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La donna in gabbia di Jussi Adler-Olsen: il primo caso della sezione Q

13 Luglio 2020
La donna in gabbia di Jussi Adler-Olsen e i casi della sezione Q

La donna in gabbia di Jussi Adler-Olsen è un romanzo presentato, sul retro di copertina, come un thriller ad alta tensione di stampo danese.

Identificato il genere e capito che si tratta del primo di una serie di casi molto particolari da risolvere, La donna in gabbia mi ha incuriosito per un dettaglio informativo che mi ha portata a chiedermi cosa fosse la sezione Q.

Quesito ovvio ma facilmente risolvibile leggendo il libro che ha consentito a Jussi Adler-Olsen di diventare scrittore a tempo pieno.

La donna in gabbia, Jussi Adler-Olsen: impressioni su trama e personaggi

La donna in gabbia di Jussi Adler-Olsen è ambientato a Copenaghen, tra il 2007 e il 2002.

Nel romanzo si accostano due storie che per buona parte del libro scorrono in parallelo e che, per mezzo della sezione Q, sono destinate ad incrociarsi: quella di Carl Mørck, detective della omicidi e quella di Merete Lyngaard, parlamentare misteriosamente scomparsa durante un viaggio a Berlino. Carl e Merete non sono personaggi semplici da definire perché, tra loro, non esiste una relazione antecedente al caso che li colleghi tra loro per interesse, stile di vita e/o percezione di sé e degli altri. Ad accomunarli, nel profilo psicologico che l’autore mette insieme a beneficio del lettore, è un evento traumatico che ha inciso e determinato le loro scelte private e professionali.

Carl Mørck, rientrato in servizio dopo essere stato colto impreparato durante l’aggressione che ha causato la morte e la paralisi dei suoi colleghi di lavoro, si trova a dover fare i conti con il disprezzo e il senso di isolamento con il quale viene accolto dall’ambiente professionale di cui fa parte. Inviso a tutto il dipartimento per una presunta incapacità a socializzare, a trattare gli altri come professionisti abili quanto lui nel saper risolvere i casi assegnati e per il pessimo carattere, Carl è considerato più un peso che una risorsa utile per la squadra omicidi. Per evitare ripercussioni con il sindacato e per mantenerlo nell’organico al fine di non perdere il miglior detective in circolazione, viene promosso a capo di una nuova sezione investigativa voluta dal governo danese: la sezione Q. Sezione destinata a indagare su casi irrisolti, possibilmente impossibili, situata nei sotterranei del palazzo e, come unico collaboratore che deve rimanere esente dalle indagini di polizia, un cittadino danese di oscure origini, Assad.

Merete Lyngaard, invece, è La donna in gabbia. Giovane e bellissima, ricchissima e intelligente, la si ricorda come una politica di spicco capace di influenzare le votazioni in parlamento e di mantenere la riservatezza sulla sua vita privata, peraltro dedita solo ed esclusivamente al fratello Uffe. Assediata dai giornali scandalistici a sfondo rosa, Merete attira l’attenzione per l’apparente assenza di comportamenti trasgressivi e/o contrari ai costumi e alla morale comune. Le intenzioni dei media di trovare un lato oscuro della Lyngaard da illustrare in prima pagina non vengono soddisfatte nemmeno scavando nel suo passato che, malgrado faccia emergere l’incidente automobilistico che ha causato la morte dei genitori e il mutismo selettivo del fratello, non spiega la condotta irreprensibile di una donna giovane e bella, né fa luce sulle dinamiche della sua scomparsa. Ciò che importa del personaggio Merete è quanto materiale ha da offrire per produrre testi volti ad intrattenere l’opinione pubblica e non a risolvere l’enigma del caso individuale che la riguarda.

A riprendere i fili del destino di Merete per fare i collegamenti che ne hanno determinato la scomparsa sarà Carl, e non per aiutare il dipartimento a incassare i soldi promessi dal governo per migliorare la propria immagine politica. Convinto a non aver nulla da dare come individuo e come detective, Mørck si impegna a non adattarsi alle circostanze ma Assad e il fascino femminile della nuova psicologa della polizia, Mona Ibsen, gli daranno i motivi per arrivare a Merete e liberare La donna in gabbia, viva o morta.

Con queste indicazioni e per il modo in cui Jussi Adler-Olsen gestisce la trama, gli intrecci e le dinamiche di genere il romanzo risulta essere, in effetti, un thriller ad alta tensione che si risolve in un esito forse improbabile ma abbastanza verosimile per rendere la narrazione avvincente quel che serve per voler sapere quale sarà il destino della sezione Q e capire quale sarà il giudizio finale da riservare ai personaggi della storia. Dall’interno del romanzo, sono cose su cui Carl Mørck non si interroga e che gli fa mantenere la linea del personaggio ribelle perennemente in contrasto per divergenze di opinioni con il suo autore e indifferente all’idea che il lettore si sta facendo di lui.

In un curioso gioco di effetti e contro-effetti, l’ispettore capo della sezione Q, con tutto il suo corollario di difetti e di mancanze e lo stile sarcastico e irriverente, diventa un personaggio che se non riesce ad ingraziarsi le simpatie e l’ammirazione dell’universo di carta e inchiostro nel quale è immerso, ha un certo margine di fiducia per chi lo osserva una pagina dopo l’altra. Una fiducia che viene ricompensata nello scoprire che, al di sotto della maschera scritta apposta per lui, Carl Mørck ha dei valori di cui gli importa e che applica nel momento in cui sorge il sospetto che, forse, è ancora possibile fare qualcosa per cambiare uno stato di cose corrotto e malsano.

Nell’insieme, La donna in gabbia di Jussi Adler-Olsen chiarisce dunque cos’è la sezione Q e, date le indicazioni fornite dal suo primo caso, direi che promette bene anche per quel che concerne le prossime indagini di questa singolare serie di thriller danesi. 🙂

Autore: Jussi Adler-Olsen
Titolo: La donna in gabbia – I casi della sezione Q
Titolo originale: KVINDEN I BURET
Traduzione: Maria Valeria D’Avino
Casa editrice: Marsilio
Collana: giallosvezia
Edizione: Feltrinelli Universale Economica
Pubblicazione: aprile 2018
Pagine: 461
Prezzo di copertina: € 12

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