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I testamenti di Margaret Atwood: fine di una distopia?

28 Febbraio 2020
I testamenti di Margaret Atwood: riprendendo i fili della narrazione distopica

I testamenti di Margaret Atwood chiude un percorso narrativo iniziato negli anni ‘80 con Il racconto dell’ancella e chiarisce quei passaggi della storia che rimanevano oscuri rendendo di difficile decifrazione la struttura distopica del romanzo.

Cosa accadde all’ancella dopo la sua rocambolesca fuga da Gilead?
Come e chi ha contribuito a rendere concreta e reale la subordinazione del femminile alla gerarchia e alla struttura sociale narrata dalla Atwood?
E, infine, qual è il ruolo ultimo della donna per portare a compimento la fine di una distopia?

I testamenti di Margaret Atwood: riprendendo il filo della narrazione distopica

I testamenti di Margaret Atwood accompagnano le testimonianze dell’ancella che denuncia gli abusi e i soprusi di Gilead con l’intento di spiegarne, invece, le fondamenta sulle quali la distopia si gloria e onora.

La voce scelta per narrare una seconda versione della storia proviene da Ardua Hall, luogo nel quale è stata edificata una statua in onore della sua fondatrice:

“Solo chi è morto ha diritto a una statua: a me, invece, ne è stata dedicata una in vita. Sono già di pietra”.

 

A parlare è Zia Lydia, titolo che indica un ruolo che era passato inosservato nella catalogazione delle donne adatte solo per:

  • procreare e garantire la perpetuazione della specie umana (Ancelle)
  • svolgere le mansioni domestiche in case altolocate (Marte)
  • ornare e sottolineare la rispettabilità degli uomini ai vertici della scala gerarchica (Mogli) o garantire la competenza e l’affidabilità degli uomini che ne sono alla base (Economogli).

Rinunciando a tutti gli aspetti che le definiscono come persone e, preservando le competenze acquisite prima del ridimensionamento descritto, le Zie sono le donne che hanno reso possibile il funzionamento del sistema sociale di Gilead e le uniche alle quali gli uomini concedono il controllo totale su tutto ciò che concerne la sfera del femminile. Tra queste, Zia Lydia è la più potente e, come la voce registrata dell’ancella fuggita, è la voce che si è assunta il diritto di avere l’ultima parola sul mondo distopico che lei stessa ha contribuito a creare perché ricorda bene il passato (o l’illusorio presente) in cui viveva prima che tale realtà si concretizzasse.

I testamenti raccontano il passato e il presente delle donne di Gilead. Prima erano libere di avere dei figli al di fuori del matrimonio o potevano guadagnarsi l’accesso all’istruzione, al lavoro o a cariche che ispiravano potere e prestigio a chi le ricopriva.

Zia Lydia appartiene al passato e I testamenti ripercorre i termini che l’hanno convinta, con un sorriso dimesso, a ripudiare l’indipendenza della sua persona e il prestigio della sua professione per adeguarsi a un atteggiamento di servile obbedienza verso il Comandante Judd, l’uomo che le ha fatto vedere la verità sulla sua natura umana e individuale.

“Preso da solo, un individuo non è completo: esistiamo in relazione agli altri. Io ero una persona: rischiavo di diventare nessuna persona”.

Zia Lydia non nega questa verità e non nega che, per puro istinto di sopravvivenza e sete di potere, ha rinunciato a ciò in cui credeva per continuare a vivere.

Seppellita l’immagine di sé e cercando, se non di estirpare almeno di dissimulare un’umanità latente che le impedisce di dimenticare il passato, la prima voce del romanzo condivide con il lettore i suoi ricordi mescolandosi ad altre voci femminili che raccontano, apparentemente non viste, i loro punti di vista.

Agnes e Daisy, una interna l’altra esterna a Gilead, mostrano ciò che vedono e provano a spiegare quello che sentono e, poiché sono inconsapevoli pedine di un piano di vendetta, non passano inosservate agli occhi e alle orecchie attente delle Zie, le uniche ad aver preservato il diritto di leggere, sebbene solo ed esclusivamente testi sacri ed edificanti, e che hanno il potere di determinare il destino delle fanciulle che educano. Ancelle, Marte o Mogli?

L’immagine di Zia Lydia è onnipresente per Agnes e le sue compagne di scuola, quelle destinate a diventare Mogli perché figlie di Comandanti o di figure professionali di rilievo come Groove, il dentista.

Per Daisy l’immagine perenne è rappresentata da baby Nicole, la neonata fuggita da Gilead assieme all’ancella traditrice. La piccola profuga è diventata il simbolo sul quale, a scuola e in tv, si discute su culture e convenzioni sociali considerate obsolete e medievali e costituisce motivo di dibattito, discussione e tensione tra società fra loro confinanti e contrapposte.

Malgrado le diverse immagini, Agnes e Daisy sono due adolescenti che hanno in comune un sentimento di ribellione che le spinge a chiedersi, rispettivamente, di chi fidarsi e a chi credere e a fare delle scelte che le porteranno ad avvicinarsi sempre di più a Zia Lydia la quale, a sua volta, sa bene in che misura il suo ruolo affascina, spaventa e incuriosisce le piccole narratrici e in che modo utilizzare tali sentimenti a suo vantaggio.

“È stato importantissimo, per la mia crescita personale, il privilegio di poter essere una mosca sul muro; o per meglio dire, un orecchio sul muro. Sono così istruttive le confidenze che si fanno le giovani quando pensano che nessuno le ascolti”.

Tali informazioni potrebbero rivelarsi utili per manipolare, persuadere, mentire, ricattare e sono la materia prima con cui la voce principale esercita un potere illimitato su Gilead al punto da scegliere, a sua discrezione, se decretarne la distruzione o la salvezza. Zia Lydia non ha paura di far uso di questa conoscenza, tuttavia tradisce un lato femminile che la fa tentennare nei suoi propositi di gloria o di vendetta.

Man mano che si prosegue nella lettura, sorge il dubbio che I testamenti sia il lascito di una Erinni chiamata ad emettere la sentenza e a dettare le condizioni della condanna.

Tale, ultima e inesorabile immagine del ruolo della donna basta a rendere il personaggio di Zia Lydia interessante e temibile. Agnes e Daisy possono fidarsi e credere in lei al punto da accostare alla sua effigie la parola amore dandole un significato diverso da quello che un lettore o una lettrice è abituato a leggere?

La risposta che Margaret Atwood fornisce appare talmente eloquente e magistrale da rendere I testamenti un monumento alla letteratura distopica.

Autore: Margaret Atwood
Titolo: I testamenti
Titolo originale: The Testaments
Traduzione: Guido Calza
Casa editrice: Ponte Alle Grazie
Pubblicazione: agosto 2019
Pagine: 502
Prezzo di copertina: € 18

Libri e letture su ParoleOmbra: gennaio-febbraio 2020

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