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Il caos e l’ordine di Lorenzo Tomasin: storia e cultura delle lingue romanze

27 Aprile 2020
Il caos e l’ordine di Lorenzo Tomasin: le lingue romanze nella storia della cultura europea

Il caos e l’ordine di Lorenzo Tomasin si presenta come un approfondimento del pensiero annunciato all’interno de L’impronta digitale.

Strutturato come un dialogo, L’impronta digitale percorreva tre ambiti specifici su istruzione, ricerca universitaria e strategie culturali adottate per conoscere e apprendere il linguaggio in era digitale preservando, allo stesso tempo, piena coscienza dell’identità e della cultura umanistica tradizionale.

Allo stesso modo anche Il caos e l’ordine è una traccia che orienta il lettore verso lo studio delle lingue romanze all’interno di un quadro storico che comprende la maggior parte delle polarità che hanno originato e formato la cultura europea dall’antichità ai giorni nostri.

Il caos e l’ordine, Lorenzo Tomasin: percorsi storici-linguistici su questioni ed esiti ambivalenti

Il caos e l’ordine di Lorenzo Tomasin, per quanto complesso e articolato nel suo insieme, è un libro che, nella struttura e nella distribuzione degli argomenti, ricostruisce la nascita, la storia e lo sviluppo delle lingue romanze facendo attenzione alle questioni emerse in fase di studio e di ricerca.

Le polarità scelte da Lorenzo Tomasin per chiarire i percorsi storico-linguistici dibattuti nel tempo e nello spazio sono:

1. Lingue morte e lingue vive

Partendo da una prospettiva romanistica, termine con il quale vengono raggruppate le lingue romanze prese in esame, Il caos e l’ordine ri-contestualizza la vicinanza e la distanza tra Lingue morte e lingue vive e loro separazione.

“L’idea che il confine tra latino e lingue moderne sia ormai segnato da un muro privo di brecce è certamente sbagliata. E anche l’idea che i dialetti rappresentino il frutto incorrotto d’una trasmissione orale di una cultura trasmessa per altri canali rappresenta da questo punto di vista un’astrazione a ben vedere un po’ ingenua”.

Concetto al quale segue una ripresa dell’approccio dialogico alla materia e l’utilizzo di un metodo che vuole rappresentare le lingue romanze in tutte le sue interazioni considerandole, in egual misura, sia come “prodotto culturale” sia come “sistemi in costante mutamento d’assetto” causati e conseguenti gli avvenimenti storici che hanno attraversato.

2. Analogia e anomalia

L’idea, inoltre, che il linguaggio, in quanto mezzo di comunicazione e di espressione del pensiero e della cultura umanistica, non abbia strutture fisse ma flessibili e mutevoli nel tempo e nello spazio viene ripresa in Analogia e anomalia.

Polarità nota fin dal II° secolo a.C. tuttora fornisce materia di discussione tra due schieramenti che, pur attenendosi al piano grammaticale, non risolvono e non spiegano mai del tutto le eccezioni rilevate per confermare una regola o le regole che selezionano e coordinano le eccezioni da assimilare in una forma uniforme, omogenea e uguale per tutte le lingue.

“La ragione (quella dei grammatici in particolare) si sforza di governare questo caos individuando principi che consentano di prevedere il comportamento delle parole, a partire dal loro aspetto, cioè in questo caso dalla loro terminazione o da simili elementi grammaticali”.

Si aggiunge, inoltre, il come l’analogia e l’anomalia e loro significato siano sfumati nel tempo confondendosi fra loro e ridefinendo il discorso sulle lingue romanze che, muovendosi anche verso “l’esplorazione dei prodotti letterari”, si è collegato ad altre nozioni che hanno alimentato il proliferare di altre polarità come similarità e diversità, circolarità e linearità.

3. Diastole e sistole

L’abbondanza di polarità atte a ripercorrere e comprendere il tema di Il caos e l’ordine continua in Diastole e sistole menzionando le considerazioni di Heinrich Lausberg: filologo e linguista del Novecento il cui intento era chiarire cos’è il linguaggio tenendo conto delle riflessioni scaturite sui contesti in cui si muove e sulla sua mutevolezza e precarietà.

Appurato che, in quanto “mezzo di comunicazione sociale”, il linguaggio tende all’ordine e alla varietà, diventa necessario aprire il campo di studi anche ai prodotti letterari per capire come si determina la “caratterizzazione psicologica delle lingue e dei popoli”.

“È come se diastole e sistole rappresentassero una sorta di proiezione dei meccanismi interni di anomalia e opposizione sul funzionamento sociale delle lingue e sul loro sviluppo storico”.

Proiezioni che chiamano altre polarità come libertà e norma o manierismo e classicismo e che aprono a nuove branche e campi di studio come la sociolinguistica il cui obiettivo comune, oltre la ricostruzione storica, è chiarire l’identità della cultura europea attraverso l’osservazione delle lingue romanze, dei loro contrasti e delle loro coesioni interne.

“La riduzione della varietà interna delle lingue è di fatto, storicamente, una delle conseguenze naturali della standardizzazione, cioè della codificazione grammaticale come portato di una riflessione culturale”

Sezione, questa del libro, che porta il lettore a rivalutare quanto appreso o compreso durante la conversazione avvenuta a PordenoneLegge 2018 tra Lorenzo Tomasin e Juan Carlos De Martin ampliando la visione d’insieme di un pensiero che, ne L’impronta digitale era appena accennato.

4. Lessico e grammatica

Un’altra prospettiva di lettura delle lingue romanze in movimento e, sempre nel rispetto delle polarità raccolte, si concentra sulle parole e sui significati originari, attribuiti o interpretati che esse veicolano.

“L’idea che la parola con i suoi significati […] debba costituire l’asse della descrizione sistematica della lingua sta alla base del ben più recente filone di ricerche idealmente poste sotto l’insegna del motto – attribuito a Jules Gilliéron – ‘ogni parola ha la sua storia’ […]”.

Argomento che dà luce al dibattito mai concluso tra la grammatica degli antichi e la linguistica dei moderni e che ha fatto emergere equivoci e fraintendimenti tramandati più come aspetti certi, tipici del linguaggio, che come caratteristiche sulle quali soffermarsi per comprenderne le particolarità che, in comunicazione, vengono più o meno interpretate a seconda dell’effetto dato o percepito.

5. Eccezione e regola

Ricostruiti i fini e i compiti di grammatici e lessicologi, Eccezione e regola è un capitolo che segue il percorso didattico e di apprendimento delle lingue romanze che, fino in epoca rinascimentale, era rivolto a classe sociali alte interessate a migliorare la comunicazione e le relazioni tra pari che ad istruire e alfabetizzare le classi inferiori e ad esse subordinate.

Apprendimento che avveniva sul piano letterario dove “l’unica utilità dell’eccezione è quella di confermare la regola” e che è rimasto nella memoria linguistica collettiva alimentando anche nel Novecento la tendenza “ad interpretare la lingua come un istituto sociale e culturale […]” da applicare tale e quale nello studio del linguaggio adattato a un atteggiamento scientifico positivista sempre meno aperto all’approccio dialogico introdotto all’inizio de Il caos e l’ordine.

“Il declino della prospettiva tipicamente umanistica su cui, pur in un dialogo costante con le scienze matematiche, fisiche e naturali, si era a lungo basata la ricerca di regolarità, elementi di costanza e principi d’ordine, s’accompagna inevitabilmente a una generale perdita d’interesse per la dimensione storica e culturale delle lingue”.

Una deriva lievemente amara che però non impedisce al lettore di proseguire con la lettura del discorso articolato nel libro di Lorenzo Tomasin.

6. Antico e moderno

Malgrado la perdita d’interesse per la dimensione storica e culturale, Antico e moderno invita a continuare a “cercare di scrivere una storia unitaria delle lingue romanze” recuperando i criteri razionali adatti per dare maggiore attenzione alle loro diversità e molteplicità e a rifondare le basi di quel dialogo che, in un certo senso, si è impoverito limitandosi ad osservare la superficie delle parole senza chiedersi quali potessero essere, in realtà, le ragioni dei loro mutamenti nel tempo, nello spazio e nel linguaggio in cui sono sorte. Dato che

“[…] ragionare significava peraltro ‘dialogare’ […]”

diventa spontaneo riconoscere il valore de Il caos e l’ordine che, seguendo l’ultima polarità proposta da Lorenzo Tomasin, si avvia verso il settimo e ultimo capitolo.

7. Natura e storia

Natura e storia indica due possibili percorsi d’indagine e di ragionamento secondo le nozioni e le consapevolezze ancora valide per comprendere meglio strutture, dinamiche e mutamenti all’interno del discorso sulle lingue romanze nella storia della cultura europea.

“Sullo sfondo dei temi toccati nelle pagine precedenti si sono delineate ben due note tendenze: […] quella che muove verso la ricerca di costanti universali capaci di rendere conto dell’unità sottesa alla molteplicità delle lingue, e quella che si rivolge giust’appunto alla loro diversità intesa come contrassegno specifico […] indagando e districando la complessità delle configurazioni storicamente raggiunte a partire dai comuni presupposti, cioè dai caratteri universali della specie umana”.

Lungi dall’essere una facile lettura, Il caos e l’ordine di Lorenzo Tomasin è un libro affascinante anche per i non addetti ai lavori e per chi, appassionato in materia, conserva l’interesse a comprendere il mezzo linguistico che, nelle sue complessità, rimane il solo a permettere a tutti l’accesso a una conoscenza umanistica approfondita superando i limiti dell’informazione. 🙂

ParoleOmbra blog: libri marzo e aprile 2020

 

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