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Pensieri lenti e veloci, Daniel Kahneman: un saggio consigliato

29 Giugno 2020
Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman: una bozza di sintesi

Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman è un saggio che è stato spesso citato, in tempi e da persone diverse, a eventi e su social correlati o trasversali alle tematiche che questo libro affronta.

A prescindere dal ruolo ricoperto online e/o offline e dai contesti in cui si consiglia di leggerlo, pare sottinteso che Pensieri lenti e veloci sia un libro particolarmente raccomandato anche per non gli addetti ai lavori.

Per curiosità o forse perché condizionata dal titolo e dalla disciplina in cui il testo di Daniel Kahneman si colloca, l’ho letto con l’intenzione di fare una sintesi di quello che è un saggio particolarmente complesso e corposo.

Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman: una bozza di sintesi

Pensieri lenti e veloci si presenta, nell’Introduzione, come un compendio di tutti gli studi, delle teorie e delle ricerche sviluppatesi nel campo della psicologia dai primi del Novecento fino ai giorni nostri con particolare riferimento ad alcuni degli aspetti sui quali Daniel Kahneman e Amos Tversky hanno concentrato la loro attenzione professionale.

Interessati a comprendere in che modo la mente lavora quando deve prendere una decisione, la collaborazione ha permesso di formulare la Prospect Theory, un’analisi del processo decisionale in condizioni di rischio che, correlata alla psicologia cognitiva e sociale, si struttura così:

Rendendo la fruizione di Pensieri lenti e veloci più comprensibile e più semplice da divulgare, anche al di fuori dell’ambito accademico e/o scientifico.

I due sistemi

Con I due sistemi, Daniel Kahneman si riserva una parte dove poter spiegare I personaggi della storia che, interagendo fra loro secondo determinate logiche, definiscono in che modo viene elaborato il pensiero.

Personaggi ai quali viene assegnato, al pensiero veloce, il nome di Sistema 1 per sottolineare il fatto che lavora in modo automatico, intuitivo e impulsivo mentre il pensiero lento, considerato più razionale, riflessivo e “archivistico” viene identificato con l’etichetta Sistema 2.

In Attenzione e sforzo tali personaggi tendono ad interagire simultaneamente nel gestire e rielaborare le informazioni provenienti dal mondo esterno e che, in condizioni di sovraccarico mentale, indicano il Sistema 2 come Il controllore pigro della situazione fornendo una prima, parziale, definizione di intelligenza:

“L’intelligenza non è solo la capacità di ragionare: è anche la capacità di trovare materiale pertinente nella memoria e di usare l’attenzione quando occorre farlo”.

A tale capacità si collega Il meccanismo associativo e il come esso attiva un’associazione di idee che avviene a livello inconscio ma si esprime in un’idea singola che, peraltro, non è libera dai condizionamenti interni ed esterni a quello che Kahneman chiama effetto priming.

“L’idea secondo cui abbiamo un accesso limitato al funzionamento della nostra mente è difficile da accettare perché è ovviamente estranea alla nostra esperienza, ma è vera: sappiamo di noi stessi molto meno di quanto pensiamo”.

Chiarito che tale limitazione viene di solito ignorata dal Sistema 1, Pensieri lenti e veloci passa a spiegare la Fluidità cognitiva e a elencare le cause che ne determinano conflitti e credenze. Il flusso e la tensione cognitiva, in questo caso, possono essere indotte da due illusioni principali (o più comuni): l’illusione del ricordo che ci rende familiare e quindi riconoscibile qualcosa che percepiamo come un problema da risolvere e l’illusione della verità che rende la soluzione adottata credibile e, in quanto ripetuta, vera.

“Un modo sicuro per indurre la gente a credere a cose false è la frequente ripetizione perché la familiarità non si distingue facilmente dalla verità”.

Le illusioni di familiarità e di verità diventano, così, il punto di partenza sul quale è possibile strutturare un messaggio persuasivo tenendo conto delle dinamiche cognitive che la mente apprezza di più e che la avvicinano alla sensazione di benessere che, espressa dall’intuizione di coerenza, risulta essere l’obiettivo principale del Sistema 1.

In norme, sorprese e cause si approfondiscono i limiti e le qualità del Sistema 1 rappresentate dalla capacità:

  • di stupirsi,
  • di individuare cause e conseguenze di un evento critico e
  • di intuire le intenzioni insite nella realtà o nelle realtà di cui abbiamo o stiamo facendo esperienza.

Capacità che, nell’insieme, danno importanza diversa e non pari merito alle caratteristiche del pensiero causale rispetto a quello statistico.

“L’importanza del pensiero causale è un tema ricorrente in questo libro perché la gente tende ad usare il pensiero causale in maniera inappropriata e ad applicarlo a situazioni che richiedono invece il ragionamento statistico. Il pensiero statistico trae le sue conclusioni sui singoli casi da proprietà di categorie e insiemi. Purtroppo il Sistema 1 non è in grado di eseguire questo tipo di ragionamento; il Sistema 2 sa imparare a pensare statisticamente, ma pochissime persone vengono edotte in merito”.

Il modo di procedere del Sistema 1 si delinea meglio in Un meccanismo per saltare alle conclusioni e che porta ai bias di giudizio e di scelta che emergono quando esso esegue i compiti attribuitigli e descritti in Come si formano i giudizi e Rispondere a un quesito più facile.

Euristiche e bias

La seconda parte di Pensieri lenti e veloci si concentra su Euristiche e Bias tipici del Sistema 1 e che, a partire da La legge dei piccoli numeri, introduce anche al pensiero statistico e agli effetti, ai condizionamenti e alle caratteristiche propri del Sistema 2.

Ancore e La scienza della disponibilità rappresentano i capitoli intermedi attraverso i quali si tiene conto dell’inclinazione a dare eccessiva fiducia alle intuizioni e alle interpretazioni che il Sistema 1 fornisce al Sistema 2 seguendo le euristiche riportate in Disponibilità, emozione e rischio. Capitolo in cui si nota in che modo emozioni e percezioni di rischio condizionano i modelli di comportamento volti a cercare soluzioni rassicuranti e, al contempo, a distorcere quella porzione di realtà che sfugge alla comprensione complessiva:

“Il mondo dentro la nostra testa non è una replica precisa della realtà; le nostre esperienze riguardo la frequenza degli eventi sono distinti dalla quantità e dall’intensità emozionale dei messaggi cui siamo esposti”.

La facoltà di Tom W. e Linda: il meno è più sono dedicati ai test inventati per studiare l’intuizione della rappresentatività, la logica della probabilità e loro discrepanze quando si cerca indovinare, in base alle informazioni disponibili, ciò che si verificherà in futuro. Si tratta di esperimenti che chiariscono il perché ragioniamo per stereotipi e quando Le cause battono la statistica.

Kahneman, a questo punto di Pensieri lenti e veloci, fa una precisazione riguardo al termine stereotipo:

“Le norme sociali contro il ragionare per stereotipi, tra cui l’opposizione all’elaborazione di profili di gruppo, ha avuto il grosso pregio di creare una società più civile e egualitaria. È utile ricordare, però, che trascurare stereotipi validi produce inevitabilmente giudizi non ottimali. La resistenza allo stereotipo è una posizione morale lodevole, ma l’idea semplicistica che questa resistenza non abbia un costo è errata. Vale la pena pagare quel prezzo per avere una società migliore, ma negare che vi sia un costo, anche se è politicamente corretto e gratificante per l’anima, non è scientificamente difendibile”.

Il costo di tale ragionamento viene quantificato in Regressione verso la media che, una volta capito come avviene, come funziona e perché diventa un passaggio propedeutico per capire, di conseguenza, Come correggere le predizioni intuitive.

L’eccessiva sicurezza

L’eccessiva sicurezza è forse la parte che più affascina del percorso di lettura strutturato in Pensieri lenti e veloci perché riprende il tema delle illusioni più utilizzate per rendere credibile il falso piuttosto che il vero.

L’illusione della comprensione ha maggiore forza e presa sulle credenze comuni che, attraverso la narrazione di storie di successo e fallimento, non vanno a mettere in discussione i bias descritti in precedenza. Tuttavia, anche se:

“Le incoerenze riducono la fluidità dei nostri pensieri e la chiarezza dei nostri sentimenti”

questo non significa che la narrazione riesca ad evitare di attivare altri bias cognitivi (senno del poi e del risultato) che permettono al Sistema 1 di rimandare il compito di risolvere un problema preferendo spostarlo in un futuro vago e indefinito che lo affranchi dalla fatica di riflettere sulle proprie incoerenze.

A L’illusione di validità si accompagna e si integra l’illusione di abilità che, alimentate da competenze di alto livello e da una fiducia illimitata nella cultura e nella comunità aziendale, si schierano a favore dell’incoerenza di giudizio sintetizzata in Intuizioni contro formule e parzialmente smascherata in Intuizione esperta – quando possiamo fidarci? Capitolo che è il risultato di una discussione con un collega di Kahneman che, sul tema, la pensa diversamente e dalla quale è emerso che:

“[…] è possibile distinguere le intuizioni che hanno probabilità di essere valide da quelle che hanno probabilità di essere false”.

Trovare un accordo tra due parti antagoniste non rende però possibile o probabile che ciò possa ripetersi anche in un gruppo di lavoro dove un componente del gruppo ha la capacità di adottare La visione esterna per valutare le probabilità di successo o di fallimento di un progetto collettivo. In questo capitolo Kahneman racconta come, al pari di un errore di giudizio, quanto riscontrato dalle informazioni contrastanti raccolte adottando questo tipo di approccio venga assimilato e ignorato a favore della sicurezza teorica che si ha nel visualizzare il successo di un’impresa:

“È un modello ricorrente: le persone che hanno informazioni su un singolo caso raramente avvertono la necessità di conoscere i dati statistici della classe a cui il caso appartiene”.

In questa sezione risalta il bias ottimistico, importante in Pensieri lenti e veloci perché diventa Il motore del capitalismo e il terreno sul quale proliferano quelle illusioni imprenditoriali che, sicure della loro originalità, si concretizzano in comportamenti in cui non si fa attenzione ai rischi da evitare:

“Tuttavia, l’ottimismo è ritenuto assolutamente prezioso sia a livello sociale sia a livello di mercato; persone e aziende ricompensano i fornitori di informazioni pericolosamente fuorvianti più di quanto non ricompensino chi dice la verità”.

Scelte

Le Scelte di Pensieri lenti e veloci è la parte dedicata a come vengono applicate seguendo la teoria dell’utilità attesa postulata nel capitolo Gli errori di Bernoulli e che spostano il discorso, fino a questo momento generale, sul piano economico introducendo anche nuovi personaggi di fantasia, gli Econ e gli Umani.

Alla teoria di Bernoulli, rivista per rilevare contraddizioni insite nella teoria e mai contestati, Daniel Kahneman affianca come argomento di discussione La prospect Theory postulata per aggiungere ciò che Bernoulli non aveva considerato nella sua analisi:

  • la propensione al rischio che subentra quando si percepisce quella che viene chiamata una variazione di ricchezza e
  • i punti di riferimento adottati per fare una scelta che può causare un senso di perdita o di guadagno.

Si tratta di due modelli di pensiero, razionale e irrazionale (?) che, messi a confronto, portano a far attenzione all’effetto dotazione, bias cognitivo che ha originato gli studi di economia comportamentale spiegati e descritti nei capitoli intitolati Eventi negativi, Lo schema a quattro celle e Eventi rari.

Studi che sembrano riproporre le stesse dinamiche che conducono a errori di valutazione che tendono a ripetersi anche in ambito giuridico e che si travasano, di conseguenza, anche nel capitolo dedicato alle Politiche a rischio confermando l’inclinazione comune a:

“prendere decisioni man mano che insorgono i problemi, anche quando ci viene specificatamente detto di considerarli tutti insieme”.

In Segnare i punti si spiega come le teorie, formulate per mettere in ordine meccanismi di pensiero che avvengono simultaneamente, delineano un’impostazione mentale ed emozionale che si fa più chiara e decifrabile quando è rapportata al denaro e alla ricchezza, reale o percepita, che essa veicola influenzando anche il comportamento sociale. Impostazione mentale che, per quanto fissa, non garantisce che si determinino delle Inversioni – di giudizio, di scelta e di preferenza – che, per quanto apparentemente illogiche, hanno il pregio di aver avviato un dialogo interdisciplinare tra Psicologia, Economia e Giurisprudenza e fanno capire meglio le incoerenze sintetizzate nel capitolo conclusivo di questa parte, Frame e realtà.

I due sé

I due sé è la quinta e ultima parte di Pensieri lenti e veloci e, come in un romanzo circolare, torna all’inizio riprendendo i significati del termine utilità al quale si aggiunge l’aggettivo esperita con l’intento di fornire un’interpretazione il più possibile aderente all’accezione che l’autore dà al termine.

In questa sezione Daniel Kahneman dichiara il suo interesse a comprendere le discrepanze tra utilità esperita e utilità decisionale e, con lo stesso metodo adottato nel libro, avvia il lettore verso le Conclusioni facendogli attraversare i capitoli intitolati La vita come storia, Benessere esperito e Riflessione sulla vita.

Conclusioni che, senza volersi dimostrare vere e definitive, riportano l’attenzione al discorso generale del libro, ai temi sui quali si fa maggiore attenzione e dove si fa il punto su come è stato condotto il lavoro di ricerca per spiegare la maggior parte delle dinamiche che entrano in gioco in fase decisionale e che, per maggiore comodità, sono state distribuite partendo dalla dicotomia, reale o immaginata, tra il sé mnemonico e il sé esperienziale.

“Io spesso fremo di orrore quando qualcuno dice che il lavoro da me fatto con Amos ha dimostrato che le scelte umane sono irrazionali quando, in realtà, la nostra ricerca ha solo dimostrato che gli Umani non sono ben descritti dal modello dell’agente razionale”.

Infine, senza soffermarsi troppo sulle considerazioni che si possono fare riguardo a chi e perché consiglia o raccomanda di leggere Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman, le mie impressioni a riguardo è che è di certo un libro interessante, bias compresi. Anche se, malgrado l’apparente semplicità con cui è organizzato, molto faticoso da decifrare. 🙂

Autore: Daniel Kahneman
Titolo: Pensieri lenti e veloci
Titolo originale: Thinking, Fast and Slow
Traduzione: Laura Serra
Casa editrice: Mondadori
Collana: Oscar Saggi
Pubblicazione: aprile 2013
Pagine: 668
Prezzo: € 17

ParoleOmbra: proposte di lettura maggio - giugno 2020

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