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Stephen King e il fantasy La torre nera: La chiamata dei tre

5 Febbraio 2021
Stephen King e il fantasy La torre nera: La chiamata dei tre

La costruzione e il mix di stili e generi narrativi messi insieme ne L’ultimo cavaliere comincia a lacerarsi in più punti spazio temporali e, per paradosso, ad assumere maggiore consistenza con La chiamata dei tre, secondo romanzo della saga di Stephen King, La torre nera.

Il conciliabolo tra Roland e l’uomo in nero è appena concluso ma le informazioni fornite sono troppe per intuire o predire il destino di una narrazione proiettata verso uno scopo preciso ma che ha ancora bisogno di parecchi elementi per essere raggiunto e completato. Per questo La chiamata dei tre è uno dei libri che è necessario attraversare per approfondire quattro dei sette simboli estratti per mostrare in che modo il mondo, qualunque esso sia, è andato avanti.

La macchina che conduce verso La torre nera è stata azionata, come prendersene cura per evitare che si inceppi?

King e La chiamata dei tre: La torre nera e personaggi

Le carte selezionate da Stephen King, per rendere più fluida ed efficace La chiamata dei tre, sono Il Marinaio, Il prigioniero, La signora delle Ombre e Lo spacciatore.

Carte che vengono rimescolate tre volte nel corso della narrazione e che Roland è costretto ad attraversare per salvare o dannare una volta per tutte il destino di un personaggio in bilico su molteplici mondi.

Il marinaio

Il marinaio è il prologo che mostra Roland su una spiaggia mentre si sta destando da un sogno dove la sua identità si è fusa in quella di Jake e dell’uomo in nero.

Per quanto assurda e paradossale, l’entrata in scena di un’aragosta gigante riporta il pistolero a una realtà che lo vede ingaggiare una lotta simbolica, simile a quella affrontata da ragazzo con Cort, il suo mentore.

La vittoria è scontata perché morto il protagonista quando la trama ha appena cominciato ad infittirsi sarebbe un errore grossolano. Tuttavia, Stephen King trova comunque modo per fargli pagare pegno mutando le condizioni del pistolero al fine di renderlo sufficientemente vulnerabile per costringerlo a chiedere aiuto e ad aprire le porte che verranno poste lungo il suo cammino, lontano dai mostri formulanti incomprensibili domande.

Il prigioniero

Menomato nelle sue capacità e indebolito nella volontà Roland, dunque, si allontana dal luogo dello scontro e si dirige a Nord dove trova la prima porta, ingresso che conduce a una dimensione che non conosce, la New York degli anni ‘80, e al corpo di Eddie Dean, eroinomane in procinto di atterrare in città con un carico di droga.

Tra l’anima del protagonista e la forma corporea del nuovo personaggio si crea un contatto in cui visione e percezione della realtà circostante si sdoppia per poi ricombinarsi in una narrazione da film crime che si esaurisce in una scena simile a quella mostrata a Tull ma più logica, completa e consequenziale rispetto alla bozza tracciata da L’ultimo cavaliere.

Il prigioniero entra nel team La chiamata dei tre che, prima di mettersi in cerca del suo secondo, mescola vuoti e momenti di lucidità mentale.

La signora delle ombre

Le condizioni di Roland ed Eddie migliorano abbastanza per poter affrontare la seconda porta che conduce al centro del romanzo e a un personaggio femminile singolare e non.

Detta Walker o Odetta Holmes sono la stessa persona anche se hanno una doppia personalità, una doppia vita e parecchie, misteriose sparizioni e apparizioni che rendono difficile focalizzare, nella New York degli anni ’60, la natura e l’identità di un’americana ricca, istruita, indipendente e vistosamente, pericolosamente nera.

Detta e Odetta, inconsapevoli l’una dell’altra anche se abitano lo stesso corpo e lo stesso tempo, stanno per essere raggiunte da Roland e portate via da Eddie. Una percepisce che ci sarà un cambiamento, l’altra lo ignora.

Come reagirà Detta? Come reagirà Odetta? E in quale ordine?
Sono le domande che rendono spaventosamente avvincente la quinta carta estratta ne L’ultimo cavaliere e che ricordano al lettore personagge come Allie e Sylvia, la prostituta e la predicatrice di Tull.

Lo spacciatore

Secondo l’uomo in nero, la terza porta dovrebbe portare La morte ma quando Roland, Odette e Eddie vi si avvicinano ciò che leggono è Lo spacciatore, parole distinte e facilmente associabili che si allineano allo stesso significato.

A distanza, Detta assiste alla scena del passaggio del pistolero a un’altra dimensione mentre Eddie rimane di guardia al corpo caduto in stato catatonico.

Il terzo che Roland è andato a chiamare è Jack Mort e a lui si collegano tutte le storie dei personaggi chiamati dai tarocchi che li simboleggiano. Con il suo tramite Il marinaio, Il prigioniero e La Signora delle Ombre svelano gli arcani comparsi e interpretati tra la stazione di posta e il conciliabolo con l’uomo in nero.

Ci sono delle divergenze ma i personaggi che si materializzano con La chiamata dei tre cominciano a fare effetto e ad attirare l’attenzione del lettore, spettatore e non, perché alla loro costruzione da parte di Stephen King si accosta la percezione si stia sviluppando, tra le righe, la curiosità di conoscerli prima di identificarsi con essi. Impressione che, in fondo, convince ad affrontare anche Terre desolate, terzo romanzo della saga La torre nera.

Autore: Stephen King
Titolo: La chiamata dei tre
Titolo originale: The Drawing of the Three
Traduzione: Tullio Dobner
Casa editrice: Frassinelli
Collana: Pickwick
Pubblicazione: giugno 2017
Pagine: 359
Prezzo di copertina: € 14

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