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La casa dei melograni: tornare a leggere Oscar Wilde

14 Dicembre 2020
La casa dei melograni di Oscar Wilde: quattro fiabe con un certo stile

L’Ulisse di Joyce e Tempi difficili di Dickens sono letture complesse e particolarmente impegnative. Per questo ho scelto, tra i classici, di tornare a leggere Oscar Wilde e la leggerezza apparentemente frivola e superficiale delle sue storie.

Di Wilde, inoltre, non si è mai sicuri di aver letto tutto e, in questa incertezza, La casa dei melograni è un piacevole incontro di lettura.

La casa dei melograni di Oscar Wilde: quattro fiabe con un certo stile

La casa dei melograni raccoglie quattro fiabe di Oscar Wilde che non conoscevo: Il giovane re, Il compleanno dell’infanta, Il figlio della stella e Il pescatore e la sua anima.

Memore del suo passato di capraio, Il giovane re sembra essersi abituato alla bellezza e agli agi della sua nuova condizione. Sta per essere incoronato ufficialmente ma, la notte prima della cerimonia, fa tre sogni strettamente collegati fra loro come i semi che si raccolgono all’interno del melograno.

Narrazioni oniriche in cui si manifestano le informazioni che, celate al primo dei nobili, descrivono la realtà che presto sarà chiamato a governare. A costo di rendersi ridicolo, Il giovane re decide di dar credito ai sogni e di non ascoltare i consigli dei suoi pari:

“E quanto ai tuoi sogni, dimenticali. Il fardello di questo mondo è troppo pesante da portare per un uomo solo e il dolore del mondo è troppo forte per essere sopportato da un solo cuore”.

La decisione del re, di non ascoltare e di non proseguire per vie tracciate al di fuori dei suoi sogni, si rivela una scelta felice e, all’arredamento regale di questa fiaba, corrisponderà, infine, una morale interna più ricca, più sentita e che nulla ha a che fare con l’idea di nobiltà comune ai personaggi d’inchiostro e ai contemporanei di Wilde.

A seguire, La casa dei melograni illustra stanze vuote comunicanti con l’immenso giardino usato per festeggiare Il compleanno dell’infanta installandovi un teatro in miniatura che permetta ai bambini e alle bambine d’alto rango di giocare ai grandi e divertirsi senza sapere che, a farne le spese, sarà un nano innamorato della flora, della fauna e della principessa. È la fiaba più appariscente e ricca di immagini e riflessi ma, per quanto ci si adatti a seguire la narrazione, Oscar Wilde non si lascia incantare e trova modo di raccontare l’infrangersi della fiducia innocente in cuori che si credono o si presentano privi di crudeltà.

“In futuro, fai in modo che quelli che giocano con me siano senza cuore”.

Il figlio della stella conduce fuori da La casa dei melograni, in boschi e nella natura incontaminata attraversata da due umili boscaioli che, dialogando fra loro, concordano sul fatto che:

“In effetti […] molto è dato ad alcuni e poco viene dato ad altri. L’ingiustizia ha separato il mondo, nulla è diviso equamente salvo il dolore”.

I due filosofi inconsapevoli di essere tali trovano un neonato abbandonato e avvolto in un mantello regale ma solo uno decide di portarlo a casa con sé e allevarlo come se fosse suo.

L’educazione de Il figlio della stella è buona eppure il fanciullo cresce male poiché alla sua bellezza esteriore non corrisponde una interiore e, per ribaltare questa percezione del personaggio piovuto dal cielo, Wilde farà in modo che egli incontri una vecchia e povera mendicante, un infido mago e una lepre gentile. Incontri i cui effetti si distribuiranno equamente nell’arco di tre anni:

“Per tre anni vagò per il mondo, e nel mondo non trovò né amore né comprensione ma un mondo come quello che aveva creato lui stesso nei giorni del suo grande orgoglio”.

È una fiaba memorabile perché si limita, semplicemente, a ricordare ciò che viene dimenticato in un ciclo temporale limitato e che si ripete, incessantemente, senza separare la visione giusta o ingiusta del mondo dai pensieri e dalle azioni e dalle direzioni che essi intraprendono per rendere reale la visione stessa, giusta o ingiusta che sia.

Infine, che valore c’è nella relazione tra Il pescatore e la sua anima? È la domanda sottintesa all’ultima fiaba de La casa dei melograni e che il personaggio della storia, dopo aver catturato una sirena, vuole troncare.

Perdutamente innamorato del mito marino, il pescatore decide di liberarsi della sua anima e nel cercare un modo per farlo, scoprirà che essa ha per il prete, il mercante e la strega valori diversi. Tuttavia, solo una delle tre figure consultate sarà in grado di esaudire la richiesta e di stimare correttamente il valore relazionale tra anima e uomo.

Il pescatore e la sua anima si separeranno. Il primo andrà per mare portando il cuore con sé e la seconda vagherà sulla terra per poi tornare, periodicamente, al corpo che l’ha bandita con l’intento di farsi reintegrare.

Ultima ma non per importanza, è la fiaba più sofisticata perché non va ad incidere sulla superficie della narrazione ma si occupa di sgranare l’interiorità della narrazione stessa che, come i semi di melograno, ha bisogno di estrema attenzione e delicatezza per essere scritta esprimendo il gusto, la morale e la tenerezza di una fiaba che corre il rischio di essere male interpretata.

Anche se sono solo quattro fiabe con un certo stile, La casa dei melograni di Oscar Wilde non ha nulla di frivolo o fuori posto. Forse pecca in amabilità ma è indiscutibilmente adorabile nella forma e nei contenuti come sempre, del resto. 🙂

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