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Tempi difficili di Charles Dickens: in attesa di Grandi Speranze

11 Dicembre 2020
Tempi difficili, Charles Dickens: fatti, punti e messaggi di un romanzo

Il periodo è adatto per leggere Charles Dickens senza adattarsi ai canonici Canti di Natale.

L’idea era di conoscere la storia di David Copperfield che peraltro rimane presente in una lista di letture fissata sui classici della letteratura attraverso la quale scorre, latente, la fiducia che arriverà anche il momento di leggere Grandi speranze.

Nell’attesa che si verifichino tali pensieri e aspettative è ragionevole ipotizzare che, forse, è utile e necessario passare, prima, per Tempi difficili.

Tempi difficili, Charles Dickens: fatti, punti e messaggi di un romanzo

In Tempi difficili Charles Dickens ha ben chiara la visione di un romanzo dichiaratamente contrario al capitalismo e ai suoi valori e che nasce nelle industrie e nelle case di Coketown, luogo immaginario nel nome ma concreto nei fatti e che rappresenta il volere attraverso il quale abbozzare vicende e personaggi:

“Ora, quello che voglio sono Fatti. Insegnate, a questi bambini e a queste bambine, nient’altro che Fatti. I soli Fatti sono ciò che occorre nella vita. Non seminate altro e sradicate tutto il resto. La mente di animali razionali si potrà plasmare solo sui Fatti: nient’altro sarà mai per essi di alcuna utilità. Questo è il principio in base al quale allevo i miei figli, e questo è il principio in base al quale allevo questi bambini. Attenersi ai Fatti, signor mio!”

Tuona perentorio l’industriale ed “eminentemente praticoThomas Gradgrind, personaggio cardine di Tempi difficili ai quali si associano le figure appena accennate di Blizet e dell’allieva numero venti ovvero sia, Cecilia “Sissy” Jupe.

La bambina sarà subito identificata come un problema e un elemento difettoso di una macchina dell’istruzione concepita solo ed esclusivamente sulla base dei Fatti. Tuttavia sarà una delle poche figure, costanti nel libro, a dare spazio al narratore che si dichiara seriamente intenzionato a sbeffeggiare il credo e la fiducia nei principi e nei valori sociali professati dall’industriale Gradgrind e impartiti ai suoi figli, Louise e Tom, fanciulli educati su tabelle statistiche e manuali scientifici.

La curiosità e lo stupore per filosofie, fantasie e sentimenti sono state debellate nei due ragazzi per merito delle nozioni accuratamente selezionate e divulgate dal padre che però, a poche pagine dall’inizio del romanzo, li scopre a gironzolare dalle parti del circo da dove proviene la deludente Sissy Jupe.

La presenza di Tom e Louise in condizioni non approvate dal padre non è sufficiente a instillare il dubbio che, forse, la sua missione pedagogica ha qualche falla che potrebbe far crollare l’intero sistema e che aspira all’entrata in scena di un altro personaggio, Josiah Bounderby, capitalista stimato e ciarlatano e secondo personaggio cardine che interseca ai fatti registrati in Tempi difficili le mire e le intenzioni dei personaggi analizzati da Charles Dickens.

Bounderby mira a Louise, di trent’anni più giovane e più graziosa della signora Sparsit, l’aristocratica governante che, caduta in disgrazia, mira a preservare la sua presenza nella dimora dello scapolo più ricco di Coketown.

Il fratello di Louise, Tom, mira al soddisfacimento di desideri e istinti egoistici e usa l’affetto della sorella per finanziare la dipendenza al gioco sviluppata al di fuori di casa.

Gradgrind padre mira a un buon matrimonio per la figlia prediletta e non vede, nella differenza d’età, alcun ostacolo a quella che è una formalità commerciale, per una mente eminentemente pratica. È un investimento sulla vita di Louise la quale, come da copione, non può far altro che ripetere:

“Che importanza ha?”

per poi arrendersi, docile, al fatto che il padre è sordo alle sue parole e ai suoi sentimenti tanto quanto il fratello è cieco a desideri e felicità che non sono suoi.

Statisticamente, il matrimonio tra Louisa e Bounderby è un matrimonio vantaggioso per la classe alta e facoltosa di Coketown e quindi viene celebrato.

Le intenzioni della signora Sparsit però rimangono inalterate e messe da parte fino a quando non arriverà il signor James HartHouse, un annoiato gentiluomo in cerca di avventure il quale, più per divertimento che per desiderio amoroso, si sentirà in dovere di mirare al cuore della giovane Mrs Bounderby.

A seconda che ci si basi sui punti dai quali tracciare una riga di intenzioni e azioni che si incrociano fra loro o sui fatti immaginati e fatti accadere nel romanzo, vien da credere o da pensare che Tempi difficili sia una commedia abbozzata con continui rimandi a commenti e caustiche frecciatine del narratore che, a volte, si rivolge al lettore direttamente, a volte, attraverso l’occhio di vetro di Sleary, capo del circo e amico fidato di Sissy Jupe, accolta in casa Gradgrind in via del tutto eccezionale.

Commenti e frecciate che, nell’insieme, divertono per come sono abbinate alle intenzioni e alle meschinerie dei personaggi dickensiani che però diventano macchiette confuse rispetto a Stephen Blackpole, tessitore infelicemente sposato e perennemente povero, Rachel, operaia rassegnata a una vita di solitudine, una misteriosa anziana signora che si aggira saltuariamente nei dintorni delle proprietà di Bounderby e Louise stessa, quando agisce in modo contrario ai Fatti e alle statistiche.

Che intenzioni hanno questi personaggi?

  • Davvero Blackpole aspira a fare la bella vita abbracciando la lotta di classe e aspettando il ritorno di una moglie perdutasi nella miseria e nell’alcolismo?
  • È sicuro che Rachel testimoni il falso perché ha fiducia nelle persone con le quali condivide l’intenzione di vivere onestamente, adattandosi ai valori e ai principi economici che regolano la distinzione in classi sociali?
  • È certo che la misteriosa anziana signora sia una strega che manipola la povera gente per mettere le mani sulle ricchezze di Josiah Bounderby, l’uomo che si è fatto da sé?

Saldamente intrecciati alla struttura fondata su fumose opinioni gridate, pontificate o sussurrate in ogni frase prodotta per mettere insieme il romanzo, le mire, le intenzioni e le aspirazioni delle ombre di Coketown costruiscono Tempi difficili per formulare una valutazione parallela a quella di Gradgrind il quale, a sua volta, sarà costretto a fare i conti con un modello educativo applicato senza mai essere discusso.

Per i risultati, Dickens ha in mente una teoria ma lascia a Sleary il compito di anticipare, nella sua pronuncia difettosa, il resoconto complessivo dell’opera letteraria:

“Zi direbbe che quezto inzegna due coze, vero, zignore? […] Una è che c’è nel mondo un amore, un amore che in fin dei conti non guarda affatto all’interezze perzonale, ma è qualcoza di completamente diverzo; l’altra è che quezto amore ha un modo zuo di calcolare e non calcolare, un modo a cui per un verzo o per l’altro è difficile dare un nome, almeno quanto è difficile darlo al modo che zeguono i cani”.

Lo stesso concetto viene ripetuto da Charles Dickens sul finale di Tempi difficili per rendere più comprensibile il messaggio insito nel romanzo. Messaggio che, nella domanda di Louise, intuiva la necessità di offrire punti e fatti ai quali è possibile attenersi per cogliere l’essenziale necessario a capitalizzare principi, valori e conoscenze che lascino al lettore il compito di scegliere a quale visione tener fede, per poi agire di conseguenza.

Autore: Charles Dickens
Titolo: Tempi difficili
Titolo originale: Hard Times
Traduzione: Bruno Amato
Casa editrice: Feltrinelli
Collana: Universale Economica Feltrinelli/Classici
Pubblicazione: luglio 2018, terza edizione
Pagine: 356
Prezzo di copertina: € 9

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