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Il progetto Kraus di Jonathan Franzen: una lettura per antitesi

30 Ottobre 2019

“I tecnoentusiasti odieranno questo libro, sempre che si diano la pena di leggerlo – e le critiche su Twitter lo dimostrano”.

L’affermazione, riportata in quarta di copertina, sintetizza Il progetto Kraus di Jonathan Franzen. Una raccolta di saggi che narra il pensiero e le modalità di espressione di Karl Kraus, giornalista e critico letterario austriaco di fine Ottocento.

Franzen, con il contributo di Paul Reitter e di Daniel Kehlmann, si pone come obiettivo il recupero di una voce critica che attaccava la cultura del suo tempo e gli emergenti modelli di comunicazione di massa per individuare quei tratti che la accomunano alle contraddizioni della cultura contemporanea e suoi sviluppi tecnologici dimostrando, allo stesso tempo, quanto sia tuttora attuale ed efficace.

Il progetto Kraus è un libro che procede per antitesi.

Antitesi tenute assieme da una rabbia dalla quale è difficile non farsi coinvolgere e, forse, questo è uno dei motivi che rende la lettura complessa non solo per i tecnoentusiasti ma anche per i lettori interessati ad approfondire temi inerenti l’arte, la letteratura, la retorica del progresso e l’esercizio della coscienza critica.

Il progetto Kraus di Jonathan Franzen: saggio, tesi o biografia?

Il progetto Kraus racconta Kraus.

La rabbia critica e ragionata che trapela in tutti i suoi scritti, inizia a partire dagli articoli del Die Fackel e segue le dinamiche della satira e della polemica con le quali attacca tutto ciò che minaccia l’integrità del linguaggio, della cultura e della letteratura tedesca. Per fare ciò, Kraus lavora per antitesi e sui propri pregiudizi (era ebreo e antisemita, borghese e benestante, conservatore e reazionario) e coerente al paradosso:

“passava molto tempo a leggere roba che odiava, in modo da poterla odiare con cognizione di causa”

Il progetto Kraus di Jonathan Franzen si basa sui seguenti saggi:

  1. Heine e le conseguenze,
  2. Nestroy e la posterità,
  3. Postfazione a Heine e le conseguenze,
  4. Tra le tendenze di vita.

Saggi la cui lettura è causa, strumento ed effetto di un pensiero critico che, per la sua complessità, ha influenzato e formato a sua volta il pensiero di un Franzen ventenne riguardo temi come le moderne tecnologie, la letteratura, la sociologia e le modalità di relazioni che si sviluppano in determinati tempi e contesti.

Heine e le conseguenze è un’invettiva alla lingua e alla poetica di colui che descrive come:

“Un soggetto che fa restare a bocca aperta i contemporanei perché […] ha causato all’arte della lingua danni drammatici che chiunque è in grado di parlare pensa di comprendere. Non riconosciamo più le personalità, e le personalità invidiano i tecnici”.

Heine, oltre a essere il movente sul quale si struttura l’attacco di Kraus, diventa una figura simbolica sopravvalutata che però ha causato la nascita, la proliferazione e la longevità di una cultura di intrattenimento che, influenzata dal feuilleton, sminuisce e banalizza il carattere della cultura letteraria tedesca privandola di senso e significato. Una cultura che, con Heine, si rende più comprensibile in quanto divulgata in modo più accattivante, divertente e coinvolgente attraverso un giornalismo e una narrativa di viaggio che la rendono un prodotto alla moda, adattabile alle masse e piacevolmente fruibile anche agli intellettuali o sedicenti tali.

Le conseguenze e le modalità di comunicazione di tale cultura, secondo le annotazioni di Franzen, si ripetono invariate nei giornali online.

Probabilmente, Kraus si sarebbe contrapposto alla realtà virtuale rimanendo fedele all’uso della parola come espressione cosciente e meditata di una cultura solida e stratificata. Coerente a un affilato senso critico e al suo aforistico sarcasmo avrebbe ripercorso e commentato i panorami e la cultura attuale con la stessa energia che impiegò nell’individuare e deridere le contraddizioni e le ipocrisie della vita intellettuale dell’Austria ai primi del Novecento.

In sintesi, Kraus avrebbe seguito lo stesso modus operandi messo in atto con il Die Fackel, giornale satirico che nasce in antitesi al giornalismo e alle dinamiche da feuilleton e che, lavorando dall’interno, denuncia l’inadeguatezza della forma narrativa nei confronti della sostanza letteraria.

Nestroy e la posterità è, invece, un elogio speculare all’invettiva a Heine. Franzen avvisa subito che questo saggio è ancora più complesso del primo ma necessario per fornire a Il progetto Kraus ulteriore materiale da leggere, studiare, decifrare.

L’apprezzamento sincero che Kraus esprime nei confronti di Nestroy, ingiustamente considerato solo un autore teatrale specializzato in commedie, è d’altronde un buon espediente per dire cosa ne pensa su temi morali, sociali e loro correlazione con la nascente psicologia freudiana.

“La psicoanalisi è quella malattia mentale di cui ritiene essere la terapia”.

Una frase che, da sola, è sufficiente a far notare la tendenza della moderna scienza dell’anima a voler competere con la letteratura fino ad arrivare a sostituirsi ad essa come disciplina atta a definire e a risolvere le problematiche intimamente connesse alla natura e alla condizione umana.

Postfazione a Heine e le sue conseguenze aggiunge alcune considerazioni che Kraus fa in merito all’accoglimento (o presunto disinteresse) della sua invettiva di partenza:

“La più esatta conferma di ciò che in questo saggio si è detto e si è fatto, è data dal saggio stesso: non ha trovato lettori. Una cosa stampata, che al tempo stesso è una cosa scritta, non trova lettori”.

E sembra voler dimostrare come le parole rimangono inascoltate, anche quando sono utilizzate quando si ha qualcosa da dire e seguono le regole di forma che vanno per la maggiore.

“Il pubblico non si lascia ingannare, e, con sicurezza ancora maggiore di quando riesce a individuare il kitsch, si tiene alla larga dai valori”

Nelle note, Franzen si chiede se l’obiettivo del progetto Kraus fosse una risposta alla valutazione psicoanalitica fatta da un seguace di Freud in seguito a un litigio o se, in occasione del decimo anniversario del Die Fackel, volesse dare una svolta e un taglio più approfondito alle attività critico letterarie del giornale pur rimanendo sul piano del linguaggio satirico e paradossale.

“In sostanza Kraus smise di essere un giornalista contro il giornalismo per diventare un giornalista letterario contro il giornalismo letterario”.

Tra le tendenze di vita è l’epilogo della parabola critica di Kraus. Auto costretto a mantenersi coerente con l’immagine di intellettuale arrabbiato cerca, in questo articolo, di aggirare l’incapacità a chiedere scusa e a non ammettere di aver cambiato idea ritrattando in parte le “implicazioni nazionalistiche” rilevate nel saggio contro Heine e usate dai nazisti per giustificare il loro programma di purificazione.

Infine, l’impalcatura testuale di Franzen si chiude con una poesia di Kraus intitolata Non si chieda

Il componimento racchiude il silenzio e l’ammutolimento della satira di fronte alla crudeltà che stava prendendo forma con il nazismo e che il critico aveva, con orrore, intuito ma non afferrato del tutto. Secondo Franzen, ebbe la fortuna di morire poco dopo per cause naturali (giugno del 1936 per un’embolia cardiaca, tre mesi dopo essere stato investito da un ciclista).

La complessità di pensiero e le diramazioni critiche di Karl Kraus sono accompagnate da un apparato di citazioni curato da Franzen che rendono la lettura de Il progetto Kraus difficile e macchinosa anche per un lettore allenato sebbene:

  • chiarisca le frasi più oscure fornendo qualche informazione in più sulla vita privata dell’autore;
  • annoti similitudini e antitesi comuni, seppure distanti nel tempo e nello spazio e
  • inserisca rielaborazioni, pertinenti alla tesi principale, sull’esperienza che ha portato uno studente americano a leggere e comprendere Kraus, nella Berlino degli anni ’80;

Malgrado il continuo saltare dal testo dell’intellettuale austriaco all’annotazione del romanziere americano (note peraltro prolisse tanto quanto Kraus era denso e sintetico e riportate con un carattere tipografico minuscolo, non adatto a chi è debole di vista) l’immagine di Karl Kraus è chiara e riportata in tutte le sue sfaccettature. Forse meno amabile di quella di Daniel in Le correzioni, ma di certo non meno umana nella sua contraddittorietà intellettuale e, per la fine tragica di un’esistenza votata alla satira, difficile da conoscere ma non impossibile da comprendere.

Il progetto Kraus di Jonathan Franzen è saggio, tesi o biografia?
È saggio, tesi e biografia.

Autore: Jonathan Franzen
Titolo: Il progetto Kraus
Titolo originale: The Kraus Project
Traduzione: Claudio Groff (per i saggi di Kraus) – Silvia Pareschi (per le note di Franzen)
Casa editrice: Einaudi
Anno di pubblicazione: maggio 2014
Pagine: 235
Prezzo di copertina: € 19.50

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