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La linea del sangue di Jesmyn Ward: i gemelli di Bois Sauvage

11 Settembre 2020
La linea del sangue di Jesmyn Ward: romanzo convergente e divergente

In ordine di realizzazione La linea del sangue è il romanzo d’esordio di Jesmyn Ward e il capitolo conclusivo della trilogia Bois Sauvage.

Atteso pazientemente, è anch’esso un romanzo che può essere letto seguendo l’ordine narrativo che si preferisce perché, per quanto correlato ai personaggi descritti negli altri due libri, è ad essi indipendente.

I personaggi sono diversi ma a unirli è il luogo in cui vivono e che ne determina stasi e spostamenti verso una vita migliore e il tempo che scandisce il prima, il durante e il dopo dell’uragano Katrina.

La linea del sangue fa scendere in campo due voci e malgrado le tensioni, gli allontanamenti e le incomprensioni è una linea che non si spezza lasciando un senso di continuità che sa di speranza.

La linea del sangue, Jesmyn Ward: un romanzo convergente e divergente

La linea del sangue, questa volta, sposta il focus narrativo ambientato a Bois Sauvage su due gemelli, Joshua e Cristophe, allevati dalla nonna Ma-Mee.

Abituati a fare tutto assieme e ad essere uno l’immagine speculare dell’altro, i due protagonisti vivono in simbiosi idee, emozioni e stati d’animo senza però mai dimenticare le loro origini e l’intenzione di prendersi cura della nonna così come lei si è occupata di loro fin da quando erano bambini. Non sono orfani.

Joshua e Cristophe hanno un padre, Sandman. Un tossicodipendente che non è mai guarito dalla sua dipendenza e che si aggira nei dintorni di casa senza tentare di avvicinarsi ai figli se non per fare un po’ di conversazione. Incapace di costruire una relazione con i gemelli, Sandman rimane una comparsa, un estraneo che forse ha amato la famiglia che ha generato ma non ha saputo provvedere ai suoi bisogni preferendo annullarsi con l’alcool e la droga.

Joshua e Cristophe hanno una madre, Cille. Una donna che, ad un certo punto, decide di andarsene da Bois Sauvage e di trasferirsi ad Atlanta per lavoro. La presenza della madre si manifesta nei soldi inviati regolarmente per il loro mantenimento, in rare visite in occasioni speciali o durante le ferie e in un regalo per il conseguimento del diploma scolastico. Sono i pochi gesti che fanno sentire i gemelli più che abbandonati, allontanati dal rapporto materno di cui avevano bisogno.

Date le premesse familiari, incerte, contraddittorie e a malapena abbozzate, La linea del sangue sembra destinata a tendersi fino a rompersi, senza alcuna speranza di recupero, dalle carenze in cui Joshua e Cristophe sono cresciuti. Per questo vivono in simbiosi sostenendosi l’un l’altro come possono e cercando di fare le stesse cose per poter restare a Bois Sauvage, accanto a Ma-Mee. La fine della scuola e l’ingresso nel mondo del lavoro non rende semplice questo progetto condiviso.

Ciò che ottiene Joshua viene precluso a Cristophe e questa disparità di trattamento porterà i gemelli ad allontanarsi e a fare delle scelte diverse pur di ottenere quel risultato che possa essere percepito, da entrambi, come un lieto fine.

La nonna, per quanto cieca, vede e sente le frustrazioni, le paure, le incertezze e le speranze che i nipoti si trovano a dover gestire di fronte agli ostacoli e alle difficoltà del vivere. Li conosce e ha fiducia in loro ma sa anche che il suo compito è esserci senza intervenire.

Ma-mee parla poco e osserva molto però è un personaggio al quale la scrittura di Jesmyn Ward attribuisce importanza e, senza invadere la sensibilità dei personaggi descritti, utilizza questa figura per chiarire i punti più oscuri della narrazione senza condizionarne le vicende.

“Lei sapeva che stava cercando di non strappare via la carne assieme al resto. Stava cercando di fare le cose per bene, di non separare niente. […] Era ostinato. […] Avevano i loro segreti e li tenevano stretti […] Sì, ciascuno aveva il suo carattere, ma la pelle di uno era la pelle dell’altro, come per tutti i gemelli”.

È in questi piccoli dettagli narrativi che La linea del sangue assume dei chiaroscuri che danno al romanzo una visione vicina e distaccata, partecipe solo nel rendere le immagini dei gemelli coerenti al loro modo di essere fratelli e persone capaci di fare delle scelte che vogliono determinare uno stile di vita diverso da quello seguito e intrapreso da Sandman e Cille.

Joshua e Cristophe hanno bisogno di tempo per maturare ma il contesto in cui si trovano li costringe a crescere più in fretta. A cercare nella povertà, nell’assenza di prospettive e nell’ostilità di Bois Sauvage quella che secondo loro è:

“[…] una bellezza del tutto gratuita, qualcosa che chiede di essere adorato per il solo fatto di esistere”.

Al progetto inizialmente pensato e condiviso dai gemelli per sé stessi si sostituisce un sentimento che, malgrado le direzioni diverse, sarà la loro salvezza. In questo senso, La linea del sangue è un romanzo convergente e divergente perché completa degnamente la trilogia di Jesmyn Ward.

I gemelli non sono solo Joshua e Cristophe ma sono anche i fratelli e le famiglie di Salvare le ossa e di Canta, spirito, canta ed è questo che rende ogni singolo romanzo vivo, correlato e indipendente.

Diverso anche da un’idea standard e stereotipata dei romanzi di formazione, La linea del sangue conferma un tipo di letteratura di una bellezza tale che, una volta liberatisi delle possibili interpretazioni che si possono dare per spiegarla, non è poi così difficile da comprendere. Meraviglioso. 🙂

Autore: Jesmyn Ward
Titolo: La linea del sangue
Titolo originale: Where The Line Bleeds
Traduzione: Monica Pareschi
Casa editrice: NN Editore
Pubblicazione: giugno 2020
Pagine: 316
Prezzo di copertina: € 19.00

La trilogia Bois Sauvage di Jesmyn Ward al completo

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