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Domenica ad Arquà: sulle tracce di Petrarca

2 Agosto 2019

Entrando in casa Petrarca, ad Arquà, sulla sinistra, è incisa questa iscrizione:

“Se ti agita il sacro amor di patria
t’inchina a queste mura
ove spirò la grand anima
il cantor dei Scipioni e di Laura”

La cosa curiosa è che non è la prima cosa che, appena arrivata sulla porta di casa del poeta e passeggiando per le strade di uno dei borghi più belli d’Italia, ha attirato la mia attenzione.

Arquà Petrarca: mura e impressioni sull’ultima dimora del poeta

La casa di Petrarca ad Arquà figurava da tempo nella lista dei luoghi da visitare.

Seguendo le vie tracciate dai libri mi chiedevo perché il precursore dell’Umanesimo e autore di un Personal Branding che l’ha consacrato agli allori e alla gloria eterna avesse scelto di sostare definitivamente nei dintorni di Padova, tra siepi, rose e oleandri.

Il giardino privato non era visitabile ma ho potuto vedere uno scorcio dalla porta sul retro. Passaggio al quale è affiancata una statua di Petrarca che, a guardarla attentamente, non è che ispirasse molta simpatia, per l’espressione lievemente imbronciata del suo volto. Che stesse pensando al destino dei suoi libri?

Dopo aver visto e ascoltato il video che riassume gli ultimi anni di vita il moto di antipatia per l’effigie in pietra di Francesco Petrarca svanisce. Tracce della sua umanità emergono nelle lettere in cui esprime la sua delusione per non essere riuscito a convincere Venezia ad accogliere i suoi libri alle sue condizioni e il conforto tratto nell’assecondare l’invito del signore di Padova, Francesco da Carrara, di stabilirsi ad Arquà.

Venezia forse era la scelta più logica per la destinazione finale per la sua amata collezione libraria ma è probabile che il cantor dei Scipioni e di Laura abbia ceduto a ragioni un po’ più di cuore lasciandosi accogliere da Padova, luogo in cui poteva sentirsi realmente amato e dove poter continuare, in pace, a lavorare ai suoi scritti e a immergersi nelle sue letture umanistiche.

Probabilmente Petrarca, fatto il bilancio sullo stato di salute e sulla qualità delle relazioni intessute nel corso di una vita in giro per le corti dalle quali trarre riconoscimenti e prestigio intellettuale,cercava un modo per restituire gli strumenti del mestiere che gli hanno permesso di assolvere il compito che si era prefissato in vita.

Scrivo probabilmente perché le motivazioni addotte da Petrarca per la donazione dei suoi libri, sincere o meno che fossero, mi affascinavano. L’idea del poeta mi pare come una delle idee più belle e generose che un essere umano può aspirare di lasciare a beneficio non suo ma, degli altri.

In fondo, le biblioteche come oggi noi le conosciamo, a quel tempo, non esistevano. Non vi si poteva accedere facilmente. Le si trovava in conventi, monasteri, nelle case dei potenti e di prenderli in prestito non era un’usanza molto gradita. I libri, spesso, erano ben incatenati a scaffali e scrittoi. Si potevano consultare ma, nel dubbio, meglio tutelare il sapere prezioso racchiuso in essi.

Che Petrarca, invece, volesse condividere la sua biblioteca privata ai posteri e ad altri potenziali umanisti come lui è un’idea decisamente nobile e suggestiva però, passeggiando attraverso le stanze della sua ultima dimora ad Arquà, mi chiedevo quanto potessero essere fredde d’inverno, malgrado gli ampi caminetti.

Uno sguardo al panorama e ai doni lasciati dai visitatori per ricordargli chi fosse e da dove provenisse e l’espressione imbronciata dell’immagine in pietra del poeta muta in un burbero sorriso o, almeno, è così che, come lettrice, mi piace pensare.

Devo aver divagato un po’, durante la visita della casa di Petrarca ad Arquà. Cos’è che aveva attirato la mia attenzione, appena arrivata?

Ah sì, Nerone, l’assistente della custode che ci ha dato i biglietti d’ingresso all’ultima dimora del poeta al quale, a quanto ci è stato riferito, piacevano molto i gatti.

Abbiamo trovato il micio assistente al cancello d’ingresso, abituato ai visitatori che da lui si sono sentiti accompagnati ad entrare in casa o a passeggiare in giardino, si è reso disponibile per qualche fotografia, più o meno. 🙂

Nerone, assistente custode di Arquà

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