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Proust Alla ricerca del tempo perduto: Il tempo ritrovato

25 Gennaio 2021

Sul retro di copertina de Il tempo ritrovato di Marcel Proust, scrive Virginia Woolf:

“La qualità di Proust è l’unione dell’estrema sensibilità con l’estrema tenacia.
È resistente come il filo per suture ed evanescente come la polvere d’oro di una farfalla”.

Tale considerazione è riportata in ogni singolo volume Alla ricerca del tempo perduto e può condizionare le impressioni di lettura oltre che fornire un prezioso indizio che segnala quanto sia vera e corretta questa opinione che riguarda l’intero ciclo narrativo proustiano, dal primo al settimo e ultimo volume.

Proust e Il tempo ritrovato: sintesi e impressioni complessive

Sulla via del rientro per Parigi, dopo aver rielaborato gli effetti e le impressioni di Albertine scomparsa, Il tempo ritrovato inizia nel momento in cui il Narratore apprende del matrimonio di Gilberte, primo amore, con il suo migliore amico, Robert de Saint-Loupe.

L’evento, di per sé, non crea grandi sconvolgimenti alla sensibilità della proiezione narrativa di Alla ricerca del tempo perduto ma è sufficiente per indicare come sia arrivata, per gradi, a un diverso modo di leggere gli avvenimenti passati e le persone ad esse correlate, dai più mediocri e in continua ascesa ai più elevati e in inesorabile declino fino al totale annullamento.

Il tempo ritrovato è un ritorno a Combray e alle passeggiate in compagnia di Gilberte che chiariscono al Narratore come sia caduto, sin dall’infanzia, in una serie di errori d’interpretazione che hanno deviato un percorso esistenziale incline all’arte e alla letteratura.

A tali meditazioni si sovrappongono i pensieri sulle persone conosciute a Parigi e il ricordo delle opinioni che il mondo aveva di loro prima di essere messi da parte, in tempo di guerra, per commentare gli scontri armati e politici delle nazioni alleate e belligeranti.

Dal lontano passato conservato dalla memoria, il romanzo mostra con disincanto le vecchie conoscenze sociali a lungo fantasticate e contempla il modo in cui queste si sono adattate, nel generale, alle mode e ai bisogni di interazione sociale modificate dalla Prima Guerra Mondiale e, nel particolare, a come sono fluite in un degrado sempre più perverso dei costumi inizialmente attribuiti al solo barone di Charlus che, in questo frangente, ricorda vagamente De Sade anche se, in realtà, tale personaggio si ispira al conte Robert de Montesquiou.

Il tempo ritrovato ripropone quindi una serie di immagini che, tuttavia, possono essere giudicate coerenti con l’immagine che il Narratore ha di sé e degli altri.

“Nelle persone che amiamo c’è, immanente ad esse, un sogno che noi perseguiamo anche se non sempre riusciamo a discernerlo”.

Per quanto distaccato e disincantato, il Narratore non può esimersi dal riprendere le abitudini mondane che gli erano venute a noia accettando, finita la guerra, un invito a casa della principessa di Guermantes. Si adegua, quasi rassegnato, alle circostanze mantenendo comunque la lucidità mentale e la profondità di osservazione di una realtà che cambia rispetto a un passato scomparso come è accaduto con Albertine.

La malinconia che ne deriva è dettata dal rimpianto per il tempo perduto a rimandare, esperienza dopo esperienza, il lavoro letterario che si interrompe nella descrizione di un fatto banale, imprevisto, che restituisce al Narratore un attimo di gioia poi coltivato nella biblioteca del palazzo, luogo predisposto all’attesa, e prima di partecipare al ricevimento dove si sta recando.

“Ero arrivato così alla conclusione che non siamo affatto liberi di fronte all’opera d’arte, che non la facciamo a nostro piacimento, ma in quanto ci preesiste, e poiché è a un tempo necessaria e nascosta, dobbiamo – come faremmo per una legge di natura – scoprirla”.

Il tempo ritrovato si mostra nel momento successivo al fatto imprevisto e quello che precede il ritorno in società, in quell’attesa in solitudine in cui il Narratore si dedica a definire mentalmente l’artista e la sua natura perennemente in bilico tra impressione ed espressione e in cerca di verità da tradurre in immagini forse fugaci ma chiare, presenti a sé stesse e vigili riguardo agli stimoli interiori ed esteriori che l’autore desidera trasmettere, a sua volta, al lettore.

L’ultimo romanzo Alla ricerca del tempo perduto sembra smettere di immaginare e le riflessioni che mette in moto convergono con la decisione di lavorare all’opera che desiderava scrivere infondendo in essa tutte le sensazioni vissute in precedenza. Per questo, Il tempo ritrovato coincide anche con una decisione consapevole, ragionata, a lungo contemplata che si interrompe momentaneamente con l’annuncio e la possibilità di accedere nella sala dove è riunita parte della materia da trasformare in letteratura.

Una materia che, peraltro, ha perso la brillantezza dell’immaginazione perché le persone che l’hanno ispirata sono invecchiate dando loro una nuova esteriorità che racconta diversamente i caratteri conosciuti in gioventù. Oltre ai cambiamenti fisici e comportamentali, il Narratore registra anche le alterazioni e le contaminazioni avvenute tra classi che, secondo il vecchio codice sociale di cui è depositario, figura all’inizio come un declassamento dei valori morali che le distinguevano fra loro e si spiega in un’ignoranza favorita da un oblio che opera in un modo non meno curioso e affascinante del Tempo.

“Un oblio così vivace, che copre così rapidamente il più recente passato, un’ignoranza così invadente, crea per contraccolpo un piccolo sapere, tanto più prezioso quanto meno diffuso, concernente la genealogia delle persone, la loro effettiva posizione sociale, le ragioni d’amore, di denaro o altro per cui sono imparentate con una determinata famiglia o sposate malamente […]”

Oblio e ignoranza in cui il Narratore riesce a destreggiarsi senza confondersi perché, nelle persone con le quali ha condiviso l’esistenza, riesce a rilevare quei cambiamenti che, in generale, si cerca di ignorare o di far passare inosservati pur di salvare le apparenze. In tal senso, Il tempo ritrovato combacia con il bambino che desiderava conoscere il mondo raccontato dagli adulti, con il giovane che desiderava fare esperienza di cosa significa vivere e con l’anziano che, rilevate le discrepanze tra una fase e l’altra, sintetizza e riassume nel desiderio di realizzare un’opera d’arte dove condensare l’attenzione data e ricevuta dal mondo in cui è esistito.

Il tempo ritrovato è il momento perfetto in cui tutto è chiaro al Narratore sensibile e tenace che è rimasto legato a un tempo in cui aveva creduto per tutta la vita e che, nel presente in cui se ne rende conto, decide di lasciare in eredità a lettori ignoti ma non meno amati di quelli a lui noti.

“[..] li avrei muniti, grazie al mio libro, del mezzo per leggere in sé stessi. Dunque non avrei chiesto loro di fidarmi o biasimarmi, ma solo di dirmi se è proprio così, se le parole che leggono in sé stessi sono proprio quelle che ho scritte […]”

Infine, l’impressione complessiva su Alla ricerca del tempo perduto è che l’opera di Marcel Proust, pur essendo di altri tempi, sia ancora più attuale e aderente alla realtà umana di quanto sembri la distopia immaginata e proposta da 1984 di George Orwell. Un’impressione che, si spera con il benestare degli autori, può essere liberamente interpretata e confutata dal lettore, appassionato o intenditore, di un certo tipo di letteratura. 🙂

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