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Il giocatore di Fëdor Dostoevskij: tornando al romanzo russo

11 Maggio 2020
Il giocatore di Fëdor Dostoevskij: una scommessa con la letteratura russa

È probabile che Il giocatore di Fëdor Dostoevskij e la sua visione che invita ad arrendersi a un’inevitabile sfiducia nell’umanità e nella possibilità di riscatto dell’individuo in essa non sia la scelta di lettura ideale per alleggerire il presente.

Eppure, tornare al romanzo russo è un modo come un altro per avere un’idea più chiara dell’anima e delle sue relazioni esistenziali in rapporto alle realtà che la circondano e per osservare, con il distacco della voce narrante, su quali capacità e risorse punta per rendersi libera o oppressa.

La posta è alta, dunque. Il giocatore di Dostoevskij ne è cosciente?

Il giocatore di Fëdor Dostoevskij: una scommessa con la letteratura russa

Il giocatore raccontato da Dostoevskij è Aleksej Ivanovič, precettore chiamato a istruire i figli di un generale russo innamorato di Mademoiselle Blanche, una donna d’affari in cerca di un titolo nobiliare.

L’aristocratico datore di lavoro è anche il tutore di Polina, una ragazza in età da marito della quale Aleksej è innamorato ma la cui dote è stata dilapidata per questioni di immagine di classe. Cosciente di essere un uomo comune e di avere un’istruzione al di sopra della media che vive con i signori dell’alta società Aleksej diventa, per amore, un giocatore.

La vicenda si svolge in un’immaginaria cittadina tedesca il cui nome, Roulettenberg, è utile e funzionale alla metafora scelta da Dostoevsij per costruire il romanzo.

Il gioco d’azzardo e l’attrazione che il protagonista ha per Polina sono gli strumenti di lettura e di codificazione di una realtà sociale che condiziona profondamente i comportamenti fra uomo e donna e la natura della loro relazione. Relazione che viene considerata giusta e virtuosa solo se approvata dall’opinione comune ma amorale e sbagliata se coltivata in autonomia dalla coppia formatasi.

A prescindere dalla prospettiva e dalle associazioni mentali che si creano nel giocatore, il concetto di fondo è che le azioni individuali, libere dalla ricerca di un legame affettivo con il singolo, devono essere indirizzate al riconoscimento e all’approvazione della collettività. Desiderare entrambe, in tal senso, è come giocare d’azzardo: Aleksej ama Polina ma non capisce, collocandoli in un contesto più ampio, quali siano i ragionamenti che stanno alla base delle azioni e dei pensieri dell’amata.

“Benché fosse ridicolo che io mi attendessi tanto alla roulette mi appariva ancora più ridicola la convenzionale opinione, che tutti accettano, che sia sciocco e assurdo aspettarsi qualche beneficio dal gioco”.

Malgrado la riluttanza dichiarata, Aleksej comunque comincia a giocare, prima su commissione di Polina e poi da solo e, attraverso il gioco, racconta l’idea che ha degli uomini e della vita. Si appassiona a tal punto a questa metafora di cui fa esperienza che, dimenticandosi della donna, comincia mettere in discussione sé stesso e tutto il sistema di regole alla quale tutti sono soggetti. Al desiderio di ottenere conferma dell’amore di Polina si sostituisce il desiderio del protagonista di avere la meglio sulle variabili umane che possono allontanarla da lui: dalla situazione ridicola, il giocatore passa a prendere sul serio le sue risorse e abilità personali dimenticando però lo scopo finale del gioco.

Certo del suo valore e della sua grandezza morale, Alekseij, gradualmente, si svaluta e si sminuisce agli occhi della collettività e nemmeno la comparsa dell’anziana Antonida, la nonna di cui in famiglia si attende la morte e l’eredità, lo rinsavisce.

“Tutti i russi sono così e, sapete perché? Perché i russi hanno qualità troppo doviziose e varie per trovarsi con facilità una forma decorosa. Si tratta di forma. E noi russi siamo appunto, per la maggior parte, così doviziosamente dotati che, per avere una forma conveniente, ci occorre la genialità; ma la qualità molto spesso non c’è, perché in generale è rara”.

Il giocatore di Fëdor Dostoevskij, che aveva tutte le caratteristiche de L’idiota, rimane nella forma del giocatore che scommette con la letteratura e la vita per vincere la forma che gli permetta di ottenere la qualità desiderata. Qualità che solo l’amico inglese sembrava aver notato in Polina e che Alekseij aveva intuito e poi, perso.

Alla fine, l’anima che credeva di aver puntato tutto su sé stessa realizza che è stata oppressa dalle azioni e dai ragionamenti dell’uomo alla quale era assegnata. Esausta dal gioco, non le resta che sperare nel domani.

“Domani, domani tutto questo finirà!”

L’anima, ancora, non può fuggire dai limiti del singolo individuo però, una volta conclusa la lettura si ha la sensazione che essa, seduta al tavolo della roulette, attenda paziente la sua occasione di esistere in armonia con l’umanità e la sua comune ricerca della felicità. Le probabilità che ciò avvenga, ci sono ma le incognite rimangono, realisticamente, infinite.

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