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Pordenone Legge 2019: parole e proposte di lettura

23 Settembre 2019
Pordenone Legge 2019: parole e proposte di lettura

Quest’anno Pordenone Legge 2019 ha festeggiato vent’anni tra le righe e ha scelto sette parole da portare nel futuro e nei molteplici e capillari incontri dedicati al libro, agli autori e alla lettura.

  1. Amicizia,
  2. Bellezza,
  3. Sessualità,
  4. Mito,
  5. Musica,
  6. Paura,
  7. Razza.

Di queste sette, tutte ugualmente importanti e necessarie, ne ho scelte tre. Sono le parole che mi ispirano maggior fiducia e alle quali tengo di più perché si prestano ad essere ascoltate nelle proposte di lettura passate, presenti e future di questo blog.

Pordenone Legge 2019: amicizia, mito e paura tra le righe

Con Pordenone Legge 2019 ho voluto stravolgere un po’ le abitudini nel mio modo di vivere l’evento.

Se nelle edizioni precedenti mi buttavo a capofitto, ogni giorno, in tutti gli incontri che riuscivo ad ascoltare per passione, studio, curiosità quest’anno mi sono dedicata esclusivamente a due giornate e a tre incontri che non volevo assolutamente mancare.

Amicizia

Svoltosi a Parco Galvani il primo incontro a Pordenone Legge 2019 è stato quello dedicato all’amicizia narrata e spiegata dal punto di vista di Marcello Fois e di Franco La Cecla autori, rispettivamente, del romanzo Pietro e Paolo e del saggio Essere amici.

Si è instaurato subito un clima rilassato dove gli autori si sono scambiati pensieri e opinioni sul tema trovando, pur da prospettive diverse, un accordo nell’illustrare come l’amicizia nasce, si sviluppa e si rompe in relazione all’altro e all’ambiente in cui si dovrebbe o si cerca di definire. Prima di presentare il suo romanzo Fois, infatti, si è rivolto a La Cecla dichiarando che grazie a lui ha potuto comprendere molte cose sulla comune materia.

Essere amici suggerisce e chiarisce quindi al lettore e allo scrittore ciò che il romanzo ri-racconta sul tema dell’amicizia.

Se da bambini appare normale e spontanea, con il tempo l’amicizia subisce i condizionamenti dettati dalle diversità caratteriali e di classe, dalla competizione di pensiero e dalla rivalità in amore.

La revoca di quello che è un rapporto che nasce spontaneo e spensierato è spesso determinata dalla presa di coscienza che, in una relazione tra esseri umani, c’è sempre una zona oscura. A dispetto delle convinzioni che si hanno sull’amicizia e sull’amico, rendersi conto che non si può sapere tutto della persona con la quale ci si relaziona non è poi garanzia di accettazione o di comprensione dell’altro.

L’ingresso nel mondo adulto determina la perdita dell’illusione di conoscere come si crea un legame di amicizia e a vivere il disincanto come un tradimento da parte della persona con la quale si sono condivisi sogni, speranze, visioni del mondo.

“Nucleo del romanzo è la consapevolezza che l’amico può diventare nemico e l’amicizia qualcosa di soggetto a revoca”.

La guerra, l’entrata nel mondo adulto, la scoperta del sentimento porta persone potenzialmente amiche in una situazione di sospetto e ostilità reciproca e la costante tensione alla parità tra due amici, ad esempio, viene narrata in Pietro e Paolo, da un Marcello Fois consapevole che:

“Lo scrittore si prende carico dell’ansia del personaggio consentendogli di esprimersi”.

per rendersi comprensibile attraverso la lettura:

“La meraviglia della lettura è nell’intimità. Io non credo ai libri che danno risposte ma a quelli che fanno domande”.

Pietro e Paolo si presenta quindi come una narrazione sull’Essere amici, nel mostrare attraverso il romanzo quello che per La Cecla è:

“Un sentimento libero, ambiguo, non istituzionalizzato e non strumentalizzabile. Qualcosa di amorale e un fenomeno esclusivamente umano, diffusissimo e trasversale.

L’amicizia è, esiste ed è indefinibile”.

Moralizzarla equivale a minimizzarla, a non considerare che:

“Non ci sono spiegazioni universali. Le sfumature dell’amicizia, pur essendo estremamente localizzabili, sono molteplici e variano da cultura a cultura.

L’amicizia ha la qualità di consentire un compromesso temporale tra persone fra loro distanti”.

La felicità che deriva dall’amicizia è perché possiede una gratuità inaspettata, basata sul vivere il momento presente”.

Romanziere e antropologo sembrano poi concordi sull’idea che i Social Network rappresentino uno dei tentativi più spietati per trasformare qualcosa che è nostro in qualcosa di concesso e monetizzabile.

“[…] siamo in una situazione in cui le relazioni vengono mantenute sul virtuale e ci si dimentica che i rapporti di amicizia passano anche attraverso la fisicità. Il che non è malaccio ma, è bene rendersene conto. Per non farcelo espropriare”.

Mito

Il secondo incontro e la seconda parola scelta a Pordenone Legge 2019 riguarda il mito delle sirene.

Elisabetta Moro ha spiegato i motivi che l’hanno portata a concentrarsi e ad approfondire il tema in un libro domandandosi perché certi simboli resistono e conservano ancora il potere di dire tante cose.

“Non si può sapere tutto su un tema. Non lo si può possedere e più si studia e più ci si rende conto di quanto il tema sia sfumato, ricco di variabili e, per questo inafferrabile”.

Ricordando un’osservazione del filosofo Bertrand in cui si dice che l’uomo attribuisce all’animale ciò che egli rifiuta in sé stesso mentre la donna ne ha meno paura, l’autrice di Sirene spiega che:

“Il mito ci serve perché ci dice, senza vergogna, che siamo questo e quello. Se fossimo più accoglienti dentro di noi, anche dell’animale che siamo, sarebbe meglio per tutti invece di chiudersi nell’identità e focalizzare il potere e le potenzialità dell’essere umano solo su di essa”.

Malgrado le trasformazioni e le attribuzioni negative che le sirene hanno subito nel corso del tempo rimangono simboli indispensabili, perfettamente integrati nell’immaginario collettivo, per comprendere le società e le culture in cui sono sorte.

” In fondo, le sirene ci servono perché riescono a tenere insieme ciò che non riusciamo o facciamo fatica a tenere insieme (natura e cultura, essere umano e animale). Per definizione, le sirene simboleggiano le forme del sentimento (pathos) e in quanto custodi del limite tra la vita e la morte, incarnano il desiderio di conoscere”.

Dipinte come miti crudeli e capaci solo di condurre, con le arti della seduzione, alla rovina dell’umanità, le sirene spiegate da Elisabetta Moro riacquistano il loro ruolo simbolico buono e dalle funzioni essenzialmente positive. Utili per abbracciare un mutamento fondato sul dialogo armonico tra i contrasti della natura umana e da tramandare attraverso la parola, il canto e l’ascolto.

Paura

Il tema della paura dell’ultimo incontro ascoltato è stato condotto a Simona Vinci e a Beatrice Masini.

Purtroppo l’autrice de La prima verità era assente ma ciò non ha impedito all’auditorio di avere una visione molto chiara del suo rapporto con la paura attraverso la lettura delle fiabe dei fratelli Grimm e narrata in Mai più sola nel bosco.

Beatrice Masini, invece, una volta identificata la paura di eventi esterni che non si possono controllare e che fanno riferimento a fatti di cronaca degli anni Settanta, la rielabora attraverso Più grande la paura.

In entrambe le proposte di lettura, il messaggio veicolato dalle due scrittrici è che le fiabe lette dalla Vinci bambina e i racconti scritti dalla traduttrice di Harry Potter sono uno strumento per:

“acuire i sensi necessari ad affrontare qualcosa di spaventoso ma necessario, per trovare il modo di superarlo”.

e offrono un modo per prendere coscienza del fatto che ci sarà sempre un cono d’ombra al quale si sfugge dal controllo di adulti i quali possono essere impossibilitati, distratti o non consapevoli di come svolgere il loro ruolo per proteggere e tutelare i bambini.

La paura, vista attraverso questo terzo e ultimo dialogo, è diventata quasi una parola amica. Da abilitare e condurre con sé, quando serve.

P.S. Pordenone Legge 2019 è stata anche una sosta di lettura su una panchina di un parco circondato di rose antiche, rallegrarsi alla vista dei disegni e dei colori di Giorgio Cavazzani, ascoltare Stefania Auci con un’amica.

È stata una gioia. 🙂

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