutti i figli di Dio hanno le scarpe

Con Tutti i figli di Dio hanno le scarpe La sfera del buio riporta il lettore dai tre chiamati per aiutare Roland a ricordare la sua adolescenza e il momento in cui ha maturato il desiderio e l’ossessione di raggiungere La torre nera rinunciando, senza averlo mai voluto, al suo primo amore.

Il pistolero ha dunque condiviso il suo passato con Eddie, Susannah, Jake e Oy dando loro la possibilità di intuire alcuni dei perché omessi nelle narrazioni precedenti. In cambio, la nuova compagnia si trova immersa in scenari da Il mago di Oz di Lyman Frank Baum che, come per Topeka, presenta alcune similitudini con la storia di Roland e gli stessi indizi da seguire per risolvere un ultimo indovinello e ritornare sul percorso tracciato dal Vettore collegato al fulcro della saga.

Il riferimento è inquietante per come ricordi macabri e fantasie romantiche si fondono in una narrazione che sembra un vecchio film in bianco e nero successivamente colorato per dargli una vitalità che non gli è propria.

Dei libri letti finora e per l’abbondanza di scene rivoltanti e un po’ stucchevoli che contiene, La sfera del buio non è proprio uno dei migliori della saga ma è anch’esso utile a dare senso e profondità a un tessuto narrativo che sta cedendo sempre più al potere di stereotipi e luoghi comuni distorti e utilizzati con superficiale leggerezza da un mondo che è andato avanti. Sarà lo stesso anche con I lupi del Calla?

Autore: Stephen King
Titolo: Sfera del buio
Titolo originale: Wizard and Glass
Traduzione: Tullio Dobner
Casa editrice: Frassinelli
Collana: Pickwick
Pubblicazione: giugno 2017
Pagine: 666
Prezzo di copertina: € 15

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