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Utopia per realisti di Rutger Bregman: come costruire il mondo ideale

31 Luglio 2020
Utopia per realisti di Rutger Bregman: idee teoriche ed esempi pratici

Utopia per realisti di Rutger Bregman è uno dei libri che, presentati a Pordenone Legge, mi incuriosiva per le citazioni e i riferimenti a fatti storici che l’autore ha scelto per dimostrare che è davvero possibile costruire un mondo ideale basato su tre obiettivi:

  1. il reddito di base,
  2. la settimana lavorativa di quindici ore e
  3. i confini aperti.

In un insieme di proposte utopiche e ipotesi concrete, si presta ad essere un libro di utile lettura e con molti spunti interessanti, quali?

Utopia per realisti di Rutger Bregman: idee teoriche ed esempi pratici

Corredato da aforismi pronunciati da Oscar Wilde e varie personalità distintesi con la loro visione del mondo folle e fuori dagli schemi, Utopia per realisti di Rutger Bregman propone dieci capitoli di base per costruire davvero il mondo ideale iniziando da una frase, attribuita a Keynes nel 1930, che invita i paesi più ricchi e civilizzati a:

“Porre i fini sopra i mezzi e preferire il buono all’utile”.

e a considerare da nuovi punti di vista e documentazioni i seguenti argomenti:

Il ritorno dell’utopia: un ipotetico confronto con il Medioevo

Il primo capitolo di Utopia per realisti riprende il concetto stesso di utopia portandolo in un contesto medievale e facendo notare come, all’epoca, si immaginava il Paese della Cuccagna.

L’immagine metaforica che emerge da questo ipotetico confronto tra passato e presente sottolinea che, nella realtà che stiamo vivendo adesso, è possibile dedicarsi alla realizzazione di ogni desiderio senza preoccuparsi dei bisogni da soddisfare. Tuttavia questo dato di fatto sembra perdersi nella realtà pubblicitaria che, impegnata a coltivare un consumismo sfrenato, dimentica di suggerire uno stato di benessere fondato sul ritorno dell’utopia volta ripensare un capitalismo che, oltre a produrre ricchezza materiale, sappia distribuirla equamente e a beneficio della collettività globale.

Perché dovremmo regalare soldi a tutti? Primi esperimenti sociali

È una domanda alla quale non sembra esserci risposta quando si parla di denaro da donare ai poveri senza dirgli come farne uso o metterli nella condizione di elemosinare per averlo.

In genere, secondo la parte ricca della società, chi vive al di sotto della soglia di povertà non è capace di gestire il denaro come uno strumento utile a produrre ricchezza collettiva e si teme che, una volta affrancato da una condizione di indigenza, smetta di lavorare.

Pensiero e pregiudizio che Rutger Bregman mette in discussione riportando nel libro i primi esperimenti sociali che, condotti in Inghilterra, Canada e Stati Uniti a partire dagli anni ‘60, sfatano il mito del povero pigro e destinato a rimanere tale aprendo una finestra sull’idea del reddito di base e sul perché ha tutti i presupposti per diventare realtà.

La fine della povertà: un esempio azzardato e virtuoso

L’inaugurazione di un Casinò nel North Carolina è l’esempio azzardato i cui effetti sono risultati virtuosi perché ha migliorato lo stile di vita e ridimensionato i disturbi di comportamento e di apprendimento della comunità cherokee limitrofa.

In questo capitolo di Utopia per realisti seguono altri esempi concreti che, una volta spiegata la correlazione tra lavoro, povertà e approccio mentale, sottolinea come la logica capitalista e mercantilista, con le borse di studio, l’assistenza sociale e i servizi di polizia, si limita a curare i sintomi del problema della disuguaglianza sociale senza risolverlo mai fino in fondo.

La fine della povertà, secondo i casi riportati, mostra come soluzioni più radicali e meno dispendiose di quelle tradizionali abbia invece portato a conseguenze contrarie a quelle che ci si aspettava. Nel caso specifico del North Carolina, gli introiti del casinò hanno azzerato il tasso d’abbandono scolastico dei bambini cherokee perché gli adulti hanno potuto rendersi genitori più attenti pur continuando a lavorare diminuendo, nel complesso, la disparità sociale che rendeva difficile la convivenza civile di parti diverse della stessa comunità.

La curiosa storia del presidente Nixon e della sua legge per un reddito di base: esempi storici da leggere tra le righe

L’idea del reddito di base non era nuova e già alla fine del Settecento, in Inghilterra, era stato testato un programma simile a quello che il presidente Nixon voleva proporre per legge negli Stati Uniti, alla fine degli anni ‘60.

In questa parte Rutger Bregman riprende il mito del povero pigro anticipato nel secondo capitolo e di come, sulla base di esso, dei fatti storici sono stati distorti e tramandati in modo tale da assicurarsi la manodopera necessaria per alimentare la macchina del libero mercato.

Un mito che ha condotto Nixon a rivalutare la sua proposta di legge sul reddito di base inserendo una clausola che obbligava i cittadini poveri ad iscriversi al Ministero del Lavoro deviando il corso della storia che, dall’utopia di uno stato sociale fondato su un’equa distribuzione della ricchezza, ha determinato uno stato di sorveglianza che, ai giorni nostri, è il principale contributore di una fiorente industria dell’occupazione che, invece di abbattere i costi della disoccupazione, li aumenta.

Nuove cifre per una nuova era: parametri da rivisitare

Nuove cifre per una nuova era è una fase di Utopia per realisti in cui si elencano una serie di calamità e disastri naturali recenti che, invece di bloccare, hanno rilanciato l’economia dei paesi colpiti in un modo diverso da quello previsto e calcolato dal PIL che li caratterizza.

Temi che, collegati agli esperimenti e agli esempi virtuosi elencati in precedenza, indirizzano il lettore verso un ripasso sul come viene calcolato il Prodotto Interno Lordo di una nazione e di come tale parametro, sviluppato in tempi di guerra, non tenga conto dei problemi sociali e del lavoro sommerso della realtà attuale.

Secondo Rutger Bregman, una volta ricostruito storicamente i dati che hanno portato alla teorizzazione, allo sviluppo e all’applicazione del PIL come parametro del progresso, sono necessarie delle alternative capaci di misurare e fornire ulteriori informazioni che, oltre all’efficienza e alla produttività, considerino la crescita economica anche in termini di reale valore dell’istruzione e dell’assistenza.

Una settimana lavorativa di quindici ore: esempio Ford e il tempo libero

Superato l’esempio di Ford, primo imprenditore a ridurre l’orario di lavoro per consentire ai suoi dipendenti di comprare le sue auto, ricordato i cambiamenti avvenuti con l’ingresso delle donne sul mercato del lavoro e ribadito il costante aumento della meccanizzazione dei processi produttivi, Utopia per realisti si interroga sul tempo libero ottenuto di conseguenza e come gestirlo senza farsi prendere dalla febbre del consumismo per paura che il Paese della Cuccagna così come è strutturato oggi venga a noia causando un malessere generalizzato.

Alla domanda sull’utilità del lavorare meno questo capitolo propone qualche soluzione che diventa più chiara se accoglie la sfida del tempo libero per creare una strategia che cambi in meglio le azioni che condizionano politica, economia e mercato del lavoro.

Perché fare il banchiere non rende: qualcosa sul fenomeno dei lavori burla

Da uno sciopero dei netturbini newyorkesi a quello dei banchieri irlandesi per avere uno stipendio più alto, Utopia per realisti fa un’analisi degli effetti sociali di queste azioni di protesta e di come questo tracci un quadro dove è possibile notare i particolari che hanno favorito il fenomeno dei lavori burla, cioè di quei lavori che pur occupandosi della ricchezza non la creano e che rafforzano la falsa coscienza basata sul dogma in cui si dice che tutti i lavori sono utili adattatosi al mito che, maggiore è la retribuzione, più alto è il valore sociale di certe professioni rispetto ad altre.

Anche questi ostacoli possono essere superati, secondo l’autore, attraverso l’istruzione e la riflessione sul vero valore dei compiti della scuola che, in questo contesto, è la sola realtà in grado di invertire la tendenza e spiegare perché fare il banchiere non rende.

La corsa contro la macchina e il grande paradosso della nostra epoca

La corsa contro la macchina ripercorre la Rivoluzione Industriale dell’Ottocento e quella tecnologica attuale e, evitando di riproporre altre similitudini tra passato e presente, mostra come sono cambiati i rapporti tra capitale e forza lavoro in una società che convinta di essere sempre volta al progresso, conserva premesse vecchie più di due secoli, senza offrire nuove soluzioni alle problematiche attuali e alle sfide che verranno.

Si tratta di un paradosso che però offre spazio all’autore per fare delle considerazioni oggettive e strutturare una critica costruttiva per capire in che modo lo sviluppo di robot e computer sempre più sofisticati possa collimare con l’applicazione pratica del reddito di base e della settimana lavorativa corta senza amplificare le frustrazioni determinate da un mercato del lavoro rivoluzionato, in tempi sempre più veloci e incalzanti, dalla tecnologia.

Oltre i cancelli della Terra dell’Abbondanza: confini aperti e libertà di movimento

In Oltre i cancelli della Terra dell’Abbondanza si riprende il tema degli aiuti umanitari che, accennati nei primi capitoli, dovrebbero mettere fine alla povertà ma hanno lo stesso effetto delle soluzioni cerotto adottate per limitare la disoccupazione, la dispersione scolastica e l’indigenza nei paesi più ricchi e avanzati. Anche in questo caso Utopia per realisti propone un rimedio più radicale. Secondo Rutger Bregman:

“[…] i confini aperti potrebbero rendere ricco il doppio l’intero pianeta”.

Se il modello della discriminazione economica attuale venisse abbandonata si smetterebbe anche di perseverare nella pratica a falsificare le falsità. Pratica che fa credere che l’apertura, anche solo parziale, dei confini per favorire e garantire gli scambi e la libertà di movimento comporti costi più onerosi di quelli sostenuti attraverso gli aiuti umanitari e il mantenimento dei confini chiusi.

Come le idee cambiano il mondo: verso l’epilogo

Alle argomentazioni sviluppate nei precedenti capitoli segue un finale aperto che, invece di elaborare un elogio alle nuove idee, considera le idee in sé e come esse determinano un cambiamento in base alla reazione scelta per affrontare o prepararsi a un evento che, si ipotizza o si presenta traumatico.

A seconda dei casi critici, reali o immaginati, le idee proposte possono inasprire l’attaccamento alle convinzioni che hanno causato uno strappo o obbligare a verificarne la validità e, di conseguenza, attuare un cambiamento consapevole, critico e veramente innovativo.

Come le idee cambiano il mondo, con gli esempi specifici adottati per fare delle considerazioni generali ma non generiche, ci si avvia verso un epilogo che, sostanzialmente, chiede di rivedere la politica attuale ricordando che le idee folli possono diventare il buon senso comune di domani.

Nell’insieme, Utopia per realisti di Rutger Bregman è un libro di interessante e di utile lettura che, oltre a suggerire il come è possibile realizzare un mondo migliore, potrebbe anche ispirare davvero un’inclinazione collettiva volta a costruire, per il bene comune, un mondo ideale.

Autore: Rutger Bregman
Titolo: Utopia per realisti Come costruire davvero il mondo ideale
Titolo originale: Utopia For Realists
Traduzione: Giancarlo Carlotti
Casa editrice: Feltrinelli
Pubblicazione: settembre 2017
Pagine: 245
Prezzo di copertina: € 18

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