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Menzogna e sortilegio di Elsa Morante: le condizioni del romanzo moderno

13 Marzo 2020
Menzogna e sortilegio di Elsa Morante: le condizioni del romanzo moderno

Romanzo d’esordio di Elsa Morante nel 1948, Menzogna e sortilegio s’impose sul panorama letterario dell’epoca presentandosi immediatamente come:

“un’opera di grande modernità”

Primo in ordine di scrittura, Menzogna e sortilegio è il terzo romanzo che, in ordine di lettura, ho scelto per seguire in che modo Elsa Morante dettò, con la voce e il linguaggio che la caratterizzano, le condizioni del romanzo moderno.

Menzogna e sortilegio di Elsa Morante: chi mente e chi strega?

Menzogna e sortilegio di Elsa Morante è, al pari de L’isola di Arturo e della Storia, una saga familiare che però si sviluppa in un contesto sociale non ancora stravolto dalla Seconda Guerra Mondiale.

I personaggi occupano dei posti ben precisi e tutti sono intenzionati a riscattare la loro condizione di base, per amore, per interesse o, semplicemente, per liberarsi da obblighi e doveri di classe. Tutti, per raggiungere l’obiettivo e nascondere le proprie umane verità, si adoperano nell’arte della menzogna e del sortilegio.

Nemmeno Elisa, portatrice di una verità ricostruita con l’immaginazione, è esente da questo duplice artificio ma nel quale comunque si cimenta, nel tentativo di decifrare qual è la sua specifica condizione umana e sociale e spiegare così le origini della sua esistenza.

La saga di Menzogna e sortilegio comincia partendo dal ramo materno della voce narrante. La nonna Cesira è la prima immagine fantasma del romanzo. Fu la preferita delle figlie di un bottegaio e diventò una maestrina di campagna trasferitasi poi in città per ricoprire il ruolo di governante in una casa di signori. Una giovane donna, ingenua e intraprendente, che decide di sposare Teodoro Massia puntando più al titolo nobiliare che alla sicurezza economica finendo per non avere né l’uno, né l’altra.

Il primo matrimonio d’interesse porterà alla nascita di Anna Massia. Amatissima da Teodoro e temuta da Cesira, la madre della narratrice crescerà nell’ignoranza della sua condizione e nell’orgoglio delle sue origini nobiliari. Unico pensiero fisso, coronare il suo sogno d’amore con il cugino Edoardo Cerentano promessogli dal padre come marito fin dalla fanciullezza.

Anna cadrà nell’innamoramento e, pur rimanendo fedele all’immagine idealizzata del cugino, si risolverà a sua volta a contrarre un matrimonio d’interesse con Francesco De Salvi, il butterato.

Capostipite del ramo paterno di Menzogna e Sortilegio, De Salvi è un giovane idealista che aspira alla parità fra tutti gli esseri umani e all’eliminazione delle divisioni di classe ma che, pur cresciuto e allevato con amore da Alessandra e Damiano, semplici contadini, si condannerà a una vita infelice e senza amore.

Ad avvelenare le aspirazioni di Francesco e che ricordano per certi versi quelle di Martin Eden non sarà il vaiolo, come crederà per tutta la vita, ma la verità sul mistero della sua nascita. Mistero che, indirettamente collegato alla figura di Edoardo Cerentano e di sua madre Concetta, sarà intriso di contraddittori e bigotti sentimenti religiosi volti a ribadire la superiorità del ricco e del nobile per diritto divino e non per legame di sangue e a sancire, con il matrimonio, l’amore tra uomo e donna come se fosse più un atto di proprietà che un sentimento vissuto tra pari.

Edoardo, il nobile cugino, è una figura costante in Menzogna e sortilegio. Così presente nel suo apparire magnifico ed egoista, adorabile e narcisista da risultare particolarmente ingombrante.

Pare un’erbaccia impossibile da estirpare ed Elisa, abile e scaltra, previene il desiderio del lettore di liberarsene facendo intervenire nella narrazione la figura di Rosaria, amante di Francesco e prima prostituta del vanesio ed effimero Cerentano.

Incapace di leggere e di scrivere, frivola nelle relazioni e facile alle tentazioni delle gioie del vivere e ai lussi del mestiere, Rosaria è, con tutti i difetti e le contraddizioni della sua natura, il personaggio più sincero di tutta l’impalcatura umana di Elsa Morante. Amata da Elisa come una seconda madre si rende amabile al lettore nella stessa misura in cui, per un qualche strano effetto di lettura, Alessandra, la madre del butterato, viene percepita onesta nella sua colpa.

Sono figure secondarie che, assieme a quella ancora più marginale del vecchio Damiano, aiutano a procedere tra le pagine di Menzogna e sortilegio che, malgrado l’abbondanza dell’uso del condizionale, stanno ben attente a non soddisfare le condizioni necessarie a motivare il suo utilizzo. In questo modo, il romanzo e il suo ritmo narrativo, con la sua alternanza nel precedere o nell’indugiare sugli eventi si fa via via sempre più lento, pesante e angosciante.

Nella folla di esistenze che si costeggiano e intersecano fra loro scontrandosi con gli individualismi più egocentrici e fanatici del romanzo (Francesco, Edoardo, Nicola, Concetta e Anna) Rosaria, Damiano e Alessandra sono gli unici personaggi tutto sommato positivi nella loro umile semplicità. Più che deboli, sono troppo pochi per salvare l’umanità contenuta nel libro ma più che sufficienti per riporre un barlume di speranza nell’unica coscienza narrante rendendo il lettore partecipe di tutta la saga al punto da resistere fino alla fine.

Tuttavia la speranza è un’illusione come tante altre. Questo, probabilmente, era chiaro nella mente di Elsa Morante e Menzogna e sortilegio, per quanto crudele nei toni e immaginifico nel linguaggio, è una finzione credibile tra le tante che, invece, si adoperano per mettersi nella condizione di essere assunte come verità.

Romanzo magnifico, non c’è che dire. Chissà, forse è molto più vicino ora alla modernità di quanto lo fu o lo si percepì nel momento del suo esordio.

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