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Norwegian Wood di Murakami Haruki: romanzo sulle ombre dei sentimenti

28 Giugno 2019

Scrive, Haruki Murakami, nella nota d’autore:

“Desidero esprimere la mia gioia per questa nuova edizione italiana di Norwegian Wood, che appare in una veste diversa e con diverso titolo”

per poi proseguire spiegando da dove ha origine il libro della settimana e un romanzo i cui limiti si definiscono in base all’andamento dei sentimenti, delle sue luci e delle sue ombre. Sul retro di copertina, Norwegian Wood è considerato:

“[…] un grande romanzo sull’adolescenza, sul conflitto tra il desiderio di essere integrati nel mondo degli ‘altri’ per entrare vittoriosi nella vita adulta e il bisogno irrinunciabile ad essere se stessi, costi quel che costi”.

E a leggere Norwegian Wood, come ci si sente poi?

Norwegian Wood di Murakami Haruki: isole di emozioni, sentimenti in un romanzo

Norwegian Wood inizia con una conversazione tra adolescenti, una partita a biliardo e la scelta di uno dei tre interlocutori di rimanere, per sempre, all’età di diciassette anni.

Si prende atto che:

“La morte non è l’opposto della vita, ma una sua parte integrante.”

e, partendo da questo, Norwegian Wood cerca di spiegare in che cosa consiste quel grumo d’aria che Watanabe, voce narrante del romanzo, si porta dentro quando passa dal liceo all’università.

Vita e morte sono parte integrante di un tutto che non ha ancora assunto una forma ben precisa. Questa indefinitezza di emozioni, pensieri e sentimento assume i contorni incerti delle ombre riportate sulla copertina. Ombre che si allungano nelle narrazioni di Watanabe su tutte le piccole manie del suo compagno di stanza, sulla bellezza di Naoko, suo primo amore e compagna di lunghe passeggiate senza meta per le strade del Giappone, sulla natura singolare di Midori, capace di cantare ciò che manca mentre, a pochi metri di distanza, una casa brucia. Ombre che non si dissolvono quando Watanabe delinea la filosofia di vita di Nagasawa il quale, amato da una ragazza di una bellezza commovente, trascina il protagonista di Norwegian Wood in serate alcoliche e di sesso dalle quali torna ancora più stanco e disgustato da sé stesso.

Watanabe si limita ad osservare e a riportare quanto vede, apprende, percepisce della realtà che lo circonda e delle persone con le quali si relaziona. Subisce la vita e le vite degli altri e con una docilità che ispira una tenerezza infinita legge e ascolta. Tra le pagine di Norwegian Wood lo si vede sfogliare Il grande Gatsby di Fitzgerald, La montagna incantata di Thomas Mann, Sotto la ruota di Herman Hesse e, naturalmente, Il giovane Holden di Salinger. Di quest’ultimo romanzo, per una casualità forse non proprio casuale, ho rinvenuto una cartolina con la citazione più famosa e, sul retro, ancora da scrivere.

cartoline di Salinger da Norwegian Wood

Alle letture narrate e intrecciate alla narrazione di Norwegian Wood, la musica ha un ruolo tutt’altro che marginale e che Murakami riporta puntigliosamente fino a creare una colonna sonora di chi, negli anni ’60, viveva i suoi vent’anni come isole alla deriva in un mare di contestazioni, rivendicazioni e illusioni. Watanabe non sembra capire la realtà in cui è immerso ma lascia che sia come gli si presenta, l’ascolta e, di tanto in tanto, cerca nei volti dei punti di riferimento con i quali orientarsi. Il volto più bello di Norwegian Wood è quello di Reiko, con le sue rughe di donna matura e un sorriso disincantato che torna giovane quando suona.

Reiko è un personaggio che incanta, per la sua musicalità e per l’abilità che ha di riprodurre con il pianoforte o la chitarra ogni canzone che le viene chiesta, compresa quella che dà il titolo alla canzone. Rinunciato al sogno di diventare concertista, Reiko, come in Musicofilia, mette a disposizione la sua abilità adattandola al luogo, alla persona e alle lettere che Watanabe riceve e del quale ha estremo bisogno per comprendere i suoi stati d’animo.

“[…] noi non siamo qui per correggere le nostre alterazioni ma per imparare a convivere con esse. E che uno dei nostri problemi principali è di riconoscere queste alterazioni e accettarle. Proprio come ognuno di noi ha una particolare maniera di camminare, ha anche una sua particolare maniera di sentire, di pensare, di vedere le cose. Anche se uno vuole correggerla, non ci può riuscire facilmente, e se riesce a farlo forzando sé stessi, qualche altra parte di lui comincia a non funzionare più bene.”

E così, con pagine come queste, Norwegian Wood diventa un diario intimo, un romanzo che segue le ombre dei sentimenti messe in luce dalla capacità o dal tentativo di Watanabe di essere presente, senza essere visto e che fornisce al lettore tutte le informazioni necessarie per capire di che cosa è composto un individuo, non solo nel suo sentire ma anche nel suo modo di relazionarsi con le persone che lo circondano.

Per certi versi, in Norwegian Wood, Murakami racconta le stesse cose narrate da Enrico Brizzi in Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Entrambi sono romanzi di formazione che si concentrano sul mondo dell’adolescenza e su come a quest’età ci si rapporta con il mondo e come il mondo, orientale o occidentale che sua, si rapporta con loro.

Come ci si sente a leggere Norwegian Wood?

Se si ripensa ai luoghi in cui Murakami ha scritto questo libro (Grecia, Sicilia e Roma) e a dove il suo stile narrativo, semplice e curiosamente lineare rispetto alla materia complessa e aggrovigliata di cui è composto, conduce (Giappone) la sensazione è di malinconia. In questo senso, il sottotitolo di Norwegian Wood, Tokyo Blues, è perfetto nella sua imperfezione.

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