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L’ora di Agathe di Anne Cathrine Bomann: lettura sentimentale?

9 Marzo 2020
L’ora di Agathe di Anne Cathrine Bomann, Iperborea

L’ora di Agathe di Anne Cathrine Bomann edito Iperborea è un libro che si legge in poco meno di una giornata grazie allo stile di scrittura secco e concreto, senza tanti fronzoli, che lo contraddistingue.

La copertina, con i suoi toni freddi e distanti, lascia presagire una storia in cui i sentimenti non sono vissuti ma studiati con contenuta indifferenza.

La trama, invece, si sviluppa in modo diverso tanto da far pensare di aver indugiato in lettura sentimentale dal quale è possibile trarre, con il dovuto distacco, delle benefiche conclusioni.

L’ora di Agathe di Anne Cathrine Bomann: trama e sensazioni di lettura

L’ora di Agathe di Anne Cathrine Bomann è ambientato in Francia negli anni ‘40 e racconta la storia di uno psicoanalista prossimo alla pensione.

Stanco dei casi umani seguiti nel corso della sua onorata e stimata carriera, ma dei quali dubita di averne favorito la guarigione, il protagonista si consola contando il numero di ore che gli mancano per ritirarsi a vita privata.

“Se fossi andato in pensione a settantadue anni, avrei avuto davanti i miei ultimi cinque mesi di lavoro. Il che corrispondeva a ventidue settimane e voleva dire che, se tutti i pazienti si fossero presentati, mi restavano esattamente ottocento incontri. Tenendo conto di cancellazioni e malattie, il numero era di certo destinato a scendere. Era piuttosto confortante, dopotutto.”

Abitudinario per indole o per autodifesa esistenziale, le uniche certezze della sua vita sono l’efficiente segretaria e il vicino di casa che non ha mai visto, se non attraverso il suono di un pianoforte. Per questo e non solo in vista dell’abbandono della professione, evita con cura di prendere in carico altri pazienti e, in particolare, non desidera incontrare Agathe, una giovane donna dimessa dal reparto psichiatrico dove era ricoverata per depressione e manie suicide.

Pur essendo stato chiaro nelle sue disposizioni, Madame Surrogue, la segretaria, la pensa diversamente e fissa 12 appuntamenti che metteranno in dubbio i propositi umani e professionali del suo datore di lavoro.

L’ora di Agathe, nell’insieme, alterna gli stati d’animo dell’analista in rapporto alle nevrosi dei suoi pazienti. È come se l’ora aggiunta contro la volontà del protagonista avesse degli effetti collaterali sulla vita del protagonista stesso che, per quanto ci provi, non riesce a non appassionarsi alla storia della paziente e a relazionarsi con essa non come se fosse un caso clinico come tanti ma come se fosse una persona che ha il diritto di essere ascoltata.

La convinzione di non aver mai amato nessuno per come ha condotto il suo lavoro con asettica professionalità, impercettibilmente, si sgretola quando la segretaria si assenta per malattia e, per la prima volta, vede il vicino di casa che con la sua esistenza quotidiana aveva accompagnato le solitudini della sua vita di scapolo.

Il conteggio delle ore che mancano al pensionamento va via via scemando sostituendosi in azioni che conducono il protagonista a cercare quel contatto umano che, per etica professionale, aveva sempre evitato.

Succede che il professionista che aveva dedicato la vita ad ascoltare gli altri comincia, con L’ora di Agathe, ad ascoltare sé stesso, a provare emozioni e a vedersi anch’egli come un essere umano. Nell’autodisciplina dell’individuo fa breccia il bisogno primario di trovare qualcuno con cui parlare per liberarsi dal senso di angoscia e di nullità di una vita spesa a facilitare le vite altrui.

Con una delicatezza stilistica rara, Anne Cathrine Bomann mostra al lettore in che modo potrebbe verificarsi uno scambio di ruoli in cui, a guarire, non è il paziente ma lo psichiatra.

L’attenzione si sposta dalla malattia alle abitudini che conducono ad essa e, seguendo le indicazioni dell’autrice, ogni capitolo definisce una sorta di terapia dove è possibile stare bene recuperando e prendendo coscienza di come tali abitudini abbiano favorito l’instaurarsi di relazioni che fanno caso a come gli altri coesistono in rapporto all’individuo e viceversa. In tal senso, L’ora di Agathe non è una lettura sentimentale eppure il tempo trascorso a leggerlo crea un’illusione d’intesa con le sfumature dei sentimenti descritte dall’autrice che, se non risolve i dubbi e le domande poste tra le righe, comunque fa sentire meglio chi legge e lascia spazio ai personaggi per cogliere nuove possibilità e alternative con le quali affrontare le difficoltà del vivere. 🙂

Autore: Anne Cathrine Bomann
Titolo: L’ora di Agathe
Titolo originale: Agathe
Traduzione: Maria Valeria D’Avino
Casa editrice: Iperborea
Pubblicazione: giugno 2019, ristampa
Pagine: 153
Prezzo di copertina: € 15

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