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#Luminol e la realtà rivelata dai media digitali di Mafe De Baggis: piccole illuminanti letture

13 Settembre 2019
#Luminol di Mafe De Baggis: realtà, percezioni, cambiamenti e intuizioni

#Luminol di Mafe De Baggis, presentato al Brand Festival passato, si pone l’obiettivo di indagare e spiegare la realtà che emerge attraverso i media digitali.

A metà tra il giallo e la saggistica, il libro della settimana raccoglie i pensieri di una pubblicitaria che, come un detective, segue le tracce che delineano una sorta di narrativa del digitale dove tutti appaiono colpevoli ma pochi sono consapevoli o si rendono responsabili dello svolgimento della trama virtuale.

Qual è il caso e qual è la soluzione?

Alcune ipotesi sono espresse appunto in #Luminol, una piccola, illuminante lettura.

#Luminol di Mafe De Baggis: realtà, percezioni, cambiamenti e intuizioni

La realtà rivelata attraverso i media digitali raccontata in #Luminol è incentrata sul come le moderne tecnologie hanno cambiato il modo di socializzare e di percepire i soggetti che si muovono e si palesano attraverso un post, un’immagine, una condivisione, un like.

Fatta questa premessa e prima di procedere, Mafe De Baggis intende chiarire ciò che realmente serve per gestire questo cambiamento rimanendo sul piano del rispetto reciproco e senso civico e, menzionando Socrate, pone l’accento sul principio di base della democrazia volta a educare a una maggiore consapevolezza nell’uso delle moderni strumenti di comunicazione.

In #Luminol, il topos (o luogo comune) del dualismo tra digitale e reale viene messo da parte dichiarando l’impossibilità a scindere le due cose e la necessità di stabilire diversamente le priorità e le modalità di approccio al digitale:

“ciò che è veramente importante è imparare a farci caso e a osservare le nostre reazioni per evitare errori di giudizio che non possiamo più permetterci, soprattutto se dai nostri giudizi dipendono la vita, il lavoro, le opinioni di altre persone”.

Nell’insieme, ambiente, strumenti di comunicazione e schemi di comportamento correlati hanno delineato, dagli anni ‘90 a oggi, differenti modi di pensare e di fare esperienza del digitale.

Il web, per certi versi, assomiglia al mondo creato da Douglas Adams in Guida galattica per gli autostoppisti.

Una realtà da romanzo che si sovrappone anche alla realtà illustrata in #Luminol attraverso le metafore e i modi di dire scelti per i titoli dei capitoli di cui è composto.

  • Il bit e la luna

Parafrasando un antico proverbio orientale, Il bit e la luna per spiega la tendenza a guardare e a registrare negativamente l’immagine di una coppia concentrata su smartphone e computer, cosa che non avviene quando si ha di fronte l’immagine della coppia che legge un libro o un giornale.

Pur trattandosi di immagini uguali (cambiano solo gli strumenti ai quali la coppia è rivolta) la percezione è diversa e, apparentemente, vista da diverse prospettive.

In questo capitolo #Luminol invita il lettore a far caso su come lo stesso pregiudizio lavora in modo diverso sull’elaborazione di un giudizio causando spesso dispute sterili che portano alla condanna delle persone che sembrano usare gli strumenti di comunicazione odierni per evitare di conversare o socializzare;

  • La fisicità dei media

Alla percezione distorta delle persone che comunicano online #Luminol fa notare come al giudizio che ne deriva consegue la tendenza a negare la realtà o delle realtà dei nuovi media facendo leva sulla presunta mancanza di fisicità del mondo digitale.

Alla radicata convinzione che il virtuale non è reale perché non si può toccare con mano Mafe De Baggis pone l’attenzione sulla fisicità di un libro e quella di un tablet. Entrambi gli oggetti si equivalgono perché, tutto sommato, sono supporti e contenitori di realtà che, per quanto appaiano lontane nello spazio o nel tempo, sono potenzialmente degne di attenzione.

Attenzione che, una volta ottenuta e concessa, fa esistere in egual misura sia il personaggio da romanzo sia la persona che si rivela attraverso l’immagine profilo caricata su un social;

  • Imparami l’Internet

È un capitolo di #Luminol che percorre controsensi e circoli viziosi legati all’errata percezione dello strumento e all’idea che i media digitali cambino il nostro modo di essere. Si legge come se fosse un gioco di specchi che riflette immagini e comportamenti che complicano la realtà rendendo difficoltosa l’operazione di isolare una visione oggettiva di sé e degli altri in rapporto all’ambiente in cui tutti siamo immersi.

Mafe De Baggis parla di educazione, di psicologia della comunicazione e comportamenti da adottare o non adottare perché, in realtà:

“Ci serve pensare in modo diverso per poter cambiare e per farlo la strada più veloce è cambiare le nostre abitudini”.

#Luminol, Mafe De Baggis

  • Il governo della tecnologia

Per distribuire e riconoscere diritti e doveri ci vuole un governo che li regoli e quello della tecnologia sembra focalizzato a vedere il problema in un’ignoranza diffusa e generalizzata quando per l’autrice di #Luminol:

“il problema peggiore sia invece la diffusione di una cultura verticale, letterale, poco disposta al dubbio, al confronto e alla complessità”.

Per risolvere la questione è necessaria una competenza in grado di:

“unire i frammenti sparsi e comprendere senza sforzo un ambiente sociale e culturale disperso”.

Pensiero condivisibile che però può lasciare perplessi. A me, ad esempio, sfugge la correlazione tra problema e soluzione e mi chiedo se non riesco a capire perché le parole mi sembrano disposte per contrari o perché mi sono bloccata sull’idea che la diffusione della cultura verticale costituisca un problema nella corretta lettura della realtà digitale.

Percependo la cultura verticale come il riflesso (se non un sinonimo) della cultura occidentale, mi riesce incomprensibile leggerlo come un problema e un qualcosa che si sta diffondendo ora quando c’è sempre stato. Mi riesce difficile negare come questa, se così si può definire, indole culturale abbia in realtà ispirato, nel corso dei secoli, un percorso dialettico fondato proprio sul mettere in dubbio qualsiasi cosa.

Difficoltà di comprensione a parte, è uno dei passaggi più affascinanti di #Luminol e l’ultimo ostacolo da superare (o da contemplare) per arrivare a leggere i capitoli più divertenti scritti da Mafe De Baggis.

  • Non sono loro, siamo noi: i sette vizi

Senza accuse né recriminazioni, #Luminol raccoglie i vizi che emergono online e che si definiscono in forme di:

  1. violenza,
  2. narcisismo,
  3. rigidità mentale,
  4. analfabetismo,
  5. cialtroneria (paragrafo in cui, alla frase: – dare al popolo quello che il popolo vuole – ho colto un riferimento a un’opera letteraria che ho letto quest’estate),
  6. conservatorismo.

Sono caratteristiche umane. Negative ma, pur sempre umane.

Dato che i media digitali amplificano tali vizi non sarebbe male consultare questo piccolo elenco e chiedersi se, quando siamo online, corriamo il rischio di cadere in uno di essi e se è il caso di azzardare o lasciar perdere. Il filtro non è nello strumento ma, nella persona che lo usa.

  • Scena del crimine

Qui la scena del crimine definisce l’ambiente digitale attraverso le parole, le interazioni, le omissioni che in esso si riversano. Un ambiente in cui coesistono in egual misura movente e soluzione e che, per quanto possa sembrare impossibile, possono essere distinti.

“Usare la rete senza farsi usare e senza assecondare il lato peggiore delle persone è possibile, ma finora non sembra volerci provare nessuno. Bisogna essere capaci di andare oltre gli stereotipi e i pregiudizi”.

Il digitale viene confermato come scena del crimine primaria. Ad essere infinito è il raggio d’azione da adottare per ridimensionare o promuovere lo sviluppo e la diffusione di vizi e virtù del web.

  • Non siamo poi così male: le sette virtù rivelate da Internet

Sebbene il caso #Luminol rimanga aperto, la presenza di virtù quali:

  1. la generosità,
  2. la leggerezza (nel senso calviniano del termine)
  3. la simpatia,
  4. la passione,
  5. la determinazione,
  6. l’indipendenza e
  7. l’evoluzione

fanno ben sperare che non rimanga, a lungo, irrisolto.

#Luminol di Mafe De Baggis, pur lasciando a disposizione domande e letture di approfondimento interessanti, non fornisce risposte certe.

Le pagine che compongono questo libro seguono un filone narrativo che illustra una conversazione ideale tra chi parla, chi ascolta e chi rielabora. Dispiace un po’ concluderne la lettura ma il saluto dell’autrice è un bel commiato:

“Mi pare che oramai basti quel ch’io ho detto; ma se tu desideri ancora altra cosa, la quale credi che io abbia tralasciato, domanda”.

perché non sa di addio ma di arrivederci e, in quanto tratto dal Fedro di Platone, è una traccia umanistica particolarmente degna di attenzione. 🙂

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