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Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi: una voce italo-portoghese

19 Giugno 2020
Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi: voce italo-portoghese sulla libertà

Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi è una voce italo-portoghese che, scritta nel romanzo, porta ancora una volta il lettore presente indietro nel tempo e nella storia.

Simile alle narrazioni di Fernando Pessoa e di José Saramago, cosa Sostiene Pereira per distinguersi dai letterati ai quali si ispira?

Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi: il fascino della libertà

Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi racconta la storia di un giornalista di cronaca, vedovo, grasso e responsabile della pagina culturale di un giornale indipendente di Lisbona.

I tempi sono difficili per una voce italo-portoghese che si sovrappone e si esprime in un Portogallo che vive sotto il regime di Salazar, nell’estate del 1938. Pereira non sembra rendersene conto: sostiene di essere più interessato al problema della morte e al quesito se credere o meno nella resurrezione della carne.

Nel tempo libero, e quando non traduce racconti francesi dell’Ottocento, si informa di quel che accade nel mondo frequentando il Café Orquídea, a bere limonate con tanto zucchero e a parlare con il ritratto della moglie sperando che tutto questo non gli faccia troppo male al cuore. Sostiene Pereira appare innocuo e così semplice e sobrio nei pensieri e nei comportamenti che, inoltre, non sembra badare poi tanto alle distinzioni che gli intellettuali con i quali si relaziona fanno riguardo alla filosofia e alla letteratura:

“[…] la filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità”.

Ma ad un certo punto Pereira si rende conto di essere controllato e la visione introspettiva che ha di sé si volge all’esterno. Per questo motivo, come se cercasse una scappatoia che gli permetta di respirare un po’, apporta alcune modifiche al suo operato e al come fa uso della sua libertà in redazione: assume, senza consultare nessuno, un praticante che lo aiuti a scrivere gli elogi funebri di letterati ancora in vita.

Il collaboratore di Pereira è Monteiro Rossi, un giovane di origini italiane laureatosi con una tesi copiata che si confessa codardo di fronte alla morte e un entusiasta della vita. Monteiro scrive articoli inutilizzabili che Pereira retribuisce regolarmente e che conserva in un cassetto, malgrado sappia che il loro posto sarebbe nel cestino.

Inspiegabilmente, Pereira sostiene un giovane che, assieme alla compagna, mettono in pericolo e in discussione uno stile di vita al quale l’ex giornalista di cronaca e responsabile della pagina culturale di un giornale indipendente è sempre stato fedele. Qualcosa, nel personaggio e nelle vicende narrate da Antonio Tabucchi cambia il personaggio stesso il quale sviluppa il desiderio di pentirsi per aver condotto fino ad allora una vita normale e condivisa, per un certo tratto di strada, con la moglie del ritratto, memoria di un tempo felice e lontano.

Sostiene Pereira sembra confondersi ma, durante un viaggio in treno, incontra un chiarimento. Il chiarimento ha la forma di una signora tedesca di origine portoghese, con una gamba di legno e che, distogliendo lo sguardo dalla lettura di Thomas Mann, gli rivolge la parola:

“[…] faccia qualcosa, esprima il suo libero pensiero […]”

L’ex giornalista di cronaca responsabile della pagina culturale di un giornale indipendente comincia a scegliere i racconti da tradurre, a informarsi meglio nei bar piuttosto che apprendere le notizie dai giornali, di ospitare in casa individui politicamente sospetti e sovversivi.

Pereira decide di esercitare la sua libertà ma anche con tutte le cautele dettate dall’esperienza e delle abitudini non sfugge alla polizia e ai metodi adottati per intimidirlo, simili a quelli descritti da Kafka ne Il processo.

Il personaggio di Antonio Tabucchi, comunque e malgrado l’umiliazione di essere stato scoperto, rimane in Portogallo, a Lisbona. Sa che ormai è solo questione di tempo perché scompaia del tutto ma sa anche che gli rimane abbastanza margine d’azione per fare un’ultima cosa: denunciare quanto ha subito e scrivere quell’articolo sull’anima che il problema della morte gli aveva ispirato.

In sintesi, Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi va oltre al fascino della libertà, la ottiene e riesce anche a lasciare testimonianza scritta di cosa vuol dire essere liberi. Forse non è tutto, ma è già qualcosa. 🙂

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2 Comments

  • Reply Dario Villasanta 21 Giugno 2020 at 13:50

    È un libro spaventosamente attuale, l’ho adorato e leggerne qui oggi mi fa un effetto strano. Niente da dire, le tue analisi sono sempre ottime.

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