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False vocazioni di Hermann Hesse: racconti giovani e incerti

22 Luglio 2019
False vocazioni, racconti di Hermann Hesse

Sono tanti i libri di Hermann Hesse che val sempre la pena di leggere anche se è difficile scegliere tra romanzi, racconti e poesie.

Intenzionata a leggere Il lupo della steppa o Sotto la ruota ma, interessata anche ad esplorare la produzione poetica, non sapevo decidermi mentre scorrevo con gli occhi le raccolte di racconti disposte a scaffale.

Alla fine, tra le tante proposte firmate Hermann Hesse, ho optato per False vocazioni.

M’ispirava.

False vocazioni di Hermann Hesse: racconti e impressioni

False vocazioni è il titolo dato ai due racconti che Hermann Hesse ha scritto dopo essersi ritirato in campagna, in cerca di pace e tranquillità.

Sono racconti in cui non accade nulla di particolare. Disposti su una superficie narrativa semplice, precisa, quasi patinata per la descrizione che l’autore fa dei luoghi di Gerbersau, immagini e personaggi si distinguono non perché diversi o originali ma perché viene fornita equa visibilità a tutti gli elementi comuni e ordinari di cui sono composti.

Malgrado non vi accada nulla di eclatante, le storie di Karl Eugen Eiselein e quella di Emil Kolb possono incidere in profondità nella sensibilità del lettore, se non è troppo cinico per rendersene conto.

In pratica, False vocazioni mette in scena due casi umani: da una parte c’è Karl Eugen, figlio unico di commercianti e aspirante poeta, e dall’altra abbiamo la vicenda di Emil Kolb, figlio unico di gente povera e aspirante alla ricchezza materiale.

I risultati, in entrambi i casi, si vedono chiaramente nei finali narrativi che Hermann Hesse dispone per i due racconti di False vocazioni. Finali che per quanto possano sembrare banali e scontati si concretizzano non per colpa dei personaggi principali ma per responsabilità del nucleo familiare dalla quale partono.

“I dilettanti nati, in cui sembra consistere tanta parte dell’umanità, potrebbero essere definiti delle caricature del libero arbitrio”.

I ragazzi protagonisti di False vocazioni sono ragazzi normalissimi con tratti caratteriali e abilità distintive in fase di sviluppo e che cercano di coltivare come possono, pur non avendo un bagaglio d’esperienza dal quale attingere per capire cosa dare delle loro vite. Vite che, per quanto riguarda Karl Eugen, seguono un percorso circolare e, per quel che concerne Emil Kolb, assumono una parabola discendente. Il primo viene corretto, il secondo viene, invece, deviato.

False vocazioni, racconti Hesse

Le vocazioni dei due ragazzi si rivelano false perché non sono loro, non appartengono alla loro umanità ma a quella dei rispettivi genitori. Karl Eugen e Emil Kolb falliscono perché hanno cercato di portare avanti il riflesso delle aspettative inconsapevoli che uno dei due genitori aveva per sé stesso ma che non hanno potuto, o per mancanza di strumenti o per carenza di appoggi e/o sostegno familiare, concretizzare.

Se l’aspirante poeta impara a vivere grazie all’intervento della madre che si rivela ben più pratica e pragmatica del padre e gli equilibri si stabiliscono nei limiti dell’ordinaria vita quotidiana, al giovane che desiderava fare la bella vita spetta la rovina e la delinquenza per il modo dilettantesco con il quale è stato allevato ed educato.

Nel complesso, i personaggi di False vocazioni sono dei casi umani da compiangere e sui quali Hermann Hesse si guarda dal farci facile ironia, anche se è una sfumatura che c’è ed è l’unico conforto per il lettore il quale, a questi ragazzi, si era affezionato per il loro essere persone comuni provvisti delle potenzialità che potevano renderli adulti fuori dal comune.

Per approfondire la tematica di False vocazioni merita la lettura dell’introduzione redatta da Eva Banchelli. La traduttrice sottolinea come l’autore:

“tende a prediligere le vicende di personaggi giovani e incerti, giunti spesso, come l’Emil Kolb del nostro racconto ‘ad un bivio verso l’abisso’ o incamminati verso le medesime tappe emblematiche che contraddistinsero il processo di crescita dell’autore stesso”.

E fornisce un indizio per comprendere in cosa consiste il fascino e la bellezza delle opere di Hermann Hesse. Malgrado l’apparente banalità e superficialità delle sue opere, l’efficacia introspettiva che se ne ricava nel leggere è garantita e, invece di turbare la sensibilità del lettore, sanno essere di consolazione e conforto sincero.

Autore: Hermann Hesse
Titolo: False vocazioni
Traduzione: Eva Banchelli
Casa editrice: Sugarco Edizioni
Pubblicazione: dicembre 1981
Pagine: 123
Prezzo di copertina: € 5.27 (su Amazon)

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