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La casa a Nord-Est di Sergio Maldini: un Friuli da romanzo

8 Maggio 2020
La casa a Nord-Est di Sergio Maldini: un Friuli da romanzo

La casa a Nord-Est di Sergio Maldini è il romanzo con il quale inauguro le letture di maggio.

Quando ho aperto il libro per sfogliarlo è scivolato un foglietto. Era un abbonamento di giornale intestato alla mia bisnonna che, all’epoca, era interessata alle proposte letterarie dedicate al Friuli. Si vede che le piacque e così lo passò a mia nonna la quale, a sua volta, me lo regalò di cuore, sapendo quanto mi piacesse leggere.

Il ricordo fa un po’ sorridere ma vi sono particolarmente affezionata perché è una prova tangibile dell’idea di libro come oggetto e argomento di conversazione ed è motivo di curiosità, per vedere se è possibile costruire un Friuli da romanzo in cui l’idea di narrazione dell’autore si presenti realista e coerente alle immagini filtrate attraverso tre generazioni di lettrici friulane.

La casa a nord-est di Sergio Maldini: fuga da romanzo, tra illusioni e realtà

La casa a Nord-Est di Sergio Maldini è il romanzo di una fuga da una realtà a un’altra. Marco Gregori, giornalista televisivo a Roma, viene colto improvvisamente da una crisi di mezz’età e pensa sia giunto il momento di ritirarsi in campagna, lontano dalla frenetica e frastornante vita cittadina.


Tra i vari paesaggi bucolici che l’Italia offre, la scelta del protagonista oscilla tra il Friuli e la Toscana. Sembra che Marco desideri un luogo dove poter intrattenere una conversazione pacata e riflessiva con sé stesso in un contesto che sia il più possibile lontano dalla regione in cui è nato e dalla città che gli ha permesso di costruire come voleva una famiglia, una carriera professionale, una vita.

Deciso per il Friuli, Marco chiede a Ernesto Commessati, amico ed ex compagno di liceo, di trovare La casa a Nord-Est nel cuore di una regione che, nel romanzo, appare come un luogo privo di memoria e di tradizioni culturali, con ampi spazi coltivati e case dalle facciate sobrie e anonime che, malgrado secoli di devastazioni e incursioni barbariche (longobarde, francesi, russe e austro-ungariche) preservano intatta l’immagine arcaica e contadina nel quale Gregori vorrebbe sostare.

La casa a Nord-Est designata è a Varmo, un vecchio rudere nel quale dimorò Napoleone con l’amante e appartenente alla principessa Maria Luisa Sabot, una delle ultime rappresentanti dell’antica aristocrazia friulana. A Marco sembra adatta ma la compravendita non è immediata: prima di avviare le trattative la proprietaria vuole conoscere meglio il richiedente e, per questo, lo invita a presentarsi a lei e alla sua cerchia di conoscenze.

L’obbligo a instaurare una conversazione con Zucchiatti, Irene Deganutti, Melita Schuster, Giulia e Antonia Bellavittis diventa ben presto un’occasione per instaurare delle relazioni umane che vanno ben oltre il desiderio di acquistare una proprietà in campagna. Il romanzo diventa l’espediente per esplorare e conoscere il Friuli, la sua storia, la sua identità e la sua coscienza. È un viaggio introspettivo che porterà Marco Gregori ad apprendere la mentalità friulana, le sue abitudini, le sue contraddizioni e le sue convinzioni.



“Pensate, un terremoto… qualcosa di enorme, di sconvolgente, la natura che ad un tratto rifiuta i regimi istituzionali… io lo vedo come qualcosa di grande. Abbiamo avuto l’occasione storica di ricostruire le case con una tecnologia avanzatissima. […] la cultura del sisma avrebbe indicato il Friuli come una regione all’avanguardia. Non equivocate, ma io dico che per il Friuli il terremoto è stato un evento qualificante. Il terremoto ha dato alla nostra terra la coscienza di esistere…”

Nel libro di Sergio Maldini si crea quindi un percorso in cui l’autore-lettore discerne tra l’esperienza del vivere e la coscienza dell’esistere.

In un continuo, costante passaggio di sensazioni e di informazioni, La casa a Nord-Est prende forma sia sul piano sociale e ideale, tra l’offerta di un bicchiere di Tocai e lo scambio letterario tra Marco e Melita, sia su quello concreto dove le disposizioni per la ristrutturazione dell’abitazione di Varmo vengono eseguite e adattate non solo secondo le richieste del proprietario ma anche in base alla cultura e alla filosofia dei lavoratori friulani.

Il mezzadro che non vuole cedere il suo pezzo di terra per rendere proporzionato il giardino retrostante la casa e l’autonomia con cui muratori, falegnami, idraulici ed elettricisti si occupano del “nido da costruire” rendono bene l’idea del divenire di una regione che, per quanto appaia immobile e arretrata, esiste e si conserva in tradizioni e conoscenze non scritte ma interiorizzate nell’indole e nella natura della civiltà contadina rappresentata.

Un andamento che viene rispettato anche nel lessico che, pur svolgendosi interamente in italiano con inserti in inglese per dare modernità alla narrazione, sceglie parole friulane che, durante la lettura, si percepiscono come strategicamente collocate. Punti fermi linguistici che arredano il romanzo di senso e significato.

Concreto e illusorio, il Friuli raccontato da Sergio Maldini è un sincretismo in cui la società patriarcale rappresenta la corteccia sotto la quale si scopre una realtà e una civiltà incline a un romanticismo, inteso nell’accezione originaria del termine, che comunica un modo di sentire in linea con la poetica di Shakespeare, di Anna Achmatova e di Umberto Saba. Raccoglie, inoltre, esempi e informazioni su come il Friuli coltiva ed esprime il senso dell’umorismo, la socialità e i sentimenti che, attraverso il teatro e il linguaggio locale, raccontano uno stile di vita che rimane presente a sé stesso e ai legami che lo caratterizzano.

Quando si arriva alla conclusione del Friuli da romanzo non ci si accorge che La casa a Nord-Est di Sergio Maldini ha smesso di narrare le sue illusioni e le sue realtà. L’ultimo dei desideri e delle speranze di Marco Gregori rimane stabile e perpetuo in un libro che diventa un bel ricordo di lettura rimanendo in famiglia, accanto al fogolâr. 🙂

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