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Il processo di Franz Kafka: storia di Joseph K.

15 Maggio 2020
Il processo di Franz Kafka: storia di Joseph K, colpevole o innocente?

La metamorfosi è un romanzo che racconta come viene interpretato un uomo comune, banalizzato nella forma di un insetto, non è chiaro di quale specie, ma con comportamenti umani.

Il processo è un romanzo dedicato a Joseph K., un uomo tranquillo e abitudinario che sta per essere condannato, non è chiaro per quali accuse.

In un certo senso, sono libri speculari l’uno all’altro e costituiscono gli atti di una produzione letteraria che Franz Kafka non voleva divulgare e che fu pubblicata postuma, contro la sua volontà, da un amico.

Il processo di Franz Kafka: colpevole o innocente?

La metamorfosi e Il processo hanno un’altra cosa in comune, l’incipit. Un uomo che riposa tranquillo nella sua stanza viene bruscamente svegliato a una realtà che mette in discussione il suo diritto ad esistere.

A differenza di Gregor Samsa, Joseph K. non cambia forma adattandosi alla percezione e all’opinione che i familiari e la società hanno di lui. Joseph K. ha un posto di prestigio in banca e una fidanzata ufficiale, che va a trovare regolarmente nel tempo libero. Al momento dell’arresto, soggiorna in una pensione semplice e ordinaria gestita dalla signora Grubach. Estranei bussano alla porta della sua camera comunicandogli la sua condizione di imputato in libertà vigilata ma, oltre a questo, non dicono altro sui motivi che lo rendono un soggetto da condannare.

Certo di essere innocente, il protagonista de Il processo chiede ai suoi carcerieri maggiori informazioni cercando di dissimulare l’indignazione che prova nel veder violata la sua intimità, esposta agli sguardi indagatori dei suoi simili. Una richiesta che avanza all’ispettore incaricato del fermo e che ha istituito il suo quartier generale non nella stanza dell’accusato ma in quella adiacente, occupata dalla signorina Bürstner.

Di cosa e perché Joseph K. è stato accusato non è chiaro ma, fin dalle prime pagine del romanzo, è intenzionato a scoprirlo. Atteggiamento che indispettisce l’ispettore che, avanzando un qualche sentimento di simpatia per l’imputato, lo mette sull’avviso:

“E non faccia tutto questo baccano col suo sentirsi innocente, così non fa altro che rovinare l’impressione non del tutto negativa che lei ci ha fatto finora”.

Sconcertato e malgrado gli venga concesso il permesso di continuare le attività che svolge per vivere, a Joseph K. non resta altro che adattarsi alle disposizioni date e assolvere l’obbligo di presentarsi regolarmente in tribunale, per l’interrogatorio della domenica. Un tribunale che è un tribunale umano che si colloca nei solai di affollati caseggiati, conduce ad aule dove si riuniscono opposti schieramenti ideologici, alcuni silenti altri disputanti, e che non dicono nulla né ascoltano le ragioni di Joseph K.

Il processo è avviato e il lettore, accanto alla voce narrante, si trova a vagare in sale d’attesa dove esistenze informi e incerte temono la vista dell’imputato che se ne allontana perdendosi, a sua volta, in segreterie illuminate da finestre chiuse e percorse da corridoi afosi, opprimenti per un’anima che si sente e si dichiara innocente.

I luoghi e le esperienze che Franz Kafka fa vivere al suo personaggio producono il materiale per le questioni che il romanzo pone in esame allegandovi anche il desiderio dell’individuo di trovare qualcuno che lo difenda e lo protegga: un avvocato anziano e malato, industriali filantropi e commercianti timorosi, pittori in rovina, preti che accendono lumi in chiese vuote e fredde e donne.

Ogni figura incontrata ha qualcosa da dire sulla condizione di Joseph K. ma nessuna offre una testimonianza sufficientemente valida che sblocchi Il processo in corso, verso l’assoluzione piena. La difesa è debole e:

“non è propriamente permessa, è solo tollerata”.

Man mano che ci si addentra nelle dinamiche della narrazione la speranza di un lieto fine si affievolisce e, una volta constatate le modalità di giudizio, le ragioni e i sentimenti dell’imputato passano in secondo piano. Non sono importanti e non bastano per limitare le azioni degli uomini contro altri uomini ma le donne, le donne potrebbero aiutare un’anima innocente?

“Le donne hanno molto potere. Se riuscissi a muovere certe donne che conosco ad operare di comune accordo a mio favore, dovrei spuntarla. Tanto più con questo tribunale, composto quasi soltanto da donnaioli”.

A partire dalla signorina Bürstner, Joseph K. intuisce che le donne sono importanti per la sua salvezza in quanto le uniche in grado di esprimere pietà e compassione ma, purtroppo, non possono molto in suo favore poiché sembra aver deciso di affrontare da solo un mondo che lo odia, anche se non si sa né si capisce il perché.

Un libro molto triste e sconfortante, Il processo di Franz Kafka. Vien da chiedersi se forse non sarebbe stato meglio rispettare la sua volontà e lasciare che le sue opere venissero dimenticate per evitare che ciò che raccontano venisse commentato, interpretato e frainteso per poi rimanere, tragicamente, inascoltato.

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