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La concessione del telefono di Andrea Camilleri: un documento romanzato

28 Agosto 2020
La concessione del telefono di Andrea Camilleri: un documento romanzato sulle vicissitudini del Genuardi

La concessione del telefono è il primo romanzo che leggo di Andrea Camilleri.

Associato alla serie televisiva ispirata al suo personaggio più famoso, il commissario Montalbano, e autore di punta della Sellerio, Camilleri vanta una produzione letteraria ampia e sconfinata e indiscutibilmente apprezzata dai lettori di tutta la penisola italiana.

Data la varietà di scelta, concentrarsi su un singolo titolo per orientarsi nella lettura non è facile né immediato.

È un po’ come chiedere La concessione del telefono a Vigàta, in Sicilia, nel 1891 e non indovinare nella proposta dell’autore o nella richiesta del lettore, la storia più semplice da comprendere.

Tuttavia, ho rischiato e, nel post di oggi, provo a mettere per iscritto ciò che ho appreso o, penso di aver appreso.

La concessione del telefono di Andrea Camilleri: le vicissitudini del Genuardi

La concessione del telefono di Andrea Camilleri nasce da un documento in cui un piccolo commerciante siciliano chiede informazioni su cosa deve fare per installare una linea telefonica ad uso privato.

La richiesta viene inoltrata il 12 giugno 1891 e, non ottenendo risposta, rinnovata altre due volte e a distanza di un mese l’una dall’altra.

La natura della domanda in sé rimane invariata. Filippo Genuardi, nato a e figlio di, chiede se può avere un telefono e per uso strettamente personale. A variare è il tono di queste missive che si fa via via più servile e implorante fino a quando, frustrato dall’assenza di considerazione da parte della prefettura e dagli enti pubblici volti a garantire l’ordine sociale, decide di chiedere aiuto all’amico Rosario La Ferlita soprannominato Sasà.

Genuardi, forse per paura di non ottenere risposta e quindi aiuto, si rivolge all’amico ricordandogli come ha cercato di temporeggiare riguardo la riscossione di un debito contratto con una conoscenza in comune, il commendatore Longhitano. A prescindere dai toni e dai modi, il punto è sempre quello, come riuscire a ottenere La concessione del telefono.

Tra le cose dette e le cose scritte riportate da Andrea Camilleri si evince che il desiderio del protagonista attira l’attenzione delle forze dell’ordine e dei creditori dell’amico al quale si rivolge i quali, convinti di sapere perché vuole il telefono, non si pongono la domanda del con chi vorrebbe parlare attraverso una tecnologia pressoché assente a Vigàta. I Reali Carabinieri e il commendatore Longhitano, in tal senso, mettono a punto una rete di spionaggio e controspionaggio per trovare conferma alle ipotesi che circolano attorno alla domanda del Genuardi e, sulla base di esse, valutare se in essa ci sono gli estremi per minacciare chi ha il potere di gestire e garantire l’ordine sociale della piccola comunità siciliana descritta nel romanzo.

Tra spie, sotterfugi e malintesi attivate dalla domanda di Filippo Genuardi emerge che il richiedente, per quanto si dica privo di nozioni politiche, è probabilmente un socialista e un sovversivo e un piccolo criminale che, sotto le mentite spoglie di marito e commerciante, evita che un debito di soldi venga saldato con il sangue proteggendo così il suo compare Sasà.

Si viene a creare un parapiglia narrativo che, sottolineato e reso ancor più assurdo dall’insieme dei registri linguistici adottati – burocratici, siciliani e italiani – attirano sullo sfortunato protagonista una serie di disgrazie e disavventure che che si risolvono sì con La concessione del telefono ma, dopo più di un anno. Periodo all’interno del quale un individuo qualunque viene condizionato a svolgere pratiche che con il suo desiderio personale non hanno nulla a che fare.

Il tutto avviene a causa di un refuso rilevato nella prima richiesta scritta e per una disputa tra amici e conoscenti in comune ancora insoluta.

L’unico personaggio capace di far chiarezza in tutta la contesa del romanzo è Antonio Spinoso il quale, in quanto Delegato di Pubblica Sicurezza di Vigàta, prende sul serio il suo lavoro e la tutela del cittadino ma che, alla fine, viene trasferito.

La concessione del telefono di Andrea Camilleri potrebbe sembrare una storia divertente se fosse un romanzo di fantasia ma, per come si conclude, si rivela un’opera letteraria, siciliana e italiana, perfettamente coerente alle considerazioni scritte da Pirandello in I vecchi e i giovani.

I vecchi e i giovani di Pirandello menzionati ne La concessione del telefono di Andrea Camilleri

In realtà, La concessione del telefono di Andrea Camilleri è una tragedia perfettamente riuscita perché aderente alla realtà sottintesa ai documenti raccolti e lascia al lettore l’impressione che, dal 12 giugno 1891, poco sia cambiato rispetto a quanto conservato nel libro.

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