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Bull Mountain di Brian Panowich: una saga familiare tra crime e noir

7 Settembre 2020
Bull Mountain di Brian Panowich: un romanzo brutale

Bull Mountain di Brian Panowich è una saga familiare e un romanzo che attraversa i generi del crime e del noir per raccontare i Burroughs e le loro radici.

In questo libro i luoghi e i personaggi, cupi e ostili, seguono il solco di una tradizione tracciata da generazioni di fuorilegge che, attaccati alle loro radici, hanno perso di vista la distinzione tra ciò che va coltivato e ciò che va sradicato per preservare la libertà di amare la terra in cui vivono e farsi amare dal lettore che ad essi si avvicina per la prima volta.

Bull Mountain di Brian Panowich è presentato come un romanzo adatto a:

“chi ama camminare in montagna per poter guardare le nuvole dall’alto”.

Tuttavia, il percorso per cogliere tale stato d’animo richiede tempo e attenzione e non è detto che si verifichi.

Il romanzo, infatti, sembra far di tutto per persuadere che la normalità e l’idea di famiglia debbano marcire sugli stessi sentieri invece di innalzarsi, in cerca di luce e nuove vie da percorrere.

Bull Mountain, Brian Panowich: un romanzo impossibile da abbandonare

Il primo a prendere la parola in Bull Mountain è Rye Burroughs, discendente e ultimo rappresentante di una famiglia che ha fatto la sua fortuna distillando whiskey di mais all’epoca del proibizionismo.

Rye sta attendendo il fratello Cooper il quale, accompagnato dal figlio Gareth di 9 anni, ha deciso di diversificare gli affari affiancando alla produzione di alcool la coltivazione di marijuana.

È il 1949, i tempi cambiano e i due fratelli devono parlare su come affrontare il cambiamento e a quale tipo di illegale innovazione devono adattarsi, per sopravvivere e mantenere alto l’onore e la reputazione di criminali. Sono molti i punti sui quali non sono d’accordo ma la soluzione rimane in famiglia, durante una battuta di caccia.

Sarà un’esperienza forte, brutale, dalla quale Gareth trarrà gli insegnamenti da mettere in pratica quando si occuperà, a sua volta, dell’educazione di:

  • Halford, capace di canticchiare mentre bruciano i calabroni,
  • Buckley, privato fin dall’inizio del diritto di parola e
  • Clayton, l’unico che, sposando Kate, sceglierà di fare lo sceriffo disonorando così il cattivo nome della famiglia.

Il romanzo di Brian Panowich segue una struttura narrativa che, in effetti, ricorda molto le atmosfere e i dialoghi di True Detective e di Breaking Bad. Avvincente il modo con cui descrive il tormento interiore di Clayton che rimane sempre in bilico tra senso del dovere, il bisogno di assumersi le sue responsabilità e il desiderio di diventare nient’altro che un alcolizzato.

Considerato come una pedina e un traditore dai fratelli, Clayton, più che ristabilire l’ordine e la legalità, vorrebbe che la pace e l’armonia tornassero a Bull Mountain.

Quando compare l’agente federale Simon Holly l’idea di appianare le divergenze familiari, inasprite dal risentimento e dall’avidità avviati dal padre e dal nonno, sembra fattibile. Una proposta alla quale Halford però vi si oppone con feroce e cristallina crudeltà.

“Non hai mai voluto capirlo. Questa non è la terra del Signore, è la mia terra. Soltanto mia, lo è sempre stata e sempre lo sarà. Dio non ha diritto di parola qui. Sarebbe potuta appartenere anche a te, se non avessi tradito me, tuo padre, la nostra famiglia. L’hai deciso tu”.

La soluzione adottata da Simon e Clayton rimane cruenta, in perfetto stile Burroughs  ma, come promesso, conduce a risultati inaspettati. Brian Panowich crea così una situazione in cui il personaggio di Clayton, l’unico che ha inspiegabilmente mantenuto una base di onestà e di sincerità ignota alla famiglia d’origine, assume delle caratteristiche emotive e psicologiche che sfumano in un narrato che fa temere per la sua sorte.

Per quanto riguarda gli altri personaggi, abituati come sono a buttare ciò che è buono o giusto per tenere e mantenere ciò che distrugge e stordisce, non si prova alcun sentimento volto a salvarli, a dar loro quella importanza che solo Clayton attribuisce loro.

Per la presenza di voci femminili, poche e brutalizzate, e di una famiglia di motociclisti correlata alla saga dei Burroughs, la narrazione ricorda, oltre alle serie tv menzionate, le tematiche e le dinamiche messe in sequenza in Sons of Anarchy.

Questo rende Bull Mountain un miscuglio di generi, strutture e linguaggi (letterari e televisivi) che impressionano al punto da renderlo un romanzo impossibile da abbandonare fino a quando non si saprà come andrà a finire. Da questa prospettiva, è un titolo interessante ma ammetto che la sensazione di guardare le nuvole dall’alto, a fine lettura, non l’ho provato.

Forse non amo camminare in montagna o, forse, Bull Mountain è scritto troppo bene. È come se, di tutti i generi adottati per scriverlo, Brian Panowich abbia scelto quelli per creare un romanzo privo degli effetti che, tali generi, ispirano. Vien da chiedersi se è un vero romanzo o no (però Kate è davvero un capolavoro di donna). 🙂

Autore: Brian Panowich
Titolo: Bull Mountain
Traduzione: Nescio Nomen
Casa editrice: NN Editore
Pubblicazione: febbraio 2018, Terza ristampa
Pagine: 296
Prezzo di copertina: € 18.00

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