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Proust Alla ricerca del tempo perduto: Albertine scomparsa

22 Gennaio 2021

La prigioniera, alla fine, si dà alla fuga. Sarà la fedele domestica di famiglia, Françoise, la prima a scoprire e ad annunciare Albertine scomparsa, tema del sesto volume Alla ricerca del tempo perduto.

La rivelazione sarà la causa principale di scosse simultanee che andranno ad incidere tutti i molteplici Io che il Narratore ha cercato di individuare, isolare e gestire secondo le esigenze e le apparenze richieste nei romanzi precedenti.

Albertine scomparsa è il romanzo più breve dell’opera di Marcel Proust ed è l’ultimo passaggio obbligato, prima de Il tempo ritrovato, per chiarire, al Narratore e al lettore in che modo l’oblio e la memoria lavorano per liberare un’esistenza individuale di tutte le proiezioni mentali, degli stati d’animo e delle esperienze che hanno condizionato il modo di relazionarsi e di leggere la realtà in cui vive.

Proust e Albertine scomparsa: sintesi e impressioni

Albertine scomparsa prende forma in quattro capitoli che seguono tutte le possibili reazioni di un individuo che, giunto al limite delle capacità di interiorizzare e amplificare i dettagli estetici romanzati nei volumi precedenti Alla ricerca del tempo perduto, è arrivato a un punto di rottura che va al di là dei crolli emotivi e nervosi incorsi tra Parigi e Balbec.

Primo capitolo

Il fatto annunciato da Françoise e immaginato in astratto dal Narratore viene colto, inizialmente, come un espediente, una civetteria di Albertine per costringere l’amante a sposarla ufficializzando, nel matrimonio, il diritto di sfoggiare liberamente usi e costumi caratteristici della coppia.

L’assenza dei presupposti di condurre una bella vita è l’unico movente con il quale l’abbandonato si spiega tale scomparsa che, pungolato dalla gelosia e probabilmente dalla paura di scoprire verità compromettenti, si adopera per obbligare il ritorno della fuggitiva vagamente associata a Gilberte, primo amore non corrisposto.

Distratto da articoli di giornali che comunicano il successo artistico e intellettuale dell’aspirante scrittore, l’Io del Narratore non perde comunque di vista l’oggetto del desiderio che cerca di raggiungere attraverso una serie di comunicazioni e di inchieste, ricche di sottintesi intimidatori, strutturate con l’intenzione di rendere certo il ritorno e improbabile il non ritorno.

Il telegramma che comunica la morte di Albertine, tuttavia, rende vana la strategia messa insieme dalla logica del Narratore.

Non potendo riaverla indietro in carne ed ossa, egli affronta il dolore della perdita rivisitando i ricordi in comune e investigando sul passato individuale dell’amante così da poter prolungare il sentimento amoroso e, allo stesso tempo, entrare in confidenza con l’idea stessa della morte.

“Ma sebbene l’idea della morte di Albertine facesse in me dei progressi, il riflusso della sensazione che fosse viva, pur non arrestandoli, li ostacolava, e impediva che fossero regolari”.

È una fase, di Albertine scomparsa, in cui il pensiero prende atto della morte ma fatica a comunicarne gli effetti agli innumerevoli Io del Narratore che ancora preservano i residui della gelosia e dei sentimenti che li hanno tenuti artificialmente in vita..

“La disgrazia degli esseri è di non essere per noi che tavole di collezioni molto usurabili nel nostro pensiero”.

Il pensiero, chiamando in causa l’oblio, si attiva dunque per spazzare via tutti i residui della sofferenza provocati dalla perdita e dalle ferite che essa ha inferto alla memoria del cuore.

Secondo capitolo

Per superare il dolore arrecatogli, il Narratore filtra i ricordi di Albertine facendo seguire loro un percorso inverso, dai più recenti ai più lontani, che gli permettano di vederla non per come se la rappresentava in vita ma per quella che era.

Le conferme sulla duplice natura di Albertine e dei suoi tradimenti permettono all’Io sofferente e accusatorio del Narratore di sostituirla con un’immagine dimenticabile e, di conseguenza perdonabile, lasciando morire rimpianti passati e/o presenti. Superate queste fasi, il pensiero si predispone a lasciar andare e a desiderare di tornare a vivere anche senza Albertine.

Terzo capitolo

L’indifferenza immaginata e considerata necessaria per poter gioire dei piaceri che parevano ostacolati dalla convivenza con Albertine diventa, nel terzo capitolo, concreta e reale e viene confermata da un viaggio a Venezia in compagnia della madre.

La madre della quale tanto sentiva la mancanza da bambino riprende la sua presenza protagonista, al pari della nonna, nel cuore del Narratore e il posto privilegiato in un modo di pensare che gli permette di non soffermarsi troppo sul rimpianto delle persone che, in un modo o nell’altro, gli hanno dato piacere.

“Oggi sono quanto meno sicuro che esista il piacere, se non di vedere, almeno di aver visto una cosa bella assieme a una certa persona”.

Malgrado la vacanza, le notizie del mondo esteriore raggiungono lo stesso il Narratore ma le informazioni che veicolano non hanno alcun effetto sul protagonista interamente concentrato a godersi le bellezze e le piacevolezze offerte da Venezia che, in questo caso, si rivelano utili al percorso di riabilitazione interiore da seguire per rientrare, guarito, a Parigi.

Quarto capitolo

Prima di partire da Venezia, infatti, vengono recapitate al Narratore e a sua madre alcune lettere che comunicano le novità sui luoghi e sulle persone dai quali si sono momentaneamente allontanati.

Gilberte, Saint-Loupe e le conoscenze più o meno altolocate che hanno contribuito a costruire le reti sociali correlate al Narratore e al suo mondo personale si sposano ristabilendo un nuovo ordine di equilibri apparenti. In questa fase di Albertine scomparsa le notizie vengono accolte e commentate non sulla base delle opinioni e delle dicerie della gente ma rivisitate attraverso la memoria della nonna e i pensieri e i sentimenti che essa avrebbe potuto avere e sviluppare rispetto a simili combinazioni.

“Il nostro amore della vita non è che una vecchia relazione di cui non sappiamo liberarci. La sua forza sta nella sua permanenza. Ma la morte, interrompendola, ci guarirà dal desiderio di immortalità”.

L’importanza che il Narratore attribuiva all’opinione pubblica e alle figure che avevano colpito e affascinato la sua immaginazione viene ridimensionata e adattata a nuovi Io che guardano con stanchezza e compassione quelli che ormai fanno parte del passato.

Il trauma di Albertine scomparsa viene quindi superato e la guarigione pare completa. Per quest’ultimo aspetto sarà Il tempo ritrovato, probabilmente, a raccontare nel concreto quanto la letteratura sia stata efficace per raggiungere una stabilità interiore messa a rischio dalla spiccata sensibilità che Marcel Proust ha proiettato Alla ricerca del tempo perduto.

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