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Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani: il romanzo di Ferrara

21 Settembre 2020
Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani: un libro sulla storia e sulla memoria

Il romanzo di Ferrara è un libro sulla storia e sulla memoria, Il giardino dei Finzi-Contini è l’insieme dei dettagli e dei particolari che compongono i ricordi che Giorgio Bassani ha sempre desiderato scrivere o, trascrivere.

Non è un libro semplice da leggere perché si colloca in un periodo storico che racconta l’Italia fascista e le leggi razziali promulgate su influenza della politica nazista. Non è semplice ma utile per comprendere cosa la narrazione conserva sulla relazione tra il protagonista e la prima donna amata, Micòl.

Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani: un libro sulla storia e sulla memoria

L’opportunità di ricordare Il giardino dei Finzi-Contini viene colta dalla voce narrante in occasione di una gita fuori città, in compagnia di amici. Per evitare il traffico del rientro e trascorrere qualche ora in silenzio e in tranquillità la famiglia di cui il protagonista è ospite decide di visitare le tombe etrusche.

La proposta sconcerta Giannina, una bambina di 9 anni vivace e ancora allegra per la giornata trascorsa in riva al mare, che non comprende il motivo di una simile malinconica deriva, seppur antica e scolasticamente istruttiva.

I cimiteri e le tombe le fanno malinconia e malgrado le venga spiegato che con le più antiche non c’è il rischio di cadere in un tale stato d’animo, Giannina chiosa le informazioni ricevute facendo notare che sebbene gli etruschi non esistano più da secoli ciò non significa che le loro tombe non diano un senso di perdita ineluttabile.

“mi fai pensare che anche gli etruschi sono vissuti, invece, e voglio bene anche a loro come a tutti gli altri”.

La conversazione tra padre e figlia affascina il protagonista che si lascia scivolare indietro, nella memoria, fino a rivedere il ricordo che ha del mausoleo e del giardino dei Finzi-Contini. Il primo descritto con orrore e il secondo come un luogo fatato si associano e si integrano all’idea della famiglia proprietaria e soggetto principale della narrazione di Bassani.

Alberto e Micòl Finzi-Contini, di origine ebrea e parte dell’aristocrazia italiana, si fanno notare dalla società ferrarese per la lontananza e la distinzione di classe di cui sono ammantati e che i genitori preservano limitando le loro apparizioni in pubblico, a scuola o al tempio, e commissionando opere architettoniche particolarmente costose e/o eccentriche che inducono la comunità a parlare di loro, nel bene e nel male.

La famiglia del narratore, ebrea anch’essa, in rapporto ai Finzi-Contini si percepisce e si descrive come uno scalino più in basso nella gerarchia sociale ferrarese precedente alle leggi razziali. Ciò non impedisce che tra il protagonista e Micòl si sviluppi un’attrazione che dall’amore platonico e contemplativo sfuma, con il passaggio dall’età infantile a quella adolescenziale, nell’innamoramento e in fantasie di un futuro insieme.

Le intenzioni dell’Io narrante appaiono serie. Micòl Finzi-Contini ispira bellezza, intelligenza, intraprendenza e libertà ma la timidezza dell’aspirante pretendente e la paura di perdere l’amicizia dell’amata gli impediscono di dichiararsi e lei, quasi come se avesse intuito i sentimenti dell’altro, sembra non fare nulla per aiutarlo ad esprimere ciò che prova.

“Anche le cose muoiono, caro mio. E dunque, se anche loro devono morire, tant’è meglio lasciarle andare. C’è molto più stile, oltretutto, ti sembra?”

Frase sulla quale Micòl costruisce il suo rifiuto e determina le scelte di fuggire a Venezia, laurearsi, convincere l’innamorato a continuare a frequentare la casa in sua assenza e ad instaurare delle conversazioni intellettuali con il fratello Alberto e l’amico socialista Malnate, per poi tornare all’improvviso e, con pazienza, rendere inefficace ogni strategia di corteggiamento instillando in lui il dubbio e la convinzione di non essere ricambiato.

Per quanto possa sembrare irrazionale, l’imprevedibilità e la crudeltà di Micòl nei confronti del narratore idealista e appassionato ha un senso decifrabile se non si dimentica il contesto in cui Il giardino dei Finzi-Contini si anima in un romanzo.

Per quanto consapevole e attento a quanto accade intorno e dentro di sé il protagonista, che non svelerà mai il suo nome e che spesso si confonde come un alter ego di Bassani, non riesce a tradurre la natura e i sentimenti di Micòl e cade vittima della delusione amorosa. Una delusione che il padre dell’Io narrante, appena prima dell’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania nazista, cerca di lenire e di far superare prima che sia troppo tardi:

“Certo, mi dispiace: immagino quello che senti al momento. Però un pochino t’invidio, sai? Nella vita, se uno vuol capire, capire sul serio come stanno le cose a questo mondo, devi morire almeno una volta. E allora, dato che la legge è questa, meglio morire da giovani, quando uno ha ancora tanto tempo davanti a sé per tirarsi su e resuscitare”.

Il libro di Giorgio Bassani è uno strumento che guida il lettore sulla necessità di comprendere un passato dove separazione e discriminazione coesistevano secondo i fragili equilibri delle convenzioni e della morale sociale ed è anche un modo per narrare fratture che nessun credo politico e religioso prima, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale ha potuto sanare.

Il giardino dei Finzi-Contini non è un libro semplice da leggere, quindi, ma è importante che continui ad essere letto perché racconta, con rispetto e una dolcissima malinconia, di ciò che nonostante tutto il tempo passato è rimasto nella memoria di una storia non scritta ma che rappresenta un bene che, si spera, esista ancora.

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