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Vicolo Cannery di John Steinbeck: letteratura di serie B?

12 Giugno 2020
Vicolo Cannery di John Steinbeck: letteratura di serie B?

Vicolo Cannery, rispetto a Furore, sconvolse in senso negativo i recensori dell’epoca in cui esordì (1945). Fu considerato un prodotto letterario di serie B.

A quanto pare il pubblico di critici, abituato al romanzo che incise il nome John Steinbeck agli apici della letteratura americana, non si aspettava Vicolo Cannery e il ritratto che fa della società alla quale apparteneva, pur presentandosi con lo stile e la visione realistica tipica del romanziere.

Questo è quanto si evince, in sintesi, dopo aver letto la presentazione che Luigi Sampietro scrive per indicare al lettore la strada di una narrazione che parla di?

Vicolo Cannery, John Steinbeck: una passeggiata nei bassifondi della letteratura

Vicolo Cannery inizia contestualizzando una serie di impressioni che, dopo l’esperienza europea durante la Seconda Guerra Mondiale, contrastano con l’immagine aurea e idilliaca dell’America di fine degli anni ‘40.

“Vicolo Cannery a Monterey in California è un poema, un fetore, un rumore irritante, una qualità della luce, un tono, un’abitudine, una nostalgia, un sogno”.

Steinbeck chiarisce, in poche righe, i motivi che lo hanno indotto a farsi una passeggiata nei bassifondi della letteratura portando con sé il suo lettore e che racconta un’umanità diversa da quella che, in seguito al crack finanziario del 1929, si era messa in viaggio per ricostruire, con Furore, un futuro migliore.

È un’umanità, quella di Vicolo Cannery, brutta, moralmente discutibile e che vive ai margini della società aggirandosi in un contesto più piccolo, circoscritto e statico ma non meno movimentato. È un’umanità alla quale però non sembra mancare niente per vivere bene ed esistere liberamente. Se serve qualcosa o si ha bisogno di un po’ di contatto umano lo si può trovare dal bottegaio all’angolo o nel bordello a fianco.

Lee Chong trova sempre il modo per trovare un accomodamento che possa essere vantaggioso (a seconda dei punti di vista) per cliente e commerciante e Dora Flood è una maîtresse che ha a cuore il benessere dei clienti e delle sue protette e una professionista nel gestire e saldare i suoi debiti con la moralità. Tra questi onorati esercizi commerciali, sul lato opposto della strada, si integra l’Istituto Biologico Occidentale, luogo di lavoro e di residenza del Dottore, figura centrale nel romanzo.

L’immagine del Dottore è neutra: tutto quello che fa è raccogliere, di tanto in tanto, qualche varietà di animali marini da conservare e studiare in laboratorio e acquistare qualche birra da Lee Chong per sorseggiarla a casa, durante le sere d’estate, in compagnia della musica riprodotta dal suo grammofono.

In quanto a relazioni sociali, al Dottore basta l’aiuto di Frank, un ragazzino isolato da tutti e cacciato dalla scuola per problemi d’apprendimento e quello di Haziel, un ragazzo battezzato con un nome da donna al quale piace sentire i discorsi della gente senza far troppo caso al significato delle parole utilizzate per formularli.

Abitudinario e solitario, il Dottore piace a tutti i residenti di Vicolo Cannery, soprattutto a Mack e alla sua compagnia di amici installatisi in un magazzino che il proprietario cedette a Lee Chong per saldare, una volta per tutte, i debiti accumulati in bottega.

Per Mack, uomo intelligente che non ha mai combinato nulla di buono nella sua vita e in quella degli altri, il Dottore è una brava persona e per questo vorrebbe organizzare una festa in suo onore senza sapere che:

“La natura delle feste è stata studiata imperfettamente. Tuttavia, è generalmente riconosciuto che una festa ha una sua patologia, che è una specie di individuo, e che è, assai probabilmente, un individuo molto perverso. Ed è pure generalmente riconosciuto che una festa raramente riesce pari ai progetti e alle intenzioni”.

Se l’avesse saputo o, almeno, intuito la spedizione organizzata per finanziare questa festa non si sarebbe rivelata disastrosa deludendo il festeggiato che, peraltro, è stato coinvolto in un progetto di cui ignorava l’esistenza e le premesse di base. Il come e il perché dell’idea che convincono i personaggi a fare qualcosa di diverso dal solito rappresentano il cuore e l’equivoco che rendono il romanzo discutibile negli effetti, seppur causati da comportamenti che volevano apparire in buona fede.

Malgrado la delusione, il Dottore rimane convinto che ci sia comunque qualcosa di buono nei bassifondi di Vicolo Cannery, tra Mack e i suoi i quali, compreso il danno causato, cercano di porvi rimedio rielaborando una strategia per relazionarsi con l’altro che non li rende persone migliori e, quindi, socialmente accettabili, ma personaggi che fanno dell’ironia il loro stile di vita per esistere, così come sono, nelle pagine scritte da John Steinbeck.

“Come si possono far rivivere il poema e il fetore e il rumore irritante; la qualità della luce, l’abitudine e il sogno? Se raccogliete animali marini, vi sono certi vermi piatti tanto delicati che è quasi impossibile imprigionarli interi, perché si rompono e sbrindellano al solo toccarli. Dovete lasciarli colare e strisciare di loro propria volontà sulla lama di un coltello, e poi li dovete sollevare leggermente per metterli nella bottiglia piena di acqua di mare. E forse questo potrebb’essere il modo di scrivere questo libro: aprire la pagina e lasciare che le storie v’entrino strisciando da sole”.

Conclude l’autore, nella sua personale introduzione a Vicolo Cannery. Una paginetta in cui si suggerisce al lettore non cosa pensare ma cosa provare per questi personaggi così brutti e delicati eppure così liberi e che, una volta abbandonati, fanno risuonare note di indicibile, autentica tristezza che, per quanto dissimulate da una scrittura divertente, spiritosa, capace di burlarsi bonariamente di sé stessa, rimangono ben visibili ai margini del romanzo.

Difficile credere che Vicolo Cannery di John Steinbeck sia stato considerato un prodotto letterario di serie B quando, tutto sommato, non è né migliore né peggiore di Furore. 🙂

Autore: John Steinbeck
Titolo: Vicolo Cannery
Titolo originale: Cannery Row
Traduzione: Aldo Camerino
Casa editrice: Bompiani
Pubblicazione: giugno 2018
Pagine: 252
Prezzo: € 10

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